Autore Redazione
lunedì
1 Febbraio 2016
12:48
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Politica - Alessandria

Tasse pubblicità: la strada più facile è la riduzione delle ‘categorie speciali’ poi il ‘buon senso’

Tasse pubblicità: la strada più facile è la riduzione delle ‘categorie speciali’ poi il ‘buon senso’

ALESSANDRIA – Sono tutti d’accordo, una soluzione al problema delle tasse sulla pubblicità ad Alessandria deve essere trovata. I margini di manovra sono pochi, ma sicuramente quello più incisivo riguarderà il regolamento comunale. Tutto il resto lascia pochi spazi o comunque tempi troppo lunghi. Manuela Ulandi, Presidente Confesercenti Alessandria, in una conferenza stampa aperta anche all’amministrazione e ai senatori alessandrini, Federico Fornaro e Daniele Borioli, ha ribadito il clima di estrema confusione che sta soffocando i commercianti. Un passaggio sottolineato anche dal presidente provinciale, Sergio Guglielmero, persuaso che i commercianti “non possano dedicarsi a un secondo lavoro, quello di spulciare norme e articoli per non incappare in sanzioni“. La vicenda, partita dalla fine dell’anno scorso, era scoppiata per le sanzioni sui cartelli saldi, e poi si è trascinata in queste settimana con una nuova ondata di verifiche su insegne e vetrine a seguito di una applicazione delle disposizioni che ha spiazzato i commercianti. Confesercenti quindi ha invocato un intervento rapido e un aiuto dei parlamentari che hanno delineato le possibili strade da intraprendere. 

Federico Fornaro, Senatore Pd, ha sottolineato come gli interventi legislativi, sebbene possibili abbiano siano armi spuntate: “sicuramente possiamo presentare un disegno di legge in quindici giorni, ma la possibilità che venga approvato entro la fine della legislatura è di uno a cento. Sicuramente possiamo agire in via emendativa, come nel caso dell’articolo 4 in cui si parla di una possibile suddivisione del  territorio in due categorie, una normale e una speciale. In questo caso, probabilmente, al tempo è stata estesa una categoria speciale al massimo, su tutto il territorio comunale, tenendo però molto bassa l’imposta. Qui secondo noi c’è una strada interessante in cui inserirsi e aiutare il commercio“.

E proprio su questo aspetto l’amministrazione potrebbe trovare uno spazio di manovra, come ha spiegato l’assessore alle Finanze, Giorgio Abonante: “esiste una categoria speciale che individua le aree considerate di pregio in città. Queste hanno una maggiorazione del 150%. Noi possiamo cambiare l’area destinata a categoria speciale anche perché praticamente tutta Alessandria è compresa in quella classificazione, anche le frazioni. Questo è un errore che si protrae dal 2005 e dobbiamo assolutamente intervenire. Questa cosa va fatta ed è l’unico elemento su cui si può intervenire in maniera incisiva. Con gli uffici stiamo già facendo le previsioni di mancato gettito“.

L’idea è quella di mantenere categoria speciale le zone storiche, come Corso Roma e via San Lorenzo, per esempio, ma di coinvolgere anche zone che fino a qualche anno fa potevano essere escluse, come via Giordano Bruno, come ha spiegato il commerciante alessandrino Simone Lumina: “via Giordano Bruno poteva essere meno appetibile dal punto di vista commerciale. Oggi invece la situazione è completamente cambiata e quindi potrebbe essere corretto applicare in quell’area la definizione di categoria speciale.” Chiaramente, sarebbero escluse da questa categoria le zone periferiche e le stesse frazioni. 

Altro ambito su cui agire, ha spiegato ancora Federico Fornaro, è quello interpretativo. “Io ho parlato con il viceministro Morando che ha dato disponibilità sulle eventuali questioni suscettibili di interpretazione. Questo è un aspetto importante e relativamente veloce, anche se, in realtà innanzitutto il buon senso dovrebbe essere una norma ante-legem“.

Una linea di azione condivisa anche dal senatore Daniele Borioli, convinto della necessità di una maggiore elasticità su alcuni aspetti che hanno seminato il panico tra i commercianti nelle ultime settimane, tanto da cancellare adesivi che riportavano la scritta “bar” o “tavola calda”. “Una parte della comunicazione commerciale – ha spiegato Borioli – non ha a che fare con la pubblicità ma rappresenta l’informazione essenziale da fornire al cliente“.

Diversamente il rischio è di fare i conti con vetrine mute o vuote come ha dichiarato preoccupata il sindaco, Rita Rossa: “le vetrine devono essere rilancio della città. Stiamo cercando di valutare le storture che possono essere corrette e a Ica abbiamo detto di essere meno rigidi possibili. Il dialogo con i commercianti è prezioso e con loro ci vogliamo confrontare per intervenire in qualche modo“. E in effetti in queste ore e nei prossimi giorni saranno serrati i confronti in questo senso. 

 Da ultimo una delle questioni aperte è quella degli accertamenti. “Stanno venendo fuori delle storture di applicazione – ha spiegato Manuela Ulandi. La ratio della norma comporta problemi economici ma anche un disagio burocratico. Un negozio non può sapere che promozioni fa. Noi vorremmo essere al fianco dei parlamentari per poter porre dei correttivi. Vorremo avere una situazione forfettaria anziché tante voci complicate anche da sapere con anticipo. Qui abbiamo il caos perché i negozianti si sono rivolti a noi per avere informazioni e siamo stati assaliti da commercianti terrorizzati”.

E proprio sugli accertamenti Lumina ha puntualizzato: “vorremmo maggiore chiarezza anche per evitare possibili ricorsi da parte dei negozianti“.

Intanto rimane da appurare come mai la vicenda sia esplosa improvvisamente. Se adesso la situazione con Ica, incaricata di controllare la situazione pubblicitaria e riscuotere le tasse, è chiara, ha spiegato Abonante, occorre invece capire cosa sia accaduto in passato quanto la gestione era affidata ad Aspal.

Tutti d’accordo insomma e ora, chiedono i commercianti, occorre fare in fretta cominciando a modificare il regolamento comunale. 

Fabrizio Laddago

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