5 locali storici di Alessandria che non ci sono più
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RADIO GOLD – La farinata di Savino, il carrello dei bolliti al Grappolo, la pizza con gli amici da Ciccio o a La bella Napoli. Alessandria è ricca di locali che hanno fatto la storia gastronomica della città: tra piatti della tradizione piemontese e non, piatti tipici e rivisitati, piatti che a volte vengono ricordati con malinconia.
Ci sono locali dal nome indimenticabile a cui si è legati per i ricordi d’infanzia e che vengono raccontati ancora oggi come un tempo lontano che non c’è più.

In base alle tante testimonianze sui social, abbiamo voluto riunire cinque locali storici di Alessandria che non esistono più, ma che hanno lasciato qualcosa nella memoria e nel cuore degli alessandrini.
Scriveteci per raccontarci i vostri ricordi legati a questi locali o se ne conoscete altri che abbiamo dimenticato.

1. La farinata di Savino

Chiuso a maggio del 2002, il locale di Savino è stato tra le prime pizzerie nate ad Alessandria. Tutti conoscono la farinata di Savino: chi ha avuto la fortuna di assaggiarla, chi la conosce solo per fama. In via Bergamo 33  si faceva la fila per gustare la famosa bellecalda, tra affezionati, curiosi, anziani golosi e studenti all’uscita da scuola.
Tutti davanti a quell’insegna gialla, a respirare un profumo inebriante, poi dentro al locale a contendersi l’ultima padella di farinata uscita dal forno.

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farinata da Savino - locali di Alessandria che non ci sono più

Da Savino si gustava anche la pizza al tegamino, nella versione con o senza acciughe, soffice come una focaccia e gustosissima, a volte anche le pere cotte nel forno a legna.  Nel piccolo e angusto locale c’erano pochi coperti e nelle sere del weekend era molto difficile trovare posto a sedere: code estenuanti fuori, caldo, rumoroso e pieno di fumo all’interno. Particolari che venivano subito dimenticati dall’assaggio della farinata.

Il fornaio che tutti chiamavano Savino, era in realtà Franco Traversa e nulla aveva a che fare con il vero Savino. Non era Savino nemmeno Renato Priora, il cognato di Franco, che gestiva il locale insieme a Tiziana. Il vero Savino fu il nonno di Renato, Savino Toschi, che aprì nel 1911 debuttando con il suo castagnaccio.

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Dopo dieci anni di chiusura, nel 2012 il locale è stato riaperto da una coppia di Acqui Terme, che ha riutilizzato il forno a legna per tornare a servire la farinata. Nel 2015 è mancato Franco Traversa, il re della farinata, colui che sfornava la bellecalda tanto amata anche da Umberto Eco.

2. I bolliti misti del Grappolo

Il Grappolo ha chiuso a fine 2017, dopo 90 anni di vita tra eleganza e tradizione, forse il luogo dove gustare il miglior bollito misto di Alessandria.
Beppe Sardi de Il GrappoloIl locale nasce nel 1927, dal padre di Osvaldo Procchio, che prende in gestione la trattoria Novarese battezzandola Grappolo, in via Casale 28.
Nel 1943 Osvaldo diventa intestatario e decide di ristrutturare il locale, divenendo un luogo elegante e prestigioso. I gestori che tutti conosciamo, Beppe Sardi e Dino Loberti, subentrano nel 1978: sono giovani provenienti dalle scuole alberghiere di Genova e Stresa e ancora non sanno che faranno la storia della cucina alessandrina.

Il locale si trova in un antico palazzo del 600 costruito dalla famiglia Prati: alte volte in legno, la grande sala con il caminetto, il salone con l’antica colonna in granito. È qui che Beppe Sardi presentava il suo famoso bollito all’antica maniera, con sette pezzi di carne e 14 salse, girando con il suo carrello tra i tavoli del locale. Ma tra i piatti della tradizione anche tanti risotti, agnolotti allo stufato, battuta di carne e un’ottima carta dei vini.

Tra questioni personali e etico-commerciali, il 31 dicembre 2017 il Grappolo chiude i battenti.
Oggi Beppe Sardi continua a lavorare nel mondo dell’enogastronomia tra televisione e il ristorante della figlia, il Barlicin, dove per fortuna potrete continuare a gustare il bollito dal 4 ottobre 2018, ma solo il giovedì, fino ad aprile.

3. Gli gnocchi alla parigina del ristorante Torino

Gnocchi alla parigina da Torino

Gnocchi alla parigina – fonte Sale&Pepe

Il ristorante Torino è stato uno dei più noti locali della città e tra i più frequentati dagli alessandrini per i pranzi della domenica, ricevimenti di nozze, pranzi di comunione. Il ristorante Torino era in via Vochieri 108, dove oggi si trova il ristorante indiano Swagat. L’ampia sala luminosa con tappezzeria verde scura e lampadari di cristallo creavano un ambiente elegante ma sobrio. La signora Paola Praglia era l’anima del locale, intrattenitrice e perfezionista, faceva sentire tutti un po’ a casa grazie a quell’atmosfera famigliare che riusciva a creare.

Famosissimi i suoi gnocchi alla parigina, piatto tipico della cucina francese, ma anche il carrello degli antipasti, i rabaton conditi con una salsa di panna, agnolotti con sugo di brasato, bollito misto, funghi porcini fritti. L’utilizzo di besciamella, panna e salse cremose non sono risultato di uno chef di scuola tradizionale francese, ma una semplice scelta della titolare che così intendeva caratterizzare il suo ristorante.

4. La pizza da Ciccio

Oltre a Savino, Alessandria è col tempo diventata anche terra di pizzerie, con una gran bella varietà di pizze. Famosa la pizza al tegamino (di Savino ieri, di Giuseppe o Giò il Pizzino oggi), pizze larghissime e sottili, ben cotte e croccanti, altre ancora soffici e focacciose. In via Dante molti ragazzi erano soliti andare da Ciccio, prima o dopo il cinema, o per festeggiare la fine delle scuole con cene di classe.

Pizzeria da Ciccio ad Alessandria - locali che non ci sono più

Il proprietario era Amato, che insieme al fratello Franco sono arrivati dalla Costiera Amalfitana per portare la loro pizza ad Alessandria.

Per questo motivo anche Franco Amato ha aperto una pizzeria in via San Giacomo della Vittoria, “da Franco il salernitano”, ma dopo vari spostamenti ha aperto in Spalto Marengo La Bersagliera, pensata insieme alla moglie Gemma e portata avanti dai figli. Anche questo locale ha purtroppo chiuso nel 2016.

Il gestore della pizzeria da Ciccio consigliava: la pizza con le acciughe o la pizza “alla Ciccio” con cozze, calamari, olive, carciofini e prosciutto.

5. Le baracche sul Bormida

Le alborelle fritte alla baracca del Bormida - locali di Alessandria che non ci sono più

C’è stato un tempo in cui anche ad Alessandria si faceva il bagno, si prendeva il sole e si mangiavano cartocci di pesce fritto! Le baracche sul Bormida erano punto di incontro, nate nel dopoguerra quando le rive del fiume erano luoghi di villeggiatura degli alessandrini poveri.
La prima baracca si trovava a ridosso del ponte di mattoni della statale per Ovada, 500 metri dopo il casello autostradale di Alessandria sud. La seconda vicino al ponte di ferro della linea ferroviaria Alessandria-Genova.

Questo posto sperduto sulla riva del Bormida pullulava di gente, tra i frequentatori del ristorante con sala da ballo dove ci si divertiva nelle sere d’estate, chi voleva correre nella pista dei go kart accanto al ristorante, chi voleva fare un bagno nel fiume e rinfrescarsi dal caldo estivo.
La domenica era praticamente impossibile parcheggiare l’auto da quanta affluenza di gente c’era: quasi tutti raggiungevano le baracche in bicicletta o con il motorino.

Alle baracche venivano serviti buonissimi salamini di vacca bolliti o alla brace, panini con salame o panini con acciughe e bagnetto. Ma anche le alborelle appena pescate e fritte, oppure gli stricc, piccoli pesci simili alle alborelle.

Oggi di queste baracche restano solo rovine immerse nella vegetazione. Tanti sono gli alessandrini che, passando vicino a quei luoghi con la bicicletta, ricordano col magone le magiche vacanze sulle rive del fiume Bormida.