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ALESSANDRIA – Se dovessero chiedervi qual è la vocazione di Alessandria e provincia cosa rispondereste? Finireste per avere la stessa espressione di John Travolta nelle gif animate divenute celebri sul web? Perché alcuni decenni fa si poteva dire che Alessandria e provincia erano luogo di caserme militari, patria dei cappelli o terra famosa per le argenterie. Oggi invece è Travoltadifficile dare un’impronta univoca a questo territorio, nonostante i vari sforzi nell’individuare nuovi indirizzi. L’Alessandrino può contare sulla caparbia forza dell’export ma, è bene ricordarlo, questo talento è unicamente il risultato di una somma di monadi industriali che, insieme, producono un beneficio complessivo in grado, per fortuna, di resistere al tempo. Tuttavia non basta, e questo si diceva tempo fa e con dovizia di particolari, ma ce ne siamo dimenticati.

Nel 2010 (e fino al 2013) infatti il Forum “La valorizzazione del Monferrato per lo sviluppo della provincia di Alessandria analizzò il territorio e descrisse un piano d’azione per rilanciare il territorio. Lo fece affidandosi anche a esperti esterni in grado di guardare con altri occhi la provincia. In tre anni vennero prodotte diverse strategie competitive per indicare una strada che allargasse gli orizzonti e permettesse di individuare un percorso concreto di sviluppo. Un piccolo patrimonio che oggi più che mai si potrebbe riesumare. Per questo abbiamo aperto quelle cartelle e deciso di avviare una discussione in grado di regalare una visione.

Già, visione, termine che nello stesso piano prospettato da Valerio De Molli della Fondazione Ambrosetti viene chiarita bene: “La Visione del Futuro del territorio non può essere lasciata arbitrariamente al caso o alla libera interpretazione, ma va definita e perseguita con chiarezza e determinazione“. Sviluppare questa “Visione del futuro” sul piano pratico, spiegò nel 2010, significa “sviluppare la migliore interpretazione di come sarà la realtà di domani negli ambiti che vengono considerati di maggior interesse e di maggior rilevanza strategica per il territorio” e decidere le proprie scelte strategiche alla luce di tale realtà,  delle sue opportunità/minacce e dei punti di forza/debolezza del territorio, definendo anche gli obiettivi e l’arco temporale per il loro raggiungimento“.

Fondazione Ambrosetti: perché le aziende devono investire su un territorio

Nel 2010 si spiegò che un territorio dovrebbe porsi una serie di domande fondamentali per poter inquadrare il proprio futuro: perché un’impresa dovrebbe insediarsi qui, perché un’impresa già presente sul territorio dovrebbe decidere di rimanervi, perché un contribuente, una famiglia, dovrebbero decidere di risiedere e contribuire qui, perché un turista dovrebbe scegliere di venire qui, perché un talento dovrebbe decidere di lavorare qui, perché uno studente dovrebbe decidere di studiare qui. “Senza risposte a queste domande il sistema territoriale che non ha risposte concrete e convincenti rischia un potenziale declino“.

Per poter crescere e garantirsi un futuro occorre fare delle “scelte“, poche, si disse ma necessarie. Sulla base innanzitutto dei punti di forza del territorio, tutti elencati in una slide che ne individuò 10:

Punti forza territorio - Fondazione Ambrosetti

Certo, da allora diverse cose sono cambiate. Intanto alcune aziende sono andate perdute come la Pernigotti e la Bistefani, solo per citarne alcune, ma altre si sono rafforzate, come Bulgari, investendo sul territorio, e l’Outlet di Serravalle ha esteso ancora di più la sua superficie. Sul fronte logistico la provincia ha peggiorato i collegamenti con Milano dal punto di vista ferroviario (che per la verità già non erano eccelsi 6 anni fa) ma, d’altro canto, il Governo ha istituito la Zona Logistica Speciale per Alessandria, Arquata, Novi e Belforte oltre che per Rivalta. In sostanza gran parte dei pilastri su cui poggiava la forza del territorio sono rimasti in piedi, esattamente però come i punti deboli. Basta scorrere la slide di seguito per capire che è cambiato poco e che il punto 3, “torpore sociale“, cioè scarsa intraprendenza, staticità e diffidenza verso nuovi scenari, è il difetto che più di tutti ha incollato al terreno la provincia, impedendo ogni decollo.

Punti debolezza territorio - Fondazione Ambrosetti

Un concetto, quello della ritrosia al cambiamento, sottolineato anche dall’analisi di Riccardo Pietrabissa (oggi Rettore della Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia), sostenitore a suo tempo di una provincia che fosse il laboratorio per il settore della Greennovation in Italia. Un percorso che suggeriva di far diventare la provincia il laboratorio per il settore della Greennovation in Italia. Come esempio era stato portato il caso del Trentino (con Trentino Sviluppo), territorio capace di attrarre anche aziende straniere attraverso un’agenzia permanente di sviluppo e attrazione degli investimenti la cui istituzione era stata auspicata anche per l’Alessandrino. I relatori quindi spinsero verso “uno sviluppo economico duraturo e sostenibile, attraverso attività ad alta intensità di innovazione, conoscenza e sviluppare un’identità green” approfittando anche del fatto che nessuno dei principali distretti greentech fosse allora in Italia.

Ma tra i vari filoni di potenziale sviluppo era stato indicato anche il turismo, settore che, peraltro, ha beneficiato successivamente della grande occasione data dal riconoscimento Unesco attribuito alle nostre colline (sebbene la provincia abbia perso l’esperienza di Autozug e Autoslapp, i treni di turisti con auto al seguito in arrivo nel capoluogo dal Nord Europa). Già nel 2011 però l’analisi del Forum aveva sollevato i problemi di una provincia in difficoltà nel “fare sistema”, e quindi in affanno nel “promuovere efficacemente e in modo unitario sui circuiti nazionali ed internazionali la propria offerta turistica“. A tutto questo era stata aggiunta “l’assenza di un marchio affermato e distintivo dell’identità territoriale“. Per risolvere questi difetti era stato suggerito di adottare una strategia basata su 3 aree di intervento: il prodotto turistico, l’accoglienza dei turisti e la governance e promozione del sistema. Centrale nel truismo, come nella logistica, avevano spiegato gli esperti, una “cabina di regiain grado di indirizzare e coordinare le iniziative espressione dei diversi attori in campo.

Dai tavoli di confronto si suggerì di puntare sul marchio “Alessandria & Monferrato” (prima ancora del riconoscimento Unesco) e si indicarono alcuni esempi vincenti, come quello della Napavalley, territorio del vino vicino a San Francisco, divenuto un brand capace di attrarre sempre più turisti nel tempo. Peraltro il forum auspicò occasioni di collaborazione con i territori circostanti a partire dalle altre Province del basso Piemonte (Asti e Cuneo), per sviluppare un marketing del territorio comune che sfruttasse i punti di eccellenza di tutto il sistema Monferrato-Langhe-Roero.

Suggestiva fu allora anche l’idea di creare in provincia un parco di edutainment sulla falsa riga di quanto era avvenuto con successo in altre città con FuturoScope (a Poitiers), Cité de l’Espace (a Toulouse) e Vulcania (ad Auvergne). Tema questo immaginato tempo addietro da Romano Anfossi, e che ora, per certi versi, trova conferma della sua bontà a Verona dove sorgerà un “Legoland park”. Nel forum tenuto nel 2011 si stimò che la realizzazione di un complesso di dimensioni variabili tra i 10 e i 12 mila metri quadri espositivi potesse attrarre un volume di visitatori compreso tra 300 e 500 mila all’anno, con un potenziale di fatturato diretto di circa 12 milioni di euro e di fatturato indiretto di circa 40 milioni all’anno (nell’ipotesi di 300 mila visitatori)57. L’impatto occupazionale venne stimato nella creazione di 60 nuovi posti di lavoro a tempo pieno più 60 addetti stagionali. Ma al di là di un investimento di quel tipo la provincia aveva già allora nelle mani Marengo, un luogo dall’alto potenziale con esempi già vincenti come Waterloo, uno dei siti storici più visitati in Belgio con 156.000 visitatori all’anno. A tutto questo infine si aggiunge infine il traino che potrebbe esercitare l’Outlet di Serravalle.

Nel frattempo, dal 2013 a oggi, la provincia ha trovato un altro ambito interessante, collocato in un territorio profondamente anziano anagraficamente, che potrebbe aprire nuovi percorsi di crescita. Il riferimento è quello sanitario alla luce della candidatura di Aso e Asl di Alessandria come sede di un Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – specializzato nella cura del mesotelioma e delle patologie ambientali, insieme all’avvio della Facoltà di Medicina nel capoluogo). Tutto questo, insieme alla presenza di strutture sanitarie di alto livello come l’Ospedale Infantile e l’Azienda Ospedaliera, potrebbe dare una nuova impronta al territorio.

I tre anni di focus sulla provincia dissero molto altro naturalmente e non sempre tutti condivisero la metodologia dell’analisi (l’Università contestò la metodologia dei questionari online, e delle parti interpellate ritenute non sufficienti per tracciare uno scenario rappresentativo dei territori analizzati), tuttavia ebbero il merito di avviare un ragionamento di prospettiva, di tracciare alcune linee guida e di denunciare i difetti di un territorio che ancora cercava la sua vocazione. Forse sono proprio quei difetti, il campanilismo, il “torpore sociale” a frenare un territorio in cui quasi nulla pare cambiato da allora. Era il 2013, al termine del Forum, si disse che “il tempo della ricreazione era finito“.

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I Forum, realizzati da The European House-Ambrosetti, vennero sostenuti finanziariamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.

Photo by Tristan Colangelo on Unsplash