Autore Redazione
martedì
9 Marzo 2021
05:00
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Cronaca - Alessandria

Nell’anno del covid 187 richieste di aiuto ai centri antiviolenza me.dea

ALESSANDRIA – Nell’ultimo anno l’emergenza sanitaria si è trasformata anche in una emergenza sociale in cui sono precipitate le donne vittime di violenza. Il lockdown e le restrizioni imposte per contenere la diffusione dei contagi hanno “acuito”, e in alcuni casi “fatto esplodere” la violenza tra le mura domestiche.

In provincia di Alessandria l’associazione me.dea nell’ultimo anno ha attivato circa 187 percorsi di sostegno nei centri di Alessandria e Casale, un dato sostanzialmente in linea con le 196 richieste di aiuto raccolte nel 2019.

Il 2020, però, è stato un anno diverso.

Come spiegato dalle referenti di me.dea, nell’Alessandrino l’emergenza covid non sembra aver aumentato i casi di violenza di genere ma ha reso “più drammatica” la condizione delle donne che già vivevano situazioni di violenza domestica.

Sono soprattutto i dati della scorsa primavera a raccontare il dramma vissuto dalle donne. Come ricordato dalla presidente me.dea, Sarah Sclauzero, durante il lockdown di marzo i centri antiviolenza avevano continuato a operare in presenza, offrendo anche l’alternativa di colloqui telefonici e con strumenti digitali. Forse “spaesate” e spaventate da quanto stava accadendo a causa del virus, le donne hanno limitato gli accessi. Me.dea ha così registrato un calo del 31,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

È stato però proprio nelle settimane in cui tutti eravamo obbligati a rimanere in casa che chi viveva nella paura tra le mura domestiche ha chiesto e trovato l’aiuto di me.dea. A marzo l’associazione ha registrato un aumento di richieste di ospitalità e ha accolto in Casa Rifugio quattro donne e i loro figli, scappati da case che erano diventate pericolose prigioni.

Ad aprile, terminato l’isolamento forzato, le richieste di aiuto sono poi di nuovo cresciute e hanno superato del 14% quelle dello stesso periodo dell’anno precedente. Dopo un maggio in linea con l’andamento del passato, a settembre me.dea ha di nuovo visto aumentare le richieste (+1,4%).

Oggi, ha spiegato Francesca Brancato, responsabile dei servizi di ospitalità me.dea, sette donne e i loro figli si trovano in strutture protette dell’associazione, che ha ancora sei posti disponibili per rispondere a eventuali nuove richieste di aiuto.

Nell’ultimo anno “non è stato facilerimanere vicine alle vittime di violenza restando lontane. La pandemia ha complicato il lavoro delle operatrici dei centri antiviolenza ma non l’ha fermato. L’associazione si è dotata di pc, tablet e ogni altro strumento tecnologico utile ma ora chiede con forza la riapertura dei centri antiviolenza, da metà ottobre obbligati a tenere i colloqui unicamente a distanza.

Una richiesta alla Regione che me.dea ha unito a un appello all’intera comunità a mettere a disposizione alloggi a condizioni agevolate per aiutare le donne a riconquistare un’autonomia lavorativa ed economica, fondamentali per liberarsi dalla morsa della violenza domestica.

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