Senza voce. Lettera a Gildo, amico di tutti e re della musica
adv-217

VALENZA – Una consolle e due occhi azzurri. Lì c’era musica. E una vita senza musica diventa subito povera. Così da ieri siamo tutti più poveri in provincia di Alessandria per l’addio a Gildo, alla sua testa piegata per catturare la purezza massima del suono. Ma Gildo non era solo l’icona musicale di Valenza, Gildo era il creatore della prima RadioGold, quella nata nel magma impetuoso delle radio private. Un pirata musicale che si nutriva di canzoni, che conosceva ogni genere perché per lui “tutta la musica è bella se fatta bene“. La sua voce riempiva la radio e catturava sempre l’attenzione. Era un fuoriclasse con la disciplina di un perfezionista. Si era inventato una professione, come lui stesso diceva, perché nessuno sapeva fare radio allora, negli anni ’70, eppure RadioGold era diventata una grande stazione radiofonica grazie a lui, al suo orecchio, al numero impressionante di persone che aveva saputo far crescere attorno a sé. Perché Gildo era anche questo, una specie di fratello maggiore che insegnava il mestiere senza gelosie. Se individuava il talento lui lo assecondava, con parole composte, misurate, garbate, come una bella canzone d’amore.

E lui della musica era proprio innamorato. Un rapporto rispettoso e aperto, senza pregiudizi perché un coro alpino era uguale a una hit del momento, se suonava bene. Gildo era talmente avanti da non vivere di ricordi, lui viveva il presente, consumava la vita, era innamorato della vita, perché la musica è gioia e non puoi sbiadire nella malinconia quando nutri questo amore. Ogni artista lo incuriosiva ed era la dote che gli permetteva di muovere le masse sulle piste da ballo nelle balere, poi nelle discoteche e infine durante le feste e gli eventi cittadini.

adv-352

Gildo aveva un difetto però, la sua timidezza. Senza quella forse avrebbe potuto essere ancora più grande ma avremmo perso anche l’amico di tutti e, in fondo, è andata bene così. L’esempio più evidente della sua timidezza fu chiaro a Sarabanda, programma televisivo di Italia Uno in cui i concorrenti dovevano riconoscere la canzone ascoltando poche note iniziali del brano. Gildo in quello aveva pochi rivali, era un mostro, eppure, quando si accesero le telecamere si bloccò e quel talento venne annullato momentaneamente dalla sua invincibile ritrosia per la ribalta.

Per lui d’altronde parlava la musica e non era necessario altro. Poteva dire milioni di cose con le sue orecchie. E certamente, d’ora in avanti, non saremo capaci di abituarci al silenzio.

Gildo era una di quelle persone che non puoi immaginare altrove se non davanti a un mixer, con le cuffie in testa, le dita sui cursori per spostarli di millimetri impercettibili, in mezzo a luci colorate, a catturare suoni. Non potevi pensare che una malattia lo avrebbe aggredito con quella forza, lui che è sempre stato gentile e poderoso, talmente tanto da battere anche la leucemia. Una vittoria che lo aveva portato a ringraziare tutti in una serata a Valenza, appena usciti dal covid, in cui l’affetto per lui si misurò in una festa con i tantissimi amici che lo avevano affiancato o conosciuto. Tutti innamorati di lui. Non doveva essere una serata celebrativa, non lo voleva assolutamente, perché odiava i complimenti e soprattutto era un campione di umiltà. Ed era un professionista. Tant’è che quella sera, all’orecchio, era stato capace di bisbigliare più volte la necessità di tagliare chi sbrodolava troppo al microfono. D’altra parte lui aveva il ritmo nel sangue, conosceva i tempi giusti.

Ecco, i tempi giusti. Gildo, non era ancora tempo di andarsene. Se dobbiamo muoverti un rimprovero è quello di aver scelto di lasciarci troppo presto, senza nemmeno il conforto di un ultimo pezzo. Hai spento tutto e ci hai lasciato senza musica. Il tuo ricordo non colmerà quel vuoto ma non averti conosciuto sarebbe stato molto peggio. E la musica è tutta bella “se fatta bene“, anche quella triste. Ora però rimarremo in silenzio per un bel po’. E, lo sappiamo, tu odiavi le pause e i buchi in radio, ma non c’è una musica adatta quando un maestro se ne va.