Autore Redazione
venerdì
8 Settembre 2017
01:23
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Cronaca - Alessandria

La sete del Po è un campanello d’allarme che non può essere ignorato

Negli ultimi 30 anni, la portata media del Po è diminuita del 20-25 per cento.
La sete del Po è un campanello d’allarme che non può essere ignorato

PIEMONTE – Il fiume Po è uno dei simboli del Piemonte ma mai come quest’anno è il simbolo di un’agonia patita da gran parte degli agricoltori. La foto della sorgente a 2.020 metri, in località Pian del re, completamente asciutta, ha fatto il giro dei media. Il problema però non è il paesaggio desolante apparso in foto ma le conseguenze per tutto il bacino idrografico. I 652 chilometri di lunghezza del fiume e i 141 affluenti, tra cui il Tanaro, rappresentano il primato del bacino idrografico più esteso d’Italia con circa 71 mila chilometri di superficie e con la massima portata alla foce che arriva a 13 mila metri cubi al secondo. Il Po è quindi la principale arteria fluviale, fondamentale per l’agricoltura Made in Italy ed in Piemonte.

Da qui la preoccupazione della Coldiretti: “Negli ultimi 30 anni, la portata media del Po è diminuita del 20-25 per cento. Non possiamo dimenticare l’importanza per l’agricoltura piemontese di questo fiume, le cui acque permettono l’irrigazione delle nostre tipiche colture, che ha dato origine ad una fertile pianura grazie alla quale possiamo vantare oggi prodotti d’eccellenza: dal riso all’ortofrutta fino ai cereali ed ai foraggi per la zootecnia. Le cause dell’attuale situazione sono da ricercare – spiegano Delia Revelli presidente Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederalenel complessivo stravolgimento climatico a cui stiamo assistendo e per cui è necessario passare dalla gestione dell’emergenza ad una cultura della prevenzione”.
Il 2017 è il secondo anno più caldo del pianeta con la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani addirittura superiore di 0,91 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. Le anomalie sono evidenti anche in Italia dove la primavera 2017, dal punto di vista meteorologico, è stata la seconda più calda dal 1800, con +1,9 gradi ma a giugno lo scarto è stato addirittura di +3,2 gradi, secondo il Cnr.
In un Paese che resta piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma che, per le carenze infrastrutturali, ne trattiene solo l’11%, occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con opere infrastrutturali. Ribadiamo, quindi, l’appello alla Regione affinché si faccia portavoce presso gli enti preposti per reperire le risorse utili ad una progettualità di regimazione delle acque attivando una rete di invasi sul territorio”, concludono Revelli e Rivarossa.

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