Scuole più vetuste della regione e pochi posti per l’asilo. Il report sulla povertà educativa nell’Alessandrino

PIEMONTE – In Piemonte ci sono oltre 600 mila bambini e ragazzi. Sono stati loro ad aver pagato gli effetti educativi e sociali a causa delle chiusure e delle restrizioni imposte per arginare la diffusione del Covid-19. Chi oggi ha infatti meno di 18 anni sta attraversando le fasi cruciali dello sviluppo in un momento storico particolarmente difficile.

Per valutare quello che è stato l’impatto della crisi sui minori, è necessario ricostruire quanto ciascun territorio fosse preparato alle sfide poste dall’emergenza. Lo studio è stato portato avanti da Openpolis. Partendo dal presupposto che, anche nella fase che stiamo vivendo, per contrastare la povertà educativa sia cruciale la presenza diffusa di presidi educativi e reti comunitarie. Tra i vari indicatori che si possono confrontare, va segnalato come in Piemonte ad esempio si registri una percentuale di edifici scolastici classificati come “vetusti” (cioè con un’età superiore ai 50 anni) ampiamente superiore rispetto alla media nazionale (17,8%), ovvero pari al 43,7%.

In questo senso in provincia di Alessandria il numero di istituti scolastici è di 308 di cui 192 classificati come vetuste. Parliamo del 62,3%. Questo dato fa dell’Alessandrino la provincia piemontese con la più elevata percentuale di edifici così classificati. Un valore che supera la media regionale di oltre 18 punti percentuali e di oltre 44 quella italiana.

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Per gli asili nido, il Piemonte è a tre punti dall’obiettivo Ue dei 33 posti ogni 100 bambini. “L’emergenza Covid ha riacceso l’attenzione pubblica sulla necessità di disporre di una rete capillare servizi educativi per la prima infanzia. Non solo come conciliazione dei tempi familiari, messi in forte tensione nella pandemia. Ma anche come investimento di lungo periodo sull’occupazione femminile e sull’apprendimento dei bambini nei primi 1.000 giorni di vita“, si legge nello studio di Openpolis. In Piemonte il livello di copertura potenziale di posti in asilo nido e servizi integrativi per la prima infanzia è comunque superiore alla media nazionale (26,9%) seppur non ancora in linea con gli standard europei. Ancora una volta la provincia di Alessandria si pone al di sotto della media sia del Piemonte che dell’Italia. L’Alessandrino, infatti, si piazza terzultimo con una copertura del 26%. Peggio solo il Verbano-Cusio-Ossola 23,60% e la provincia di Cuneo 22,20%.

Infine sulla banda larga ultraveloce (connessioni superiori ai 100 Mbps), fondamentale nei mesi più bui della pandemia, per attuare la tanto discussa Dad (didattica a distanza) il dato piemontese era assolutamente in linea con la media italiana. Si parlava infatti di un 37% delle famiglie potenzialmente raggiunte in Piemonte contro un 36,8% di quelle italiane. La provincia di Alessandria si pone ancora una volta sotto la media nazionale ma risulta la seconda migliore della nostra regione, subito dietro a Torino. L’Alessandrino conta infatti circa il 30% delle famiglie potenzialmente raggiunte dalla banda larga ultraveloce. Seguono una serie di territori dove circa un nucleo su 4 risulta potenzialmente connesso alla rete con velocità superiore a 100 Mbps: Novara, Vercelli e Asti. La peggiore risulta il Verbano-Cusio-Ossola con appena il 10%.

Da questa indagine emerge un territorio attraversato da profonde diversità. A uscirne con un punteggio molto basso è la provincia di Alessandria che ha indicatori molto elevati legati alla povertà educativa in regione.

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