5 Agosto 2026
18:59
Rinnovo autorizzazione ambientale a Syensqo: la reazione dei Comitati e di Sinistra Italiana
ALESSANDRIA – “Sei anni per decidere di prendere altro tempo“. Il Comitato Ce l’ho nel sangue-Giustizia per Spinetta e per la Fraschetta (l’unione dei Comitati Stop Solvay, Vivere in Fraschetta e Greenpeace, ndr) ha commentato così il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale alla multinazionale Syensqo, annunciato con un comunicato congiunto dalla Provincia e dal Comune di Alessandria insieme ad Asl e Arpa.
“Apprendiamo che è prevista la dismissione del cC6O4 entro gennaio, un monitoraggio esterno più continuativo, nuove prescrizioni sui camini e ulteriori misure di controllo sulle emissioni.
Prendiamo atto di questi elementi, che arrivano dopo anni di mobilitazioni, denunce, studi indipendenti e pressioni esercitate da cittadini, comitati e associazioni. Ma mentre si annuncia la fine del cC6O4, si autorizza la prosecuzione delle emissioni di PFAS e composti fluorurati per anni ancora, attraverso un percorso graduale che arriverà fino al 2030. Per noi questo è il cuore della questione”.
“Perché la Fraschetta non è una zona di sacrificio, non è il luogo dove si può continuare a scaricare il costo delle attività industriali in attesa che arrivino tempi migliori. In questi anni abbiamo scoperto di avere PFAS nel sangue. Abbiamo visto confermata la contaminazione di aria, acqua e suolo. A novembre inizierà un processo per disastro ambientale. Eppure la risposta delle istituzioni continua a essere la stessa: ancora tempo. Tempo che però non stanno facendo perdere a loro stessi. Lo stanno facendo perdere a una comunità che da anni convive con le conseguenze della contaminazione. A persone che hanno scoperto di avere PFAS nel sangue. A un territorio che continua ad aspettare bonifiche, tutele sanitarie e risposte”.
Il comitato Ce l’ho nel sangue ha poi rimarcato che “ancora una volta, non si parla di bonifica. Non si parla di come restituire sicurezza a un territorio contaminato. Non si parla di come rimuovere gli inquinanti che per decenni sono finiti nell’ambiente. Non si parla di come affrontare l’eredità lasciata da anni di produzioni che oggi tutti riconoscono come problematiche. A noi sembra assurdo che, dopo tutto quello che è emerso, si continui a ragionare su quanti anni concedere alle emissioni invece che su come fermarle nel più breve tempo possibile. La nostra posizione non cambia: non ci interessa sostituire un PFAS con un altro. Ci interessa fermarli, tutti. Per questo continueremo a chiedere ciò che chiediamo da anni: stop alla produzione e all’utilizzo dei PFAS, vecchi e nuovi, bonifica integrale del territorio, tutela sanitaria reale per la popolazione esposta. Si è scelta la strada del compromesso, concedendo l’ennesima autorizzazione a proseguire un modello industriale che ha già prodotto conseguenze gravissime per questo territorio, ma la Fraschetta non è disposta a diventare la discarica di Solvay”.
“La conclusione della Conferenza dei Servizi e il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale” ha aggiunto Sinistra Italiana “non chiudono la vicenda PFAS. Semmai aprono una fase nuova, in cui le istituzioni saranno chiamate a dimostrare se le parole spese in questi anni sulla tutela della salute e sulla bonifica del territorio erano impegni reali oppure semplici dichiarazioni. Le istituzioni celebrano un percorso di riduzione progressiva delle emissioni, mentre noi continuiamo a porci una domanda molto semplice: se i PFAS rappresentano un rischio per l’ambiente e per la salute, perché dovrebbero continuare a essere emessi ancora per anni? La dismissione del cC6O4 è certamente un fatto rilevante. Ma non basta. Perché altri PFAS continueranno a essere presenti nei processi produttivi. Perché gran parte degli obiettivi indicati dagli enti arriveranno soltanto tra il 2027 e il 2030″.
“Tra salute ora e giustizia ambientale subito si è scelto di avvelenarci ancora un po’. Dolcemente fino al 2030, poi si vedrà”, dichiara Eugenio Spineto, segretario provinciale di Sinistra Italiana Alessandria. “Abbiamo sentito ripetere che la priorità era la salute pubblica, che occorreva superare le produzioni nocive, che bisognava arrivare alla bonifica del territorio. Oggi ci troviamo davanti a un provvedimento che introduce limiti più restrittivi e controlli più stringenti, ma che continua a consentire la prosecuzione di attività che hanno già prodotto una delle più gravi contaminazioni ambientali del nostro Paese. Il punto politico resta tutto qui. Continueremo a sostenere il lavoro dei comitati e delle associazioni che hanno costretto le istituzioni a intervenire e che hanno impedito che questa vicenda venisse archiviata nel silenzio. Allo stesso tempo continueremo a chiedere ciò che oggi ancora manca: una bonifica vera, la presa in carico sanitaria delle persone esposte, il completamento degli studi epidemiologici e un percorso credibile di uscita dalle produzioni PFAS. La partita dei PFAS si chiuderà soltanto quando la salute delle persone verrà messa definitivamente davanti agli interessi di chi ha inquinato questo territorio”.
“Perplesso”, infine, il presidente dell’associazione Pro Natura, Pier Luigi Cavalchini: “Si tratta di una cambiale in bianco che l’autorità competente firma sulla fiducia di tutta una serie di passi progressivi, dalla chiusura di tutte (ma proprio tutte) le produzioni inquinanti e pericolose a base PFOA, all’impegno a rispettare soglie massime per prodotti di lavorazione in uscita, fino a una tutela delle acque in fase di prelievo e uscita. Si dà per scontato che si andrà verso una soluzione concordata e condivisa, facendo intravvedere nuovi spiragli. Vorremmo fosse così e, per questo, vorremmo che ci fossero impegni chiari rispetto a nuove produzioni non inquinanti, alla necessità non derogabile di intervento sulle diverse discariche pericolose presenti sul territorio e legate alla storia degli impianti chimici che si sono succeduti nel tempo. Per ora ci limitiamo a chiedere la stretta applicazione di questi impegni, dando per scontato che la Rete di Istituzioni che garantisce questa autorizzazione sappia far valere tempi e modalità degli impegni stipulati. Infine, da parte nostra, vista la collaborazione con “Laboratorio Synthesis” e Città Futura” una attenzione particolare alle maestranze, di qualsiasi livello e categoria, interne ed esterne all’azienda. Un patrimonio importante per il territorio se davvero valorizzato con la chiusura di tutte le lavorazioni inquinanti e con la promozione di nuove proposte industriali di qualità che vorremmo davvero realizzate. Ora vedremo gli sviluppi di questo “patto di rilancio” che dovrà essere rispettato in ogni sua parte, pena la definitiva chiusura di ogni spazio di collaborazione con il territorio, la sua gente e il mondo del lavoro che rappresenta”.