ALESSANDRIA – Nessuno fa caso ai monumenti, scrisse Musil nelle “Pagine postume pubblicate in vita”. Per Umberto Eco, però, non è stato creato “un sarcofago della sua memoria”, una statua di bronzo o di marmo destinata a diventare “un semplice riferimento toponomastico” per darsi un appuntamento: “ci vediamo sotto la statua di Eco”.

Vittorio Sgarbi è partito dalle incongruenze del mondo di Musil per raccontare la genesi dell’opera di Marco Lodola donata alla città dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e accesa di fianco all’ingresso della Biblioteca Civica “Francesca Calvo”. Un monumento di luce, “catodico e unico” come Umberto Eco, uomo dal pensiero elettrico e vibrante, capace di illuminare le menti ha detto Sgarbi che da vero “polemista”, come si è definito, si è subito tuffato anche nella polemica sulla proposta di intitolare il liceo classico ad Eco. “Il primo”, secondo Sgarbi, che non avrebbe voluto che il suo nome “scalzasse” la memoria di Plana, “un altro grande pensatore, con l’unica pecca di essere nato a Voghera”, sarebbe stato proprio Eco che ora, nella sua città, Alessandria, tutte le notti illuminerà “il luogo del sapere”: la Biblioteca.