Cronaca - Pavia - Provincia di Pavia

Dalle conserve alla “paracetamolo challenge”. I “veleni” più pericolosi negli armadietti delle nostre case

PAVIA – Alcune si nascondono in piccoli semi rossi usati anche come perline decorative, altre sbocciano nei giardini con fiori dai colori vivaci. Eppure, le sostanze che causano la metà di intossicazioni in Italia non arrivano da piante più o meno esotiche. Si trovano, infatti, “negli armadietti delle nostre case”. Anche farmaci e detersivi, se usati in modo scorretto, possono trasformarsi in sostanze estremamente pericolose.

A raccontare questo sottile confine è il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, uno dei principali punti di riferimento italiani per la tossicologia clinica. Sono stati proprio gli esperti del centro pavese a effettuare gli esami che hanno rilevato la presenza di ricina nel sangue della madre e della figlia morte durante le festività natalizie a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Ed è sempre il Centro Antiveleni di Pavia a custodire l’antidoto per neutralizzare la tossina prodotta dal Clostridium botulinum, uno dei veleni naturali più potenti conosciuti.

La ricina, spiega Locatelli, è considerata una delle sostanze naturali “più tossiche al mondo”. Si ricava dal ricino ed è talmente pericolosa da rientrare tra le sostanze monitorate per il rischio di utilizzo terroristico. E non è l’unica. Il Direttore del Centro Antiveleni cita anche l’abrina, presente nei semi dell’Abrus precatorius — una pianta tropicale dai semi rosso acceso spesso utilizzati come decorazioni. “La natura non produce veleni per crudeltà”, sottolinea Locatelli. “Le piante non hanno artigli o denti per difendersi: il veleno serve a tenere lontani gli aggressori”.

Così accade che una pianta molto diffusa in Italia, l’oleandro, contenga sostanze cardiotossiche capaci di alterare gravemente il battito cardiaco. Oppure che la digitale purpurea sia nota come “guanto della morte” per la digitossina, molecola che in dosi elevate può fermare il cuore.

Eppure, il confine tra veleno e medicina è sottilissimo. “Gran parte dei farmaci deriva proprio dalle piante”, ricorda Locatelli. Studiando i meccanismi delle tossine naturali, la scienza è riuscita a trasformarle in cure e persino la stessa ricina oggi viene studiata per possibili applicazioni terapeutiche contro alcuni tumori.

Questo, però, non significa che tutto quello che cresce in natura sia innocuo, avverte il direttore del Centro Antiveleni. In Italia non c’è una legge che vieti di tenere determinate piante nei parchi pubblici e quindi bisogna insegnare soprattutto ai bambini a non lasciarsi attirare da bacche che sembrano golose ma che in realtà sono velenose. Stesso discorso vale, ovviamente, per gli adulti e per i funghi. L’Amanita phalloides, nota come “angelo della morte”, è considerato il fungo velenoso per antonomasia ma la stessa tossina è presente in almeno 36 specie differenti. Può provocare una gravissima insufficienza epatica che spesso si manifesta soltanto due o tre giorni dopo l’ingestione. “I veleni non agiscono tutti subito”, precisa Locatelli. “Dipende dalla dose, dal peso corporeo, dalla quantità assorbita e persino dal modo in cui il prodotto viene cucinato o ingerito”.

Per questo, spiega il tossicologo, non esiste una vera e propria classifica dei veleni più pericolosi. Tra le sostanze più potenti in assoluto, però, c’è sicuramente la tossina botulinica. Prodotta da un batterio che normalmente viene neutralizzato nello stomaco, può diventare estremamente pericolosa nelle conserve fatte in casa sottovuoto. I prodotti industriali “sono cautelati da una rigida normativa e da controlli”, spiega il Direttore del Centro Antiveleni di Pavia.  Ci possono essere “eccezioni, se mal conservati” , precisa, ma sono le conserve preparate artigianalmente a trasformarsi in un rischio serio. “Il botulismo non ha nulla a che vedere con i cibi lasciati aperti troppo a lungo”, chiarisce Locatelli. “Per svilupparsi ha bisogno di assenza di aria e non si verifica se si tratta di alimenti acidi. La conserva di pomodoro, quindi, non favorisce il botulismo”. Ogni anno il Centro Antiveleni di Pavia riceve circa 500 segnalazioni sospette di botulismo, ma soltanto una trentina richiedono davvero il trattamento con antidoto.

Le intossicazioni acute, spiega ancora Locatelli, avvengono prevalentemente in ambiente domestico ma non vuole dire che le sostanze più velenose sono in casa – precisa l’esperto. “In casa non abbiamo il cianuro ma il cianuro si sviluppa in caso di un incendio domestico, ed è letale prima del monossido di carbonio”. La metà delle intossicazioni avviene in casa perché in casa c’è però  una delle cause principali di intossicazioni: i farmaci: “A volte vengono assunti in modo errato o improprio, per cause accidentali o volontarie”, racconta Locatelli. “La casistica del Centro Antiveleni nel 40% riguarda però bambini e ragazzi”. I più piccoli, infatti, possono scambiare le pillole per caramelle. Tra gli adolescenti, invece, inizia a preoccupare la diffusione di sfide social come la cosiddetta “paracetamolo challenge”, recentemente segnalata anche dall’Aifa: una sorta di gara a ingerire quantità elevate di paracetamolo, sottovalutando però il grave rischio di danni al fegato provocati da dosi eccessive.

I pericoli tra le mura domestiche non riguardano soltanto i medicinali. Anche i prodotti per la pulizia devono essere utilizzati seguendo attentamente le indicazioni riportate sulle confezioni. “I disgorganti per scarichi sono sostanze potentissime”, avverte Locatelli. “Basta un piccolo assaggio di prodotti con pH estremi per provocare danni gravissimi, talvolta mortali”. Il rischio aumenta quando si improvvisano miscugli casalinghi. “Candeggina e acido muriatico, ad esempio, non devono mai essere mescolati. Si sviluppano vapori di cloro che possono causare broncospasmi e gravi problemi respiratori”. Per questo leggere le etichette, usare guanti e rispettare le istruzioni d’uso non è una semplice formalità.

E gli animali? In Italia le vipere rappresentano l’unico serpente velenoso autoctono realmente pericoloso. “Morire per un morso di vipera è raro, se si seguono le corrette procedure”, rassicura Locatelli. Esistono poi tossine in pesci, alghe, molluschi e persino nelle punture di insetti, che però raramente raggiungono dosi letali, salvo casi di gravi reazioni allergiche. Alla fine, la lezione della tossicologia è tanto sorprendente quanto spiazzante: non esistono sostanze completamente innocue. “Il tossicologo clinico considera veleno persino l’acqua, che è il principale componente del nostro organismo. Se iniettata o introdotta in quantità eccessive e in determinati soggetti, anche l’acqua può diventare pericolosa”. Il principio cardine della tossicologia moderna resta quindi quello formulato secoli fa dal medico Paracelso e ancora oggi perfettamente valido: “È la dose che fa il veleno”.

 

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