Anche al Don Soria la “protesta silenziosa” della Penitenziaria. Niente pasto per denunciare la carenza di organico
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ALESSANDRIA – E’ iniziata anche al carcere Cantiello e Gaeta di Alessandria la “protesta silenziosa” della Polizia Penitenziaria. Da lunedì gli agenti hanno deciso di rinunciare al pasto servito nella mensa, così come dal 22 dicembre stanno facendo i colleghi del carcere di San Michele. Il motivo, anche al Don Soria, è la carenza di personale, ha sottolineato il sindacato Sappe. Dei 161 baschi azzurri in servizio, ha spiegato il segretario locale Giuseppe Izzo, 22 agenti sono in distacco e 12 sono a disposizione dell’ospedale militare. Già costretti così a fare salti mortali per far quadrare i turni, spesso rinunciando anche al previsto riposo settimanale, i baschi azzurri del Cantiello e Gaeta ora devono fare a meno anche di tre colleghi, inviati settimanalmente a San Michele per alleggerire il sovraccarico di lavoro patito anche nell’altro istituto alessandrino. Questa è infatti una delle “soluzioni tampone” individuate nei giorni scorsi che, per il segretario regionale del Sappe Vicente Santilli, ha solo fiaccato di più i baschi azzurri del Don Soria senza migliorare la situazione a San Michele, dove di agenti ne mancano circa una ottantina. Insomma, “la coperta è corta” e non si può pensare di tirarla tanto da coprire le esigenze dei due istituti penitenziari. I provvedimenti da adottare “sono altri ” ha esortato il segretario regionale del Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria. “Anche l’arrivo di 7/8 agenti dal carcere di Alba non risolve le cose perché quando l’istituto riaprirà questo personale dovrà rientrare” ha evidenziato Vicente Santilli. “Così non andiamo da nessuna parte. Bisogna studiare a fondo le piante organiche degli istituti penitenziari per individuare quelli che hanno un esubero di personale, come ad esempio Novara e, soprattutto, intercedere con i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a Roma. Il “milleproroghe” ha sbloccato l’assunzione di 900 persone e bisogna fare in modo di far arrivare una parte di questo personale in Piemonte”.

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Chiede “soluzioni più efficaci” per risolvere il problema della carenza d’organico, in particolare al carcere di San Michele, anche il segretario regionale Uilpa Salvatore Carbone. La strada individuata durante l’incontro tra il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Luigi Pagano e i vertici degli istituti alessandrini non piace al sindacato di categoria della Uil. “A fronte della grave carenza di personale denunciata mi sarei aspettato un aiuto diverso” ha sottolineato Carbone. “Infelice”, ha aggiunto, è stata anche la decisione di destinare 8 unità di personale alla nuova sede del Provveditorato regionale “una struttura completamente vuota”. “Per il carcere di San Michele si sta valutando la possibilità di introdurre un sistema di videosorveglianza per liberare una parte del personale da queste mansioni. Praticamente dove non c’è niente e nessuno si mettono i poliziotti, dove ci sono i detenuti forse le telecamere”. Anche questo sarà uno dei temi che il segretario regionale Uilpa porrà durante l’incontro al Provveditorato regionale in programma giovedì. “Ovviamente riporterò il malessere espresso dagli agenti del carcere di San Michele, anche per il silenzio della direzione rispetto alla richiesta di destinare alla Caritas i pasti non consumati in mensa“.