8 Maggio 2026
05:35
Violenza sulle donne: in provincia la metà ha un figlio e i codici rossi aumentano
PROVINCIA DI ALESSANDRIA – La metà delle donne vittime di violenza in provincia di Alessandria ha un figlio, visto che si trova nella fascia di età tra i 18 e i 39 anni mentre, in parallelo, resta alto e in crescita il numero dei codici rossi. Questi sono due tra i dati più significativi e preoccupanti emersi in occasione della riunione della rete antiviolenza del territorio provinciale, avvenuta ieri proprio nella sala consiliare di Palazzo Ghilini. A comporre questo organismo il centro antiviolenza me.Dea insieme ai rappresentanti degli enti del territorio, delle forze dell’ordine, dell’Azienda Ospedaliero Universitaria, dell’Asl e dei servizi sociali.
Il faccia a faccia tra i diversi soggetti ha consentito un proficuo confronto sui dati più recenti, già evidenziati qualche mese fa dal centro antiviolenza. In particolare lo spaccato dell’Alessandrino è stato analizzato in comparazione ai dati nazionali dall’avvocata Elena Biaggioni, componente del cosiddetto rapporto “Grevio“, il Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Nel dettaglio, come ha riferito il Tribunale di Alessandria, dal 2024 al 2025 i Codici Rossi sono aumentati del 10%, mentre dal 2023 al 2024 erano aumentati del 20% circa. In costante ascesa, purtroppo, anche il numero di accessi al centro me.Dea, +16% nel 2025, una progressione iniziata nel 2022.
Tutti questi campanelli d’allarme hanno confermato la necessità di lavorare sul supporto alle vittime, un aspetto che già da dicembre la rete antiviolenza sta in particolare sviluppando attraverso il progetto “Viola2”, finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità. Tre gli aspetti al centro dell’azione portata avanti sempre in sinergia da tutti i soggetti della rete: l’accoglienza delle donne, l’aiuto nei confronti degli eventuali figli e un focus sugli autori stessi delle violenze.
“Questo sistema di rete interistituzionale” ha spiegato in particolare l’assessora alle Politiche Sociali Roberta Cazzulo “coinvolge i nostri servizi sociali, sanitari, i centri antiviolenza, le forze dell’ordine, e le istituzioni in modo tale da creare un percorso unitario di accoglienza, protezione, supporto psicologico e legale, e reinserimento sociale. L’educazione e l’indipendenza economica diventano fondamentali. L’educazione contro la violenza sulle donne è un processo che deve coinvolgere in primis scuole, famiglie e l’intera società per combattere le radici culturali della violenza attraverso l’educazione alla parità di genere. Incoraggiare a scegliere il rispetto, la gentilezza che non è vulnerabilità ma un atto di forza rivoluzionario, che può neutralizzare la violenza, perché disarma, riduce l’aggressività, favorendo un ambiente basato sul l’empatia, sull’accoglienza. Le azioni chiave includono la promozione di un’educazione affettiva e sessuale completa, il superamento di stereotipi e discriminazioni di genere, la sensibilizzazione pubblica e il sostegno alle vittime”.