PROVINCIA ALESSANDRIA – I voucher sono nel mirino dei sindacati. Ieri Susanna Camusso, leader della Cgil, li ha paragonati ai ‘pizzini’ che retribuiscono qualsiasi attività e per questo ha chiesto la loro immediata eliminazione. Lo strumento secondo le parti sociali ha infatti alimentato il lavoro sommerso e ha inquinato ancora di più il settore dell’occupazione.
Dalle scelte che si sono susseguite negli anni (Governi Berlusconi e Monti) era prevedibile lo snaturamento dell’originaria finalità virtuosa dell’istituto – ha spiegato Guglielmo Loy, Segretario Confederale Uil – e cioè dare legittimità a rapporti di lavoro, occasionali (ogni tanto) e accessori (non insiti nella ragione sociale dell’impresa) che nella stragrande maggioranza dei casi venivano regolati (si fa per dire) informalmente (nero e dintorni).  E così, a fronte dell’alternanza che negli anni hanno subito tutte le tipologie contrattuali (sia di natura subordinata che autonoma), il lavoro accessorio è stato il solo che è andato aumentando anno dopo anno. Conoscendo ormai quali sono le caratteristiche di questo istituto (tra cui le principali sono la forte concorrenzialità a livello di costo del lavoro, rispetto alla pletora di tipologie contrattuali esistenti e l’assenza di tassazione), il richiamo al suo utilizzo è stato e continua ad essere molto elevato da parte dei committenti. Certamente al grande numero di persone coinvolte (oltre 1,5 mln), fa da contraltare un “fatturato” relativamente basso (costo del lavoro) rispetto al dato generale generato da altre tipologie contrattuali. Tuttavia, è bene segnalare sia che la costante crescita rischia di rendere residuale il buono lavoro, sia che 150 milioni di ore (stima 2016) sono più di un terzo di tutte le ore erogate dal sistema della Somministrazione (agenzie per il lavoro).”

Come emerso nell’ultimo rapporto Uil, sull’impiego dei voucher, è emersa la crescita, a ritmi meno vertiginosi degli ultimi 2 anni, con un aumento previsionale del 26,3% rispetto al 2015. I voucher sono la punta di un iceberg ben più grande. L’economia dei lavoretti viaggia con altre velocità e sta, sempre più, caratterizzando parte importante della nostra economia. È li, in particolare, che si dovrebbe porre attenzione: il vasto mondo che sta nel mezzo tra il lavoro autonomo (vero) e quello subordinato, caratterizzato da lavori senza regole, con retribuzioni unilateralmente decise dal datore di lavoro e tutele sociali quasi nulle. Continua dopo il banner

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Tra le prime 5 Regioni per quantitativo più alto di voucher venduti nel 2016 troviamo: la Lombardia (27 milioni), il Veneto (18,5 milioni), l’Emilia Romagna (18,2 milioni), Piemonte (11,9 milioni) e la Toscana (10,6 milioni). Diversa la prospettiva regionale se guardiamo agli aumenti rispetto al 2015: l’incremento più alto in Campania (+43,7%), seguita dalla Sicilia (+39,1%) e dalla Toscana (+32,1%).

Nel 2016 la provincia di Alessandria si è collocata al 51esimo posto in Italia con 929.773 voucher venduti.

È uno dei tanti segnali della difficoltà occupazionale registrato in provincia, ha spiegato Aldo Gregori, segretario provinciale della Uil, che non ha nascosto i timori anche per l’anno nuovo: “siamo sempre con un indice di disoccupazione superiore all’11%, secondi, in Piemonte, solo a Torino. Abbiamo chiuso il 2016 male e iniziamo il nuovo sempre con ferite aperte. La situazione Borsalino, le Terme di Acqui, la Mondial sono tutte questioni da risolvere a cui si aggiunge il problema del Terzo Valico dove tutto è fermo dove, se non si crea un piano industriale ben definito, si perdono occasioni. Al momento altre realtà stanno investendo sulla logisitca e il nostro territorio viene tagliato fuori, nonostante i richiami di Cgil, Cisl e Uil a investire sulla provincia con ricadute reali”.

A preoccupare Aldo Gregori anche l’affanno dell’export, “un dato che manteneva il settore economico della provincia e rappresentava il fiore all’occhiello del territorio. Purtroppo in questo caso pesano la crisi internazionale e anche l’incertezza sulle politiche americane.” Per il segretario della Uil però ci sono anche aspetti positivi che stanno emergendo. È il caso della università del Piemonte Orientale, classificata tra i dieci migliori atenei italiani: “una bella notizia, un segnale di vivacità che però deve essere sfruttata alimentando innovazione e indotto sul territorio”.