Cirio: “Nuovo Decreto? Sarebbe necessario spegnere davvero l’interruttore”

PIEMONTE – Il governatore del Piemonte ha voluto commentare in una diretta Facebook il nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri uscito nella serata di oggi. “Finalmente abbiamo il tanto atteso nuovo Decreto“, ha esordito Alberto Cirio. Poi l’inizio dell’analisi del Dpcm che sembra soddisfare a metà il governatore. “Partiamo dal fatto che c’è una situazione di confusione che regna attorno a questo Decreto e per cui dobbiamo metterci al lavoro per dipanare ogni dubbio“, spiega. In particolare la Giunta regionale deve capire, “alla luce della mia ordinanza restrittiva di ieri e del decreto di oggi del premier Conte, quali possano essere gli elementi di maggiore divergenza e che possano creare maggiormente dei dubbi“.

Cirio è partito con l’analisi dell’ordinanza approvata dalla Giunta nella giornata di ieri e in particolare il “divieto degli spostamenti tra Comuni, cosa che è stata inserita in una attuale nota anche dal Ministero della Salute“. A questo si aggiunge la “sospensione delle attività di tutti gli uffici pubblici della competenza della Regione Piemonte” oltre all’obbligo “di andare a fare la spesa uno per nucleo famigliare. Questo perché bisogna limitare il più possibile le uscite di casa di più soggetti“. Poi le strette sui mercati, il divieto di assembramenti davanti alle macchinette, la chiusura delle slot e delle televisioni presenti nelle tabaccherie che restano comunque aperte. “Il tutto per evitare la possibile diffusione del contagio“, precisa Cirio. Che poi spiega come restino aperti i bar negli ospedali, autogrill e aeroporti, “non nelle stazioni dove si formavano spesso assembramenti poiché erano gli unici ancora rimasti aperti“. Restrizioni anche ai cantieri, chiusi quelli non necessari pubblici e privati, con la promessa di aprire quelli per opere strutturali importanti e non rimandabili.

Infine la chiusura degli studi professionali. Aperti nel Dpcm chiusi per la Regione. Qui si apre una discussione legislativa su come si debba comportare la Regione nei confronti del governo centrale di Roma. “Lunedì mattina mi confrontero’ con la Prefettura di Torino, che coordina tutte quelle della Regione, e daremo ulteriori dettagli in merito“, ha spiegato Cirio. Che poi porta una critica nei confronti del Governo che non ha voluto prendere una decisione netta sulle attività produttive: “Noi come Regione non possiamo decidere chi possa restare aperto e chi no. Questo è compito dell’Esecutivo di Roma. Questo porta a far sì che la Regione chiuda un mercato e subito dopo debba permettere a una fabbrica con 600 persone, seppur con i dispositivi di sicurezza del caso, di radunarsi per produrre“.

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Cirio resta tuttavia consapevole che non “dobbiamo fermarci completamente. La scelta giusta è quella di rallentare senza spegnere del tutto il motore dell’economia. Perché se dovessimo davvero fermarci l’economia dell’intero Paese difficilmente potrebbe ripartire agilmente“, spiega il presidente della Regione. Questo non significa che verranno varati limitazioni maggiori “perché noi dobbiamo tutelare la vita delle persone prima dei meri interessi economici“. Per il governatore del Piemonte bisognerà capire se “effettivamente questo Dpcm limita davvero la produzione delle fabbriche o meno. Dobbiamo metterci in testa che chi è uscito prima di noi dalla crisi del coronavirus (la Cina, ndr) ad un certo punto ha spento l’interruttore e si è fermato“.