Autore Redazione
mercoledì
17 Febbraio 2021
09:16
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Cronaca - Alessandria

Legambiente su Solvay: “Stop a lavorazioni che inquinano falde e si facciano opere per impedire fuoriuscite”

Legambiente su Solvay: “Stop a lavorazioni che inquinano falde e si facciano opere per impedire fuoriuscite”

ALESSANDRIA – Sono dure le accuse di Legambiente, per bocca di Claudio Lombardi, ex assessore all’ambiente del Comune di Alessandria, nei confronti della nuova situazione emersa all’interno della Solvay. Lombardi interviene dopo le indagini avviate dalla Procura con l’ispezione dei Carabinieri del Nas e dei magistrati, venerdì scorso, ricordando come “nel corso delle conferenze dei servizi gestite dalla Provincia, l’Arpa inoltrò una circostanziata relazione che illustra il rilevante inquinamento tuttora presente nella falda acquifera sottostante il sito produttivo e ampia parte della zona esterna“, uno scenario, continua l’esponente di Legambiente, frutto “delle sostanze chimiche storicamente prodotte e tuttora presenti in quantità stimabile in circa 500mila metri cubi all’interno dello stabilimento e che per solubilizzazione e lisciviazione si sono disciolte nella falda. Oltre a tali sostanze (CrVI, solventi clorurati e fluorurati, cloroformio, arsenico, Adv 7800, etc) Arpa ha rilevato la presenza di cC6O4 con concentrazioni anche superiori a 200 microgr/l (i limiti in discussione al Ministero Ambiente sono di circa 0,5)“. Lombardi inoltre sottolinea il fatto che il cC6O4 “è entrato in produzione nel 2013 e quindi ben oltre la data di acquisizione del sito da parte di Solvay (2001) e della realizzazione della barriera idraulica. E la sua presenza è stata trovata in falda“.

In conclusione Lombardi ritiene che sia provato che “l’impianto di produzione del cC6O4 e per lecita estrapolazione anche altri impianti causano dilavamenti in falda di sostanze di sintesi e che i provvedimenti adottati per impedire la fuoriuscita di sostanze contenute all’interno dello stabilimento, come la “barriera idraulica”, non funzionino correttamente. Per tali motivi è del tutto ragionevole richiedere che le lavorazioni causa di perdite siano immediatamente sospese (il cC6O4 in primis) e che vengano realizzate opere tali da impedire in ogni condizione la fuoriuscita delle sostanze inquinanti dal perimetro del Sito“. Una richiesta, termina l’ex assessore, “in accordo con la sentenza della Corte di Cassazione e con l’affermazione del Procuratore Generale di Cassazione nell’udienza del 12 dicembre 2019: ‘una bonifica in atto non legittima la possibilità di continuare ad inquinare il sito'”.

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