adv-650

SAN MICHELE – Prosegue la “protesta silenziosa” degli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio al carcere di San Michele. Come raccontato dal segretario del sindacato Uilpa, Salvatore Carbone, dal 22 dicembre i poliziotti non mangiano più il pasto servito in mensa, esasperati da eccessivi carichi di lavoro causati dalla carenza d’organico nell’istituto. Dietro all’iniziativa degli agenti, ha confermato anche il Direttore del carcere di San Michele, Domenico Arena, non c’è nessuna “strumentalizzazione” ma solo il reale sconforto di chi sa quando comincia a lavorare ma non quando potrà tornare a casa. Il problema della carenza d’organico è reale ed è stato segnalato con allarme anche dal Direttore dell’istituto carcerario. A San Michele si va avanti grazie alla disponibilità degli agenti che, con estremo senso del dovere, restano a lavoro finché è necessario, rinunciando anche ai riposi settimanali. Basta però anche una semplice influenza di qualcuno, o qualche giorno di meritate, e dovute, ferie di altri, per vedere peggiorare una situazione più che precaria già nell’ordinario. Alla fine si cede allo sconforto e lo stress ha la meglio. Nell’ultimo anno, ha denunciato l’Uspp, l’Unione sindacati di polizia penitenziaria, 33 agenti sono stati messi in aspettativa per patologie legate all’ansia. Anche il volto dei pochi rimasti in servizio mostra i segni della stressante situazione lavorativa “che porta persino a timbrare il cartellino con il bancomat”. Sembra una barzelletta, ma non lo è, ha chiarito l’Uspp. Nel carcere di San Michele, in effetti, mancano circa una quarantina di agenti. In più una parte dei poliziotti in servizio si occupa dei piantonamenti in ospedale e dei trasferimenti dei detenuti, non solo dei 320 ospiti a San Michele ma anche dei carcerati del Cantiello e Gaeta di Alessandria. Far quadrare i turni è dura e da tempo due ore di straordinario al giorno sono ormai la normalità per tutti. Così però non si può andare avanti e così, alla lettera inviata dal segretario Uilpa per sollecitare una soluzione si è aggiunta anche la richiesta di “aiuto” dell’Uspp. “Fate presto, ci stiamo ammalando” è stato il grido messo nero su bianco nella nota indirizzata, tra gli altri, al Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, nella persona del dott. Luigi Pagano, e al Prefetto di Alessandria, Romilda Tafuri.