Un’altra prima nazionale ieri ad Astiteatro 42. Recensione di “Art”

ASTI – Di difficoltà nelle relazioni, di menzogna e verità, di piccoli egoismi e ipocrisie che rompono la facciata dell’amicizia: di tutto ciò parla “Art”, messo in scena in anteprima nazionale dagli attori di Generazione Disagio, diretti da Emanuele Conte, ieri, giovedì 4 settembre, ad AstiTeatro 42. Il testo di Yasmina Reza valse alla drammaturga francese il prestigioso premio Molière e il suo linguaggio diretto e affilato è stato scelto dalla Fondazione Luzzati -Teatro della Tosse per questa nuovissima produzione, che ha riscosso al suo debutto nel cortile del Michelerio un tangibile successo di pubblico e molti minuti di applausi finali. E’ stata un’altra anteprima assoluta per il festival teatrale astigiano diretto da Emiliano Bronzino, affermatosi a livello nazionale con una proposta di drammaturgia contemporanea di alto livello e diventato luogo di debutto di importanti lavori e compagnie affermate.

Il testo racconta della crisi della consolidata amicizia di Serge (Luca Mammoli), Marc (Graziano Siressi) e Yvan (Enrico Pittaluga), messi di fronte all’evidenza del cambiamento che il tempo e la vita operano su ciascuno. La discussione su un quadro totalmente bianco e firmato da un artista contemporaneo, acquistato a caro prezzo da Serge, diventa il pretesto di una serie di diverbi che mettono a nudo il non-detto sedimentato negli anni. Le stesse omissioni, intenzionalmente concilianti, non sedano l’insofferenza che aumenta man mano tra i tre, ma si traducono in ipocrisia e sarcasmo. Il tratto spietato dell’autrice si esprime in dialoghi serrati, dove persino l’affetto di lunga data cede all’irritazione e ad un crescendo, dove prevale l’affermazione dell’ego egoistico. Serge/Mammoli è presupponente e incapace di accogliere critiche, mentre Marc/Siressi è suscettibile e irritabile. A lui si deve la frase che meglio inquadra l’idea funzionale di amicizia che più si allontana dalla realtà dei rapporti umani: “cerco disperatamente un amico che mi preesista, ma devo plasmarlo….”. E proprio qui sta l’errore alla base di ogni relazione, ovvero nel pretendere di avere al proprio fianco un ideale già preconfezionato o plasmato su misura. Tra le due personalità contrastanti si pone Yvan/Pittaluga, il personaggio più disarmato e comico. Frustrato da un lavoro indesiderato e, soprattutto, da un imminente matrimonio con una donna oppressiva, tenta di comporre, con la sua neutralità, il conflitto dei due amici, riuscendo solo ad accentuarlo. La spirale caustica gli si riversa addosso, con il cambiare delle alleanze, e poi colpisce ogni aspetto della vita e del passato di tutti i protagonisti. Prevale infine l’affetto, ma rimangono degli interrogativi sul non detto e sul quieto vivere forzato. La regia è essenziale, sfrutta la necessità di distanziazione e la traduce in distanza mentale, sullo sfondo di un’enorme tela bianca, oggetto e soggetto di tutto. Gli stessi protagonisti, ad un certo punto, diventano proiezioni colorate sulla tela, quasi a mettere in dubbio ogni punto di vista sull’arte contemporanea, dove nel bianco assoluto si possono intravedere colori cangianti. Così possono cambiare i punti di vista nelle relazioni; possono cambiare, nel tempo, le persone e nulla dura per sempre. Anche le amicizie che si salvano, lo fanno a pesanti condizioni. Un successo ad AstiTeatro per un testo la cui raffinatezza psicologica scava nel profondo e non dà soluzioni tranquillizzanti.

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Oggi, venerdì 4 settembre, AstiTeatro 42 continua alle 19 e alle 23 allo Spazio Kor con Paolo Valerio, protagonista de “Il muro trasparente” Alle 19 alla Chiesa del Gesù va in scena “Pierre e Mohamed”, di Francesco Agnello, con Lorenzo Bassotto, e Alle 21 al Teatro Alfieri torna la compagnia Berardi Casolari con il nuovo spettacolo “I figli della frettolosa”. Qui tutto il programma del Festival da venerdì a domenica