Autore Redazione
giovedì
3 Settembre 2020
11:50
Condividi
Cronaca - Eventi - Piemonte

Un mercoledì ad AstiTeatro tra prime nazionali e nuova drammaturgia

Nel palinsesto di ieri l'anteprima assoluta di “La fine del mondo”, l’ultimissimo lavoro di Fabrizio Sinisi. La recensione
Un mercoledì ad AstiTeatro tra prime nazionali e nuova drammaturgia

ASTI – Il teatro legato alla contemporaneità, in cui riflettersi e su cui riflettere, affascinante al punto di arrivare, attraverso i sensi, alla mente e rimanervi. Questa la sostanza di Astiteatro 42, festival teatrale, con la direzione artistica di Emiliano Bronzino, giunto alla quarantaduesima edizione e caratterizzato da un cartellone eccellente di nuova drammaturgia. Ieri, mercoledì 2 settembre, è emerso particolarmente il filone tematico del festival legato al contrasto tra generazioni e alla sostenibilità ambientale. Dopo la prima nazionale di “Il grande giorno” di Daniele Ronco, esperimento di “teatro a pedali”, grazie alla presenza di 15 biciclette, dalla cui pedalata si è ricavata l’energia per illuminare la scena teatrale, è andata in scena, nel tutto esaurito Spazio Kor (sempre nel rispetto delle disposizioni di distanziazione), l’anteprima nazionale di “La fine del mondo” di Fabrizio Sinisi con la regia di Claudio Autelli. In scena due coppie di fratelli, nello spazio di una nave su cui si festeggia la sparizione di Venezia sotto le acque, a causa del surriscaldamento globale, e uno spettacolo a bordo, dove la realtà del teatro interagisce in continuazione con quella della catastrofe esterna. “Ieri eravamo felici, eravamo piccoli e facevamo festa”, fa dire Sinisi ad una protagonista, ma il passato recente si confonde con il presente, ancora troppo immerso nell’illusione della festa da realizzare appieno la portata degli eventi. Fin qui ci si aspetterebbe una dicotomia tra ragione degli avveduti e follia superficiale dei negazionisti, ma la soluzione drammaturgica di Sinisi è lontana dalla scontatezza. I ragionevoli, almeno formalmente, non sono gli ecologisti, ma gli integrati, coloro ai quali vengono messe in bocca le parole “anche questa volta non vi turberemo e saremo bravi attori per un bravo pubblico, bravi figli per un bravo padre”. I protagonisti sono Dora (Alice Spisa), attrice ingaggiata dalla sorella Atena (Anhaì Traversi), ambientalista e compagna di un magnate filantropo, per recitare sulla sua nave durante il party della fine del mondo. Con Dora c’è Luca (Gabriele Cicirello), anch’egli attore e fratello di Diego (Angelo Tronca), ricoverato in un istituto per malati mentali.

Lo scontro tra Atena e Dora, l’una ansiosa, nevrotica, asociale e scomoda, l’altra amabile, fulcro di ogni festa, si specchia nell’odio di Luca, il fratello che sempre si è comportato come da lui ci si aspettava, contro l’instabile, violento, depresso e tuttavia acuto Diego. Le loro vicende appartengono ad una sfera privata, ma anche ad uno scontro generazionale, che vede figli che perpetuano l’incuranza dei padri verso l’ambiente ed altri che vi si oppongono, cadendo nello stigma del fanatismo o della follia. Passato e presente convergono nel party e nella finzione teatrale, in un tripudio di musiche nazional-popolari (da Gioca jouer a Cicale), che stridono aspramente con le immagini delle brutture dell’inquinamento, del disboscamento e degli allevamenti intensivi.

Di fortissimo impatto il passaggio continuo tra livelli diversi: quello intimo, quello generazionale, quello della finzione teatrale e quello distopico, ma quanto mai reale, della catastrofe. “Uno spettacolo potente è ricaduto nella piccola tragedia”, dice Dora, ma ogni piccola tragedia riflette un mondo e si ha l’impressione che il sipario luccicante e trasparente in scena (quello del party sulla nave) sia un elemento che permette la coesistenza di tutto ciò. Così coesistono la sufficienza bonaria di Dora che fa sorridere al confronto dell’ostinata depressione di Atena, la rovina dei rapporti tra fratelli e tra padri e figli, il disastro ambientale e un’euforia anacronistica del divertimento ad oltranza. Farà parlare di sé “La fine del mondo”, per originalità di scrittura, soluzioni registiche azzeccate (persino un accenno alla nouvelle vague, con i volti proiettati in primo piano delle due sorelle sul sipario argentato) e un’interpretazione di prim’ordine di tutto il cast. Assolutamente da seguire questa nuova produzione di Lab121.

La serata si è conclusa con “Off ballad” della compagnia BlucinQue prodotto da fondazione Cirko Vertigo, uno spettacolo che compenetra circo contemporaneo, teatrodanza, musica e testi di Pessoa e Hillman.

Oggi AstiTeatro prosegue alle 18.00 nel cortile del Diavolo Rosso con il consueto appuntamento con “Pensiero Profondo” per incontrare Paolo Valerio. INGRESSO LIBERO con possibilità di degustare l’aperitivo a cura del Diavolo Rosso. Alle 20.00 al cortile alla Chiesa del Gesù in scena “L’uno” di Paolo Carenzo, alle 22.00 al Cortile del Michelerio Generazione Disagio in “Art” di Yasmina Reza   Qui il programma di oggi

Condividi