Autore Redazione
venerdì
30 Luglio 2021
08:05
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Cronaca - Alessandria

“Il razzismo ha da essere cibo di tutti”. Cosa scriveva Almirante, a cui Alessandria vuole dedicare una via, nel 1942

“Il razzismo ha da essere cibo di tutti”. Cosa scriveva Almirante, a cui Alessandria vuole dedicare una via, nel 1942

ALESSANDRIA – Era il 5 maggio del 1942 quando sulla rivista La Difesa della razza, quindicinale di ispirazione fascista pubblicato dal 1938 al 1943, compariva un testo a firma di Giorgio Almirante. Il futuro leader del Movimento sociale italiano fu segretario di redazione dal settembre del 1938 (il primo numero uscì il 5 agosto di quello stesso anno) sino al 20 giugno del 1943. La rivista diretta da Telesio Interlandi era nata con l’intento di rilanciare l’antisemitismo in termini molto più espliciti di quanto stesse accadendo in Italia, avvicinandosi maggiormente all’odio raziale che viveva in quegli stessi anni in Germania.

Tornando allo scritto di Giorgio Almirante, cui ieri la Commissione Toponomastica di Alessandria ha approvato la proposta di Emanuele Locci di dedicargli una via in città, il politico scriveva: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue“.

Da sottolineare come alla caduta del regime fascista, nel 1943, Almirante entrò a far parte della Repubblica di Salò, il regime fantoccio che i nazisti instaurarono nell’Italia settentrionale. Grazie alle sue credenziali di giornalista fedele al regime venne nominato capo di gabinetto del ministero della Propaganda.

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