Il ritorno di Papa Leone nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, la casa di Sant’Agostino
PAVIA – Da fuori la basilica appare severa, quasi schiva, con la sobrietà tipica del romanico lombardo. Ma basta varcare la soglia per trovare una luce che sorprende chi entra per la prima volta a San Pietro in Ciel d’Oro. È qui, tra queste navate che custodiscono santi, re e filosofi che sabato arriverà Papa Leone XIV. Un ritorno, più che una visita.
Perché il Pontefice, agostiniano, a questa basilica è legato da sempre. Era già stato a Pavia, l’ultima volta da Cardinale, nel febbraio del 2024. E chi lo ha incontrato ricorda bene la promessa fatta ai fedeli pavesi: sarebbe tornato: “Oggi quella promessa si realizza“.
La ragione è semplice e profonda allo stesso tempo. Papa Leone XIV si considera infatti “un figlio spirituale di Sant’Agostino”, come spiega padre Antonio Baldoni. Prima di essere eletto Pontefice, Robert Francis Prevost è stato priore generale dell’Ordine agostiniano e nei suoi discorsi il pensiero del santo africano ricorre continuamente.
“Viene quasi per un debito di riconoscenza“, spiega padre Antonio Baldoni. Un tributo al santo che ha ispirato la sua vocazione e la sua visione della Chiesa. Una spiritualità fondata sulla comunione, sull’interiorità, sull’umiltà e sull’amore per la Chiesa. “Agostino invitava ad avere un cuore solo e un’anima sola, a cercare la verità dentro se stessi prima che nelle apparenze, a costruire comunità fondate sull’umiltà e sul servizio”.
Ed è proprio la presenza di Sant’Agostino a rendere unica questa basilica. L’edificio che oggi domina uno degli angoli più suggestivi di Pavia risale al 1132, ma il legame tra Sant’Agostino e Pavia ha radici ancora più profonde. Già nel VI secolo esisteva infatti una chiesa che custodì le reliquie del santo, trasferite a Pavia tra il 721 e il 725 per volontà del re longobardo Liutprando. Fu lui a riscattare le spoglie di Agostino da Cagliari e a portarle nella capitale del Regno longobardo, sottraendole al rischio di cadere in mani nemiche.
Da allora Agostino è diventato, in qualche modo, anche un cittadino pavese. “Non mise mai piede in città da vivo – visse tra l’Africa, Roma e Milano, dove avvenne la sua conversione – ma da oltre tredici secoli il suo corpo riposa qui, facendo di Pavia una meta di pellegrinaggio e un punto di riferimento per il mondo agostiniano”.
San Pietro in Ciel d’Oro custodisce però anche altre figure che hanno attraversato la storia. Qui si trovano le spoglie di Severino Boezio, filosofo, matematico e uomo politico romano fatto uccidere nel 525 dal re ostrogoto Teodorico, e dello stesso Liutprando, il sovrano che volle portare Agostino a Pavia.
La fama della basilica ha attraversato i secoli. Dante la cita nella Divina Commedia, unico edificio religioso menzionato esplicitamente nel poema. La conoscevano Petrarca e Boccaccio, che ambientò proprio qui una delle novelle del Decameron. Segno dell’importanza che questo luogo aveva già nel Medioevo, quando era frequentato da studiosi, pellegrini e sovrani.
Dal 1327 la basilica è affidata agli agostiniani, arrivati a Pavia per volontà di Papa Giovanni XXII. E proprio gli agostiniani fecero realizzare, nel XIV secolo, uno dei capolavori dell’arte gotica lombarda: l’Arca di Sant’Agostino, il monumento marmoreo che domina il presbiterio e custodisce le reliquie del santo. Una straordinaria macchina scultorea che racconta la sua vita, i suoi miracoli e la devozione che nei secoli ha accompagnato la sua figura.
Sabato, dunque, Papa Leone XIV non tornerà soltanto in una delle più belle chiese romaniche della Lombardia. Tornerà nella casa di Sant’Agostino, il maestro spirituale che continua a ispirarne il pontificato. E Pavia, ancora una volta, si ritroverà al centro di una storia che attraversa tredici secoli e arriva fino ai giorni nostri.