Morta dopo le dimissioni dal Pronto Soccorso di Novi, Verdi: “Ingaggiare gettonisti solo per estrema necessità”

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Anche la sezione provinciale di Europa Verde-Verdi è intervenuta sul caso della 76enne mancata dopo essere stata dimessa dal Pronto Soccorso di Novi Ligure, una vicenda che “ci fa riflettere sulla situazione della sanità negli ospedali di provincia e non solo” ha sottolineato Giulia Bovone, co-portavoce di Europa Verde-Verdi per la provincia
di Alessandria.

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“Svalutati da turni massacranti, pazienti a volte violenti, e poche garanzie. Questa è la vita di un professionista della sanità. Medici, infermieri, biologi o farmacisti che operano in questo delicato settore, si trovano giornalmente a doversi scontrare con un sistema che non tutela la loro professionalità. L’evidente mancanza di personale medico ed infermieristico, accentuata nei periodi di ferie, ha fatto nascere il fenomeno del “medico a gettone”, che permette sicuramente un risparmio monetario per l’azienda sanitaria, ma che presenta dei limiti che vanno a danno del paziente, venendo a mancare un riferimento continuativo nella storia sanitaria di ciascuno. E’ ormai dato assodato che in Italia il numero dei medici non è sufficiente a coprire il fabbisogno delle aziende ospedaliere, con il rischio di un peggioramento della situazione, man mano che la popolazione invecchia”.

“Abbiamo necessità di investimenti nella Sanità” ha aggiunto Raoul Oliva, co-portavoce provinciale – “anche se la direzione di ASL AL ha smentito le voci di una chiusura dei Pronto Soccorsi di Acqui Terme e Tortona siamo preoccupati della situazione attuale come confermato dalle difficoltà, reali ed oggettive, al pronto soccorso di Alessandria e non pensiamo che il ricorso alla Sanità privata sia l’unica soluzione”.

“Nei pronto soccorso la situazione è drammatica, noi tutti ci aspetteremmo di trovare proprio nel momento in cui è necessario fare una diagnosi tempestiva, del personale medico altamente formato e con esperienza. Per i medici e le altre figure professionali sanitarie non si può avere lo stesso metodo di reclutamento con cui si assume un cameriere stagionale per le vacanze di Natale. Gli Ordini professionali sanitari devono intervenire. In primis, per ottenere stipendi congrui alla responsabilità di queste figure professionali. Fare poi una programmazione in collaborazione con le Università per garantire un numero adeguato di nuovi medici e personale sanitario, limitare le figure assunte “a gettone” solo per estrema necessità. La sanità non deve diventare un terreno da “mercenari”.