Nuove limitazioni per la peste suina. Il presidente della Provincia: “Verificheremo la possibilità di chiedere eventuali deroghe”
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PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Squadre di guardie venatorie, carabinieri forestali e volontari si sono già messe al lavoro per monitorare i boschi dell’Alessandrino nelle aree interessate dal provvedimento per limitare il rischio di diffusione della peste suina africana.

La Provincia di Alessandria, ha spiegato il Presidente Enrico Bussalino, si è subito attivata per dare il necessario supporto alla Regione e attuare l‘ordinanza nazionale adottata dopo i casi accertati in alcune carcasse di cinghiale trovate a Ovada, Fraconalto, Voltaggio, Tagliolo Monferrato e Isola del Cantone.

Il monitoraggio, ha aggiunto Bussalino, proseguirà per almeno due settimane. L’obiettivo è capire l’entità del problema e individuare “la zona più infetta“. I controlli nelle aree boschive sono fondamentali per raccogliere “dati scientifici” e su quella base provare poi a chiedere una “rideterminazione delle aree e una “eventuale deroga” per alcune delle attività stoppate dalle ultime disposizioni del Ministero della Salute.

Per sei mesi, infatti, nei 114 comuni della provincia di Alessandria e della Liguria già interessati nei giorni scorsi dal divieto di caccia saranno vietate anche la pesca, la raccolta di funghi e tartufi, il trekking, la mountain bike e, in generale, oggi attività a rischio contatto con la fauna selvatica. La peste suina non si trasmette all’uomo ma la presenza dell’uomo nei boschi potrebbe spaventare gli animali e spingerli fuori dalla zona infetta, diffondendo poi il contagio. Il provvedimento “va rispettato e il Presidente della Provincia ha garantito ilmassimo impegno” anche per tutelare e sostenere le attività colpite dalle ultime disposizioni.

Anche sindaco di Borghetto Borbera, Bussalino ha raccolto la rabbia e la preoccupazione dei suoi concittadini. Sentimenti condivisi da tutti gli abitanti delle aree inserite nella zona “infetta”, sia dell’Alessandrino che della Liguria. Le preoccupazioni sono ovviamente legate alle attività che vivono di turismo. “È indubbiamente un duro colpo. Borghetto, e l’intera Val Borbera, così come gli altri territori interessati dal provvedimento, vivono grazie al cosiddetto turismo lento. Ci sono tante persone che vengono da noi per camminare, fare attività all’aria aperta e che poi soggiornano nelle nostre strutture, consumano nei nostri negozi e locali. Insomma, creano la ricchezza di questi territori“. Il Presidente della Provincia sosterrà quindi la richiesta di ristori per tutte le attività danneggiata dalle limitazioni imposte dall’ultimo provvedimento per contenere i casi di peste suina.

Sto facendo, e farò, tutto quello che è nelle mie possibilità. Prima di tutto, però, bisogna completare il monitoraggio e avere dati precisi per verificare la possibilità di fare eventuali modifiche. Una volta fatto questo la mia intenzione è di richiedere una rideterminazione delle aree per cercare, ovviamente nella legalità e con la garanzia di sicurezza, di far lavorare quante più attività possibili”.