Autore Redazione
martedì
16 Giugno 2026
10:37
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Cronaca - Eventi - Incontri - Casale Monferrato

Il calcio torna romantico con “Abbecedario pallonaro” a San Salvatore

Il calcio torna romantico con “Abbecedario pallonaro” a San Salvatore

SAN SALVATORE MONFERRATO – Il terzo appuntamento della rassegna “Notti d’estate al parco torre” a San Salvatore Monferrato sarà un viaggio nostalgico, scanzonato e decisamente fuori dagli schemi. Venerdì 19 giugno, alle 21.15, sul palco, un duo d’eccezione composto da Luca Farinotti e Andrea Villa, accompagnati dal giornalista Fabrizio Laddago, guiderà il pubblico alla scoperta di un progetto unico nel suo genere. Si parla di un libro, certo, ma soprattutto di un gioco teatrale e letterario sospeso tra i racconti del calcio romantico e le più incredibili leggende metropolitane che hanno popolato i bar e le gradinate di un tempo.
Il cuore della serata sarà l'”Abbecedario pallonaro. Da Aaltonen a Zubizarreta“, un’opera nata quasi per gioco e che, pur avendo trovato la via della stampa, ha voluto mantenere intatta la sua anima ludica e interattiva. Con uno spirito che oscilla abilmente tra il realismo e la magia, il ribelle e l’alcolico, l’accademico e il surreale, l’incontro si propone di esplorare gli splendori, le miserie e le storie fantastiche che compongono il nostro personale alfabeto del calcio.

Sarà un percorso suggestivo capace di mischiare narrazione pura e fotografie sbiadite, cori da stadio e memorie fumose di osteria, per ricostruire le traiettorie umane e sportive di ventisei calciatori, uno per ogni lettera dell’alfabeto. Si passerà così dalla meteora Aaltonen all’iconico portiere Zubizarreta, incrociando i destini e le magie di giganti come Baggio, Charles, Tevez e Yashin, ma anche i miti di culto come l’oggetto misterioso Luís Sílvio Danuello, le follie di Edmundo, la sregolatezza di Friday e l’epica panchina di Béla Guttman.
Non mancheranno i dribbling di Hatzipanagis, le storie dimenticate di Índio da Luz, i balletti attorno alla bandierina di Juary, la grinta di Kempes, la generosità di Lodetti e il talento incompiuto di Macina. E ancora, l’eleganza di Nakata, la genialità tormentata di Ortega, le corse di Pagano, le strane parabole di Raposo, i colpi di testa di Skuhravý, fino alle geometrie di Uribe, alla folta chioma di Valderrama, alle treccine colorate di Taribo West e alle giocate di Xavier.
Un appuntamento imperdibile per chiunque abbia nostalgia di quel calcio pane e salame, dove i campioni erano prima di tutto uomini, le maglie non avevano ancora i nomi e la linea che separava la realtà dal mito era magnificamente sottile.

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