ASTI -Sono intense le giornate ad Asti Teatro 41, il festival teatrale con la regia di Emiliano Bronzino che proseguirà sino a domenica 30 giugno. Pur nel caldo opprimente di questi giorni, la città vive nel e del teatro, proprio come nell’intento del festival di entrare nei luoghi storici, nelle piazze e nelle vie. L’altra mission di essere vetrina e proposta della migliore drammaturgia contemporanea si conferma giorno dopo giorno e oggi 27 giugno saranno in scenaIl canto della caduta”, di e con Marta  Cuscunà, e la prima nazionale di “Piccola Patria”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci (qui tutti i particolari del programma di giovedì 27 giugno).

Mercoledì 26 la serata è iniziata con un’immersione in una società gretta, kitch e pop al Teatro Alfieri con BabiloniaTeatri in “Calcinculo” di e con Enrico Castellani e Valeria Raimondi (con loro, in apparizioni da tuttofare, anche il direttore di scena Luca Scotton). I protagonisti procedono per flash inseriti in un contesto da festa provinciale, dove il cancinculo è la giostra a seggiolini del luna park, dove una cantante in gonnellina di tulle e giubbotto di jeans si esibisce nella sua gamma di canzoni pop-melodiche e dove i toni sono quelli del divertimento omologato, della risata forzata e della mancanza di pensiero vitale. Quella dipinta è una realtà disimpegnata, distratta eppure aggressiva. In strofe cantate come “io ero il vertice della protesta / rivoluzione nella mia testa…anche il mio credo è appassito …il mio è un rosso relativo / è un Campari nell’aperitivo / un Negroni a colazione / il disincanto è la mia costellazione» non sembrano lontani i polli di allevamento che odiano “ormai per frustrazione e non per sceltadi Gaber. E‘ un teatro-canzone, ma anche un musical , dove si inseriscono momenti paradossali come una sfilata di cani, presentata come evento straordinario, esilarante per la dicotomia evidente tra enfasi e realtà prosaica. Nella giostra di allegria sopra le righe la tessitura è caustica. Emerge la paura verso tutti, radice di odio e divisioni, campeggiano le bandiere della Liga veneta con il leone di San Marco (che dovrebbe invece volare in alto, si dice in un passo dello spettacolo), aleggia la sinistra ipotesi della necessità di un’autorità forte che si sostituisca alle scelte collettive (e si sa che la deriva autoritaria è ciclica nella storia). Geniale ed esilarante il coro di alpini che canta nel finale “Mi serve un metro per misurare la realtà”: il “centro di gravità permanente” non potrebbe essere più lontano. Tanti e ben riconoscibili gli spunti organizzati in una drammaturgia coerente e originale. La poetica di Babilonia Teatri è una reinvenzione del teatro-canzone e arriva forte e chiara, è godibile, profonda e intelligente, giustamente apprezzata dal pubblico di Asti Teatro.

Il festival, con il suo tanto pubblico, a questo punto della serata si è spostato al Diavolo Rosso, bella ex chiesa barocca, per la prima nazionale di “Un Edipo”, con il grande Giuseppe Pambieri, affiancato da Silvia Micunco e Giuseppe Spezia, per la regia di Nicola Fano.

Il mito offre sempre nuove chiavi di lettura del presente e, in questo caso, del rapporto padri-figli, anziani-giovani. Silvia Micunco (ora Antigone ora Giocasta, ora coro finale dell’Edipo re) parla attraverso i versi di Sofocle, mentre Pambieri (un Edipo anziano e sulla sedia a rotelle) e Spezia (un giovane colletto bianco ma anche figlio dell’indovino Tiresia) dialogano sull’eterno conflitto tra vecchi e giovani. Edipo, accecatosi dopo la scoperta di aver assassinato il padre e sposato la propria madre, si dichiara un monito vivente contro chi vuole esprimere un punto di vista sulla realtà. La sua percezione del reale non corrispondeva al vero, ma la sua esperienza pregressa non è un bagaglio utile alla generazione successiva. Il giovane figlio di Tiresia, che vuole scoprire perché Edipo non si è fidato dei vaticini del padre, rivela man mano il suo astio di appartenente ad una generazione preparata per regole che non valgono più e incapace di sognare un futuro.

Il tema è eterno e contemporaneo, la dimensione è quella alta e imprescindibile del mito, in un taglio registico che esalta la familiarità e la naturalezza dei dialoghi, e la prova di attore di Pambieri è superba e conferma (se ce ne fosse ancora bisogno) la sua perfetta padronanza del testo e della scena. Il conflitto rimane irrisolto e l’essenza della tragedia, che aleggia nel mondo mitico e parallelo sempre presente nel personaggio di Antigone/Silvia Micunco, non si stempera, ma semplicemente si interrompe per rinascere ancora e sempre.

Asti Teatro ha ancora molto da offrire fino a domenica 30 giugno. Al link http://www.spaziokor.it/asti-teatro-41/ il libretto del festival