Autore Redazione
martedì
19 Maggio 2026
12:24
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Cronaca - Alessandria

Pasero (Fiab) difende Vento: “Critiche siano costruttive, pista ciclabile simile ad altre in tutta Europa”

Pasero (Fiab) difende Vento: “Critiche siano costruttive, pista ciclabile simile ad altre in tutta Europa”

PROVINCIA DI ALESSANDRIA – La posizione del professore di Fisica dell’Università del Piemonte Orientale, Pietro Antonio Grassi, sulla modalità di realizzazione della ciclovia “Vento”, la pista ciclabile che collega Torino a Venezia, sta facendo discutere. Il professore ha manifestato forti perplessità per la scelta di usare colate di catrame per coprire la terra che prima caratterizzava diversi tratti. I dubbi sono legati alla trasformazione prepotentemente “a misura d’uomo”, senza considerare troppo i luoghi naturali, e alla sfiducia, in prospettiva, di una corretta manutenzione proprio delle strade asfaltate con gli inevitabili rischi per i ciclisti. La visione di Pietro Anotnio Grassi però è stata criticata da Claudio Pasero, cicloviaggiatore e vicepresidente FIAB Alessandria. In un articolato ragionamento spiega la ratio della nuova pista ciclabile e difende le scelte fatte finora per la sua realizzazione:

“Conoscendo bene il tracciato del progetto VenTo, avendolo percorso anche più volte interamente in Piemonte e in molti tratti nelle altre regioni, e avendone mappato parecchi tratti anche su Google Street View all’interno di un progetto regionale – spiega – vorrei controbattere smentendo alcune affermazioni e precisando alcuni punti che nell’articolo vengono ignorati.

Innanzitutto gli argini del Po e i sentieri su cui è stato tracciato l’itinerario di VenTo non erano e non sono (perchè non tutto è stato realizzato) strade bianche: in parte erano argini erbosi o inghiaiati anche con grossi ciottoli, in parte argini già asfaltati, in parte sterrati fangosi dopo le piogge, in parte sentieri appena tracciati e praticamente inaccessibili, in parte alzaie vietate al transito anche dei pedoni; solo una piccola parte può rientrare nella categoria delle cosiddette “strade bianche”, così come sono ormai “codificate” a partire da quelle tipiche della provincia di Siena e che sono per fondo, larghezza e percorribilità tutt’altra cosa.
In secondo luogo per valutare correttamente un progetto bisognerebbe partire dalle sue finalità; VenTo vuole essere una dorsale ciclabile che attraversa l’Italia del nord destinata a favorire il turismo in bicicletta, pratica radicata da decenni in Europa ed embrionale ma in forte espansione anche in Italia, progettata – come si legge sul sito del Politecnico di Milano – con “l’obiettivo di favorire il turismo lento, riqualificare i territori fluviali e creare nuove opportunità per l’economia locale”. Un turismo costituito non solo da praticanti allenati, ma anche da famiglie  e da persone di tutte le età che scelgono di non viaggiare in automobile ma in bicicletta, soprattutto in integrazione col treno.
Quindi una sorta di “autostrada per le biciclette” da cui diramare mille altri percorsi possibili, su cui poter percorrere anche lunghe distanze, e su cui la scelta del fondo asfaltato è del tutto coerente; asfalto che nelle zone di particolare pregio come all’interno del Parco del Po è di tipo drenante, meno impattante ma comunque sicuramente migliore del fondo naturale.
Sarebbe infine opportuno, per valutare la correttezza della scelta del fondo adottato, confrontarlo con progetti analoghi, che per ora in Italia non ci sono, e quindi con infrastrutture analoghe in Europa. La premessa necessaria è che le ciclovie lungo i grandi fiumi, in quanto in larga parte pianeggianti, offrono le migliori opportunità per la creazione delle direttrici e delle reti prioritarie destinate al cicloturismo. Non a caso spesso coincidono con la rete di Eurovelo,  il progetto europeo – di cui in Italia è referente la FIAB – che comprende 17 itinerari di lunga percorrenza che attraversano l’intero continente. Di questo progetto VenTo fa parte, insistendo sul “corridoio” di Eurovelo 8, che in 7500 km da Cadice arriva a Cipro. Lungo i grandi assi fluviali, dalla Loira al Reno, dall’Elba alla Drava, dal Danubio alla Mosa corrono, spesso su entrambe le sponde, ciclovie su nastri scorrevoli e quasi interamente asfaltati che connettono le città e che danno la possibilità di inoltrarsi nei territori attraversati grazie poi ad una fitta rete di percorsi secondari con diverse tipologie e con diversi gradi di difficoltà. Quindi, concludendo, ben vengano le critiche se costruttive, ma che abbiano perlomeno contezza del contesto di cui si parla”.
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