Incidente sulla A7, lo sfogo di un camionista: “Sicurezza? Prima si fermi un mondo che vuole tutto e subito”

ALESSANDRIA – Marco è nato ad Alessandria 35 anni fa. Di professione fa il camionista per una ditta di trasporti del pavese. Quell’autostrada, la A7 dove ieri si è verificato un incidente mortale con due mezzi pesanti coinvolti, lui la percorre quasi ogni giorno con il suo camion, un autoarticolato per trasporti di generi non deteriorabili. Sei giorni su sette Marco macina chilometri su chilometri, in una sorta di lotta contro il tempo per rispettare le consegne sempre più pressanti.

Mi fa sempre un po’ ridere sentire parlare di sicurezza dopo ogni incidente sul lavoro. Ma chi parla di sicurezza, per noi camionisti come per qualsiasi altro lavoratore, sa davvero le condizioni in cui viene svolto un trasporto? Una costruzione? Un impianto?“, racconta Marco. “Siamo in un mondo che vuole tutto e subito. Un mondo che non sa più aspettare, che si lamenta per ogni più piccolo e insignificante ritardo. Si  va ai mille allora e se non riesci a tenere il passo o non lavori scattano le penali. Spesso, soprattutto per chi fa un lavoro come il mio le conseguenze sono turni massacranti e corse contro il tempo per consegnare in orario e non far scattare, quando lo prevede il contratto e la bolla d’accompagnamento, sanzioni“.

Il 35enne, che da circa una decina d’anni lavora come autotrasportatore, sostiene inoltre come “ogni volta che accade un incidente in autostrada e c’è un camion coinvolto tutti puntano il dito sugli autotrasportatori. Ma vi posso garantire che sono i meno colpevoli. Spesso siamo di fronte a persone che fanno gincane nel traffico, usano la corsia d’emergenza per aggirare i rallentamenti, oppure rientrano tagliando la strada per mille e più motivi“. Di certo Marco non nasconde la problematica: “Molti colleghi sono stanchi e fiaccati da orari di lavoro che ti impediscono spesso di vedere e vivere la famiglia. Basta un momento di down per provocare un incidente. Ma non bisogna attaccarci, il vero nemico da combattere è questo sistema abbracciato e accettato da tutti e preteso da molti datori di lavoro“.