CORRIEREAL – Ma davvero chi lavora in Amazon deve correre per 8 ore filate a tempo di rock, con il timer che misura ogni suo movimento, e senza neanche potersi permettere di fare la pipì? E’ vero che tanti sono lavoratori ‘somministrati’, ovvero assunti tramite agenzie interinali, e che non si possono neppure ammalare, pena la perdita immediata del lavoro?

Si moltiplicano, soprattutto on line, le inchieste e i reportage sull’enorme struttura alla periferia di Piacenza, a Castel San Giovanni, dove a pieno regime lavorano circa 3 mila persone, fra dipendenti diretti e lavoratori ‘interinali’. Fra questi ultimi, anche circa 300 alessandrini che, da un mese a questa parte, affrontano un viaggio non brevissimo (circa 90 chilometri) per lavorare in questa sorta di fabbrica ‘4.0’ ammantata di fascino, dicerie, misteri. Sono come i 300 delle Termopili, questi nostri concittadini? E chi sono, come vengono selezionati, e cosa pensano davvero del lavoro che stanno svolgendo? Continua dopo il banner

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Uno di loro, Alessandro Gavazza, ha accettato di raccontarci la sua esperienza lavorativa, che per molti versi appare anche ‘paradigmatica’ della generazione dei ‘millennials’: i trentenni di oggi, recentemente oggetto anche di polemiche politiche e non, dopo le non felici esternazioni del ministro del Lavoro Poletti. (L’articolo integrale QUI)