Ecce liber: la recensione de Il figlio ultimo

RADIOGOLD – Il figlio ultimo di Andrea Imperiali, uscito nel 2020 con Robin Edizioni, congiunge due storie: la prima di Tommaso, curioso e ribelle napoletano, che sperimenta la giungla urbana e ne vive la natura selvaggia e rischiosa, fuori dal comfort della sua villa nobiliare; la seconda di Renato, uomo solitario e metodico dedito al lavoro di creativo presso un’agenzia pubblicitaria di Milano.

Le storie convergono e seguono un arco temporale esteso, dalla fine degli Anni ’60 ai giorni nostri. Il libro è ricco di riferimenti culturali di quegli anni. Si evince un intenso lavoro di ricerca di elementi di contestualizzazione. A condire il clima partenopeo si leggono volentieri delle espressioni popolari, vernacolari, che strappano un sorriso quando devono. Alleggeriscono il testo che, stilisticamente, ha un aspetto più cinematografico che letterario. La storia di Imperiali si concentra sull’orizzontalità  degli eventi, tralasciando in alcuni passaggi la verticalità, quindi al mondo interiore dei personaggi.

Questo dà all’opera un tono freddo, opaco, che per alcuni può risultare sterile. Sorge il dubbio che sia una scelta soppesata, specie quando l’intreccio propone il punto di vista di Renato, che fa’ del distacco emotivo un tratto distintivo. Sembra che il suo personaggio strizzi l’occhio a Don Draper, famigerato pubblicitario di Mad Men misto a Leonardo Notte interpretato da Stefano Accorsi in 1992 e seguiti. La stesura breve dei capitoli permette al lettore di divorare con facilità le 240 pagine che lo compongono. Il figlio ultimo è un romanzo sul desiderio di rivalsa, sulla tenacia, la perseveranza, che invita il lettore a far sentire la propria voce.

La recensione del libro è stata realizzata da Simone Sciamè, giovane scrittore alessandrino, autore della raccolta di racconti Pane e Sabbia.