20 Giugno 2026
19:55
Il Papa esalta la “Bellezza esigente di Pavia”. Poi l’invito: “Prendetevi cura della città e delle persone”
PAVIA – Lottare contro il degrado e l’ analfabetismo civico, esorta il Papa incontrando la cittadinanza in Piazza Vittoria a Pavia. Il Pontefice ha rivolto un invito alla cittadinanza attiva puntando su pace, civismo, solidarietà e concetto di cura, sottolineando il valore anche della Costituzione italiana. “Poiché il popolo è responsabile dello spazio pubblico, davanti alle sfide attuali chiediamoci che cosa fortifica e che cosa erode le nostre case: domandiamoci che cosa rende stabile e che cosa ferisce la nostra società. Altrimenti, ciò che è di tutti rischia di diventare di nessuno: quando l’indifferenza sembra disgregare la nostra comunità, occorre rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina”. “Dinanzi a forme di degrado e di analfabetismo civico, – ammonisce Prevost – siamo chiamati a condividere linguaggi di dedizione e di servizio, che custodiscono piazze, parchi, strade come luoghi di incontro per eccellenza. Questa buona cittadinanza sa coltivare la concordia attraverso il dialogo e l’incontro costruttivo tra le persone e le culture che animano Pavia”. Leone, in un passaggio particolarmente applaudito, ha invitato “ciascuno a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti in cui lavoro e dove trascorro il tempo libero. Mi interessa questa pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato, sentendosi in armonia con la natura”.
No a logiche di “profitto” o di “dominio”, ammonisce il Papa parlando alla cittadinanza di Pavia. “Non si può credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede. Con questa fiduciosa apertura, – osserva – la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo”. “Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita”, sottolinea Prevost.
“Cercare il bene comune, non gli interessi di parte”. Ha continuato il Papa parlando alla cittadinanza di Pavia in Piazza Vittoria. “Il nome ‘città’, dal latino civitas, indica, oltre che un luogo, una condizione umana: la città è una per tutti, è singolare e plurale. Il popolo che la abita vi costituisce una società, cioè un organismo che dev’essere ben ordinato nelle sue relazioni e nelle sue leggi”, osserva Leone che cita la Carta Costituzionale. “Essere sociali – scandisce Prevost – significa essere solidali, comportandosi da autentici soci: motivati dal bene comune e non da interessi di parte. I cittadini sono sempre concittadini! Difatti, si chiama appunto “Comune” l’ente democratico che si prende cura della città, promuovendo il benessere di quanti vi abitano”.
“Basta odio tra Paesi, vogliamo vivere in pace”, ha ammonito il Papa parlando in piazza del Duomo a Pavia. “Abbiamo sentito un momento fa dell’importanza della speranza e della pace. Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza”, ha detto Leone parlando a braccio. In piazza tanti bambini degli oratori e la comunità sudamericana. Le autorità hanno conteggiato 1500 persone. “Come ci ha detto Sant’Agostino, se vogliamo cambiare i tempi se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare da noi stessi. Vuol dire basta con parole di odio, basta con insulti, con il bulling, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità fra i paesi – ha ammonito. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. Ai ragazzi degli oratori, Leone ha sottolineato: “Ragazzi perseverate, partecipate, cercate di costruire autentica amicizia. Non amicizia solo con lo schermo, con il telefonino autentica amicizia di persona. E così troveremo che Gesù davvero vive fra noi. Gesù sarà presente. Allora grazie a tutti voi vi do la benedizione e vi incoraggio davvero a vivere in questa gioia di essere discepoli di Gesù”.
“E’ stata una visita bellissima. A casa, e’ tornato a casa, come negli anni passati quando è stato un frate agostiniano, è venuto qua come a casa e anche oggi è entrato nella cucina, come a casa”. Padre Joseph Farrell, priore degli agostiniani, racconta l’incontro che l’ordine di Prevost ha avuto con lui a Pavia. “Non è stata un’entrata formale, solenne, ma come un confratello che è tornato a casa. Certamente è vestito un po’ differente, ma è tornato come nostro confratello. Abbiamo avuto quell’incontro con lui nel refettorio, parlando un po’ per vedere come sta”, racconta.