“Alessandria non attrae più. Sì a eventi duraturi e di prestigio”: il jazzista Gianni Coscia tra passato e futuro

ALESSANDRIA – “Quanti pullman arrivano da Udine?”. Questa la domanda, tra l’ironia e la provocazione, che il grande musicista Gianni Coscia pone sempre al suo interlocutore quando si sta parlando di un evento ad Alessandria. Il pretesto per parlare col “miglior fisarmonicista vivente” (come stabilito lo scorso anno durante il Premio Tenco, ndr) è nato dalla notizia dell’annunciata chiusura dell’Isola Ritrovata, il celebre circolo alessandrino casa della musica d’autore. Un semplice commento si è trasformato in una considerazione a tutto tondo sul modo di fare cultura ad Alessandria e sulla capacità del capoluogo di attrarre visitatori e turisti.

“Innanzitutto spero proprio in un colpo di reni, confido che L’Isola Ritrovata possa restare aperta. Ezio Poli e Mariuccia Nespolo non si arrendono facilmente. Per Alessandria rappresenta un punto di riferimento importante, in un certo senso era la “succursale” del Premio Tenco. Ho suonato tante volte lì, l’ultima proprio lo scorso anno dopo la premiazione al Tenco. Spero che si trovi una soluzione, in caso contrario sarebbe un vero peccato. Alessandria non potrebbe contare su un altro circolo simile”. 

In un certo senso, secondo Gianni Coscia, Alessandria dovrebbe seguire l’esempio di quello che, in proporzione e in misura ovviamente limitata, ha fatto L’Isola Ritrovata nei suoi 13 anni di vita: “Attrarre personalità anche da fuori Alessandria, perché solo così gli eventi si ridà impulso a questa città” ha ricordato l’amico di Umberto Eco.

“Voglio fare due esempi: la Cittadella e la fabbrica di cappelli Borsalino. Nel primo caso stiamo parlando di un capolavoro di architettura militare che, purtroppo, è stato svuotato e non più valorizzato come merita. Una volta ospitava oltre 3 mila soldati. L’azienda Borsalino, purtroppo, si è ridimensionata, rispetto ai 3500 operai di prima. Ovunque nel mondo il nome di Alessandria era associato a Borsalino. In un certo senso è come se Torino perdesse la Fiat. Anche questi due esempi rientrano nelle cause del ridimensionamento del nostro tessuto economico. Da più di 10 anni, inoltre, Alessandria non può più contare sul Teatro Comunale che, ricordo, prima della Seconda Guerra Mondiale rappresentava una sorta di “prova generale” per la Scala di Milano. I più importanti artisti, ad esempio i cantanti lirici più bravi al mondo, si esibivano ad Alessandria. Vogliamo parlare del nodo ferroviario? Una volta Alessandria era seconda solo a Bologna nel panorama nazionale: oggi manca addirittura un treno per Milano. E, per finire, anche l’Alessandria Calcio non è più in Serie B, un’altra potenziale occasione per attrarre visitatori è quindi svanita”. 

Secondo Coscia, però, la città ha nella manica tanti potenziali assi, da giocare con cura: “Spesso quando si organizzano eventi si punta ad accontentare solo gli alessandrini ma non basta. Innanzitutto confido che il Conservatorio Vivaldi e l’Università possano infondere un impulso importante. E poi si potrebbero ripensare alcune iniziative, per renderle più appetibili all’esterno. Il concorso di Chitarra Classica Pittaluga, ad esempio, potrebbe essere trasformato: non più una gara ma un corso di perfezionamento, coi più grandi maestri al mondo, come ad esempio avviene a Siena per altri strumenti. E poi voglio ricordare il Motoraduno dei Centauri: bisognerebbe valorizzarlo non solo per un fine settimana, magari creando una sorta di grande mercato d’epoca, sul modello del Parco esposizioni Novegro, nel Milanese. Anche perché sennò” ha concluso Coscia con la sua consueta e tagliente ironia “per quale motivo una persona dovrebbe venire ad Alessandria? Non abbiamo il mare e nemmeno le montagne. Ripeto, Alessandria deve aprirsi e coinvolgere le persone da fuori provincia, per far ripartire la città dal punto di vista socio-economico. Ricordo che negli anni Duemila proposi il “Festival del Jazz”, contaminandolo con altre realtà musicali come la musica classica, la musica popolare, la canzone. Alla fine si fece solo un’edizione ma si sarebbe potuto andare avanti”. 

“Bisogna investire” ha concluso Coscia non solo sugli alessandrini ma sulla città e per la città, inventandosi iniziative nuove o rielaborando le eccellenze sulle quali Alessandria già può contare”.