Il 23 aprile a Serravalle Scrivia “Siamo i ribelli. La Resistenza viene da lontano”

SERRAVALLE SCRIVIA – Sabato 23 aprile, alle 21, nella Biblioteca comunale “Roberto Allegri” di Serravalle Scrivia andrà in scena lo spettacolo “Siamo i ribelli. La Resistenza viene da lontano”, atto unico di Gianni Repetto con le musiche di Paolo Murchio, Giuseppe Repetto, Niccolò Tambussa. Lo spettacolo alternerà momenti di monologo, di canzoni d’epoca e di lotta e di dialogo tra l’attore protagonista e i musicisti.

Organizzato dall’amministrazione comunale di Serravalle Scrivia, in occasione del 77° anniversario della Liberazione, lo spettacolo è a ingresso libero, fino a esaurimento dei posti disponibili. Come da normative vigenti per partecipare sarà necessario il possesso del green pass rafforzato e di mascherine FFP2.

Vorrei parlare di Resistenza – ha sottolineato la consigliera alla cultura Daniela Zino, promotrice dell’evento – tenerne viva la memoria, spingere a ricordare l’impegno, la convinzione, il sacrificio, il desiderio di libertà di tutti, donne e uomini, che hanno fatto la Resistenza. Quelle persone e quei valori cui la mia famiglia ha sempre portato grande rispetto”.

Il racconto della Resistenza parte da lontano, dal primo dopoguerra, quando si consuma la sconfitta del movimento socialista e, con la connivenza delle classi dirigenti tradizionali e della monarchia, si afferma il fascismo. Qualcuno prova a resistere con le armi, come gli Arditi del popolo a Parma nell’agosto del 1922, ma è uno dei pochi casi isolati. L’ottobre dello stesso anno c’è la marcia su Roma, Mussolini viene nominato capo del governo e, dopo le elezioni del 1924, inizia la dittatura del cosiddetto ventennio fascista che porterà alla catastrofe della seconda guerra mondiale. Delitti e violenze lo caratterizzano, basti ricordare Matteotti, Gobetti, Amendola e i fratelli Rosselli. Nasce una Resistenza clandestina, che ha il suo punto di riferimento negli esuli politici riparati in Francia. Condanne al carcere e al confino la falcidiano in continuazione. Normalizzato in questo modo il paese, il regime, con i proclami roboanti del duce, inizia una politica di potenza che ha bisogno di guerre e di vittorie per ubriacare gli italiani con la retorica dell’Impero e far loro dimenticare la libertà perduta: corre in aiuto a Franco in Spagna, contribuendo alla sopraffazione della legittima Repubblica Spagnola, aggredisce e conquista l’Etiopia, utilizzando armi di sterminio di massa. Ma intanto cresce l’intolleranza anche nella politica interna e raggiunge il suo culmine con le leggi razziali del ’38, che sono il definitivo abbraccio mortale con Hitler e il nazismo. La guerra, con i suoi ripetuti insuccessi e le centinaia di migliaia di caduti, mette in crisi l’immagine da “uomo del destino” di Mussolini che viene sfiduciato dal suo stesso Gran Consiglio. Cade il fascismo, la monarchia affida il governo a Badoglio. L’8 settembre del 1943 il re e il capo del governo, dopo essere fuggiti a Brindisi, comunicano via radio agli Italiani di aver firmato un armistizio con gli alleati. L’esercito è allo sbando, i tedeschi occupano i centri nevralgici del nostro paese e consentono l’insediamento al Nord di un governo fascista guidato da Mussolini, la Repubblica Sociale Italiana. Le prime bande di partigiani salgono in montagna: saranno venti mesi di guerriglia e di rappresaglie feroci (ad esempio, la Benedicta), in attesa che le truppe alleate risalgano la penisola. Finalmente, nell’aprile 1945 inizia l’insurrezione finale. Tra il 25 e il 30 aprile i partigiani conquistano i centri più importanti del Nord, mentre tedeschi e fascisti si arrendono o fuggono oltre confine. È la Liberazione, da cui nascerà nel 1946 la repubblica democratica italiana.