19 Maggio 2026
17:52
Avs su “carcere duro” a San Michele: “Un modello di rieducazione smantellato”
ALESSANDRIA – “La risposta del Governo all’interrogazione parlamentare presentata dal nostro parlamentare Marco Grimaldi sulla trasformazione del carcere San Michele di Alessandria conferma quello che denunciamo da mesi. Mesi in cui non è arrivata alcuna risposta e nessuna chiarezza, nonostante i lavori fossero già in corso. Altro che “nessun cambiamento”. Il Governo ammette, nero su bianco, che il San Michele rientra in un piano nazionale di riconversione degli istituti destinati al 41 bis”. Le parole sono di Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale e Giulia Marro, consigliere regionali AVS in Piemonte ed Eugenio Spineto, segretario provinciale di Sinistra Italiana Alessandria.
Gli esponenti del partito di sinistra spiegano anche come il Governo voglia “realizzare una sezione, non meglio specificata, di “Casa lavoro 41 bis. Cioè esattamente quello che abbiamo contestato fin dall’inizio: la trasformazione progressiva della struttura di Alessandria in un terminale del sistema del carcere duro”. A rendere tutto “grottesco“, spiega ancora Avs, la “replica del Ministero sul fatto che “la funzione rieducativa della pena non subirà restrizioni. Ma come si può dirlo seriamente? Parliamo di un carcere che, in un sistema che versa in condizioni sempre più drammaticamente inadeguate, negli anni era diventato un modello riconosciuto a livello nazionale per attività educative, formazione, lavoro, reinserimento sociale, cooperazione con il territorio. Un carcere in cui cooperative, associazioni, operatori e volontari avevano costruito percorsi reali. Un carcere che oggi viene svuotato, riconvertito e militarizzato pezzo dopo pezzo”.
La verità, continuano gli esponenti di Avs, è che “mentre il Governo scrive che nulla cambierà, nella realtà i detenuti vengono trasferiti in altre carceri piemontesi già sovraffollate, gli spazi vengono modificati, le attività sono ridotte, la scuola interrotta, il territorio continua a non essere coinvolto in nessuna scelta. La verità è che il Governo continua a usare la parola “sicurezza” per giustificare un modello esclusivamente repressivo del carcere. Ma smantellare percorsi educativi e relazioni sociali costruite in anni di lavoro è esattamente il contrario della sicurezza. E resta gravissimo il metodo. Il Ministero continua a prendere decisioni che cambiano profondamente il ruolo del carcere e l’impatto sulla città senza alcun confronto reale con istituzione ed enti locali – tenuti all’oscuro della riconversione del San Michele – operatori, associazioni, scuole, terzo settore e cittadinanza. Un carcere che rinuncia alla funzione rieducativa e al rapporto con il territorio non è un modello di sicurezza più avanzato. È soltanto un carcere più duro. E non basta fingere che nulla stia cambiando”.