La regista pavese Claudia Palermiti trionfa al Tulipani di Seta Nera: premiato il videoclip “Casa in Costruzione”
PAVIA – Un riconoscimento nazionale che intreccia cinema, musica e impegno sociale. La regista pavese Claudia Palermiti è stata premiata a Roma con il Premio Sorriso Rai Cinema Channel nell’ambito della XIX edizione del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera, una delle più importanti manifestazioni italiane dedicate alla cinematografia sociale e alle opere capaci di affrontare temi legati ai diritti umani, all’inclusione e alle fragilità contemporanee.
Sul palco, accanto alla regista, anche il cantautore Massaroni Pianoforti, autore del brano “Casa in Costruzione”, da cui nasce il videoclip vincitore: un’opera intensa, poetica e profondamente cinematografica che affronta il tema della violenza psicologica e culturale contro le donne attraverso immagini evocative e una narrazione emotiva e simbolica.
Il videoclip è arrivato in finale accanto a produzioni firmate da artisti di primo piano della scena musicale italiana, tra cui Lucio Corsi con “Volevo essere un duro”, Dargen D’Amico e Arisa, presente con la colonna sonora del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. Un contesto artistico di altissimo livello che ha rappresentato per la regista pavese un’importante occasione di confronto con professionisti del cinema, autori e operatori del settore.
“Per me è stata un’occasione speciale non solo per presentare il mio lavoro, ma anche per dare voce a uno sguardo cinematografico molto personale“, racconta Claudia Palermiti.
“Casa in Costruzione” prende ispirazione dal concept dell’album “Maddi” di Massaroni Pianoforti e racconta la storia di Maddy, una donna contemporanea che si trasferisce con il compagno in un casale ancora incompiuto. Quella casa in costruzione diventa progressivamente metafora di una relazione fondata sul controllo e sulla riduzione identitaria.
Nel videoclip la figura maschile non compare mai direttamente in scena: esiste solo nel controcampo, nella tensione invisibile che attraversa lo sguardo della protagonista. Attraverso gli occhi di Maddy emergono umiliazione, pregiudizio e una violenza sottile e quotidiana che non lascia segni visibili ma incide profondamente sull’identità femminile.
Elemento centrale dell’opera è la danza, che diventa gesto simbolico di resistenza, autodeterminazione e rinascita. Nel finale, la protagonista sceglie di abbandonare quello spazio oppressivo attraversando i campi, trasformando così il luogo dell’incompiutezza in possibilità di libertà.
Dietro il progetto c’è un intenso lavoro collettivo costruito su relazioni artistiche profonde. Centrale la collaborazione con il direttore della fotografia Michele Vairo, autore di una fotografia intensa e materica, capace di tradurre in immagini l’universo interiore immaginato dalla regista. “Michele riesce a dare vita a ciò che penso, ai personaggi che scrivo, alle emozioni che immagino“, spiega Palermiti. “La sua fotografia ha dato forza poetica alle immagini e ha reso visibile il mondo interiore della protagonista”.
Importante anche il contributo creativo di Francesca Manuele, che ha accompagnato la costruzione emotiva e narrativa del videoclip contribuendo a rendere credibile e immersiva la tensione del controcampo, elemento chiave dell’opera.
Grande attenzione è stata dedicata anche al lavoro con gli attori. A interpretare Maddy è l’attrice Agata Bervini, diplomata alla Paolo Grassi, scelta dalla regista per la profondità emotiva e la sensibilità interpretativa. Accanto a lei la ballerina Giulia Ravaioli, proveniente dal teatro danza, che attraverso il gesto corporeo ha incarnato la dimensione più profonda e simbolica del personaggio femminile. “Ogni immagine nasceva come scena completa di un film», racconta ancora la regista. «Nel videoclip vediamo frammenti di una storia molto più ampia. Le scene sono state preparate come vere sequenze cinematografiche, tanto da scegliere di lasciare anche il parlato all’interno del videoclip: una scelta rischiosa, non convenzionale, ma necessaria per restituire autenticità emotiva“.
Fondamentale anche la scelta della location: le riprese sono state realizzate in un antico casolare nelle campagne vicino a Mede, nel territorio pavese, una dimora ancora in fase di recupero con stanze affrescate e atmosfere sospese che hanno restituito perfettamente il senso evocativo della “casa in costruzione”. “Sono profondamente legata alle location“, spiega Palermiti. “Le cerco con attenzione perché diventano parte integrante della narrazione. Quel luogo sembrava custodire già la storia che volevo raccontare“.
Il progetto nasce inoltre dalla lunga collaborazione artistica tra Claudia Palermiti e Massaroni Pianoforti. “Con Gianluca Massaroni esiste un rapporto costruito nel tempo attraverso fiducia, stima reciproca e pazienza creativa“, racconta la regista. “In “Casa in Costruzione” si è creato un ponte naturale tra racconto musicale e visione cinematografica“.
Per Claudia Palermiti il premio assume anche un valore simbolico legato al suo impegno culturale sul territorio pavese, dove è direttrice artistica del Videoslam Cinefestival.
“Questo riconoscimento arriva mentre porto avanti il mio lavoro culturale a Pavia. Poter riportare sul territorio un’esperienza così importante mi dà ancora più forza e responsabilità nel continuare a costruire cultura, immagini e occasioni di confronto attraverso il cinema“.
La XIX edizione del Festival Tulipani di Seta Nera, presieduta da Diego Righini e diretta da Paola Tassone, ha visto la partecipazione di oltre 540 opere provenienti da tutto il mondo, dedicando ampio spazio ai temi della violenza di genere, del bullismo e delle fragilità sociali. Testimonial dell’edizione 2026 sono stati gli attori Antonia Liskova e Alessio Vassallo.
“Oggi il cinema ha il dovere di affrontare temi potenti e necessari”, conclude Palermiti. “Credo che l’arte abbia il compito di creare consapevolezza ed empatia. La cosa che mi ha emozionata di più durante la premiazione è stata vedere negli sguardi della giuria e del pubblico la comprensione autentica di ciò che una donna vive interiormente. È lì che il cinema diventa davvero necessario“.