17 Agosto 2026
10:04
Incendi boschivi in Piemonte, Arpa monitora la qualità dell’aria: aumentano le polveri sottili
PIEMONTE – Gli incendi boschivi che nelle ultime settimane hanno interessato diverse zone del Piemonte hanno lasciando conseguenze anche sulla qualità dell’aria. Il parametro che desta maggiore attenzione è il PM10: nelle aree raggiunte dai fumi, Arpa Piemonte ha infatti registrato un aumento delle concentrazioni di particolato atmosferico rispetto ai normali livelli del periodo. Tra i territori monitorati c’è anche la provincia di Alessandria, dopo il vasto incendio di Mornese che ha interessato circa 200 ettari di vegetazione.
Il quadro emerge dall’aggiornamento diffuso da Arpa Piemonte il 14 agosto 2026, al termine di una nuova settimana di controlli nelle aree della regione interessate dagli incendi. L’Agenzia ha concentrato le verifiche sia sulle polveri sottili sia su diversi gas e composti che possono essere prodotti durante la combustione.
I risultati mostrano una situazione articolata. Se da una parte il PM10 ha registrato incrementi e, in alcune giornate, valori superiori alla soglia giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo, dall’altra le misurazioni dirette di gas di combustione e composti organici volatili non hanno evidenziato particolari criticità nei luoghi e nei momenti sottoposti a controllo.
Incendi e qualità dell’aria: l’attenzione è sul PM10
Il particolato atmosferico rappresenta al momento l’aspetto ambientale più rilevante collegato agli incendi. Nelle zone dove sono presenti stazioni della Rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria e dove si è verificata la ricaduta dei fumi, Arpa ha osservato un aumento delle concentrazioni medie giornaliere di PM10 rispetto ai livelli di fondo del periodo.
In alcune giornate le concentrazioni hanno superato i 50 µg/m³, valore limite giornaliero previsto dalla normativa sulla qualità dell’aria. La normativa consente il superamento di questa soglia per un massimo di 35 giorni nell’arco di un anno.
La situazione delle polveri sottili è strettamente legata non soltanto alla presenza e all’intensità degli incendi, ma anche alle condizioni meteorologiche. Direzione e velocità del vento, stabilità atmosferica e capacità di dispersione dell’aria possono infatti favorire il trasporto dei prodotti della combustione anche a distanza dai fronti delle fiamme oppure, al contrario, determinare una stagnazione dei fumi in alcune aree.
L’incendio a Mornese
Particolare attenzione è stata dedicata da Arpa Piemonte all’incendio boschivo di Mornese, in provincia di Alessandria, iniziato il 2 agosto. Le fiamme hanno interessato sia il versante rivolto verso il Rio Roverno sia quello in direzione dei Laghi della Lavagnina. Per valutare le possibili conseguenze sulla qualità dell’aria, l’11 agosto i tecnici di Arpa hanno effettuato un sopralluogo non soltanto a Mornese ma anche nei comuni di Casaleggio Boiro, Bosio e Lerma.
Sono stati individuati cinque punti di monitoraggio, scelti in prossimità dei centri abitati e dei cosiddetti bersagli sensibili potenzialmente maggiormente esposti alle ricadute dei fumi.
Un secondo intervento è stato poi effettuato il 14 agosto a Mornese, su richiesta del sindaco, con l’obiettivo di verificare come fossero cambiate le condizioni ambientali nei punti del territorio comunale già analizzati durante i precedenti controlli.
Il monitoraggio non si è limitato alle polveri. Durante gli interventi sono state misurate le concentrazioni di diverse sostanze che possono essere associate ai processi di combustione: Composti Organici Volatili (COV), Monossido di Carbonio (CO), Acido Cloridrico (HCl), Formaldeide (CH2O) e Biossido di Azoto (NO2).
Per interpretare correttamente i risultati, i tecnici hanno tenuto conto anche delle condizioni meteorologiche e in particolare dell’intensità e della direzione del vento. Come riferimento sono stati utilizzati i dati della stazione meteorologica Arpa di Bric Castellaro, nel territorio comunale di Bosio. Su questo fronte i risultati sono rassicuranti: Arpa non ha riscontrato criticità per gli inquinanti analizzati. Le concentrazioni misurate sono risultate contenute e nettamente inferiori ai livelli di riferimento utilizzati per valutare i possibili effetti sulla popolazione.
Monte Barone, PM10 fino a 63 µg/m³ a Trivero
Gli effetti degli incendi sulla qualità dell’aria sono stati osservati anche nel Biellese, nell’area del Monte Barone. Dopo le segnalazioni della presenza di fumo nel centro abitato di Coggiola, il 10 agosto il personale Arpa ha effettuato controlli con strumenti portatili in cinque punti del territorio comunale. Sono state ricercate concentrazioni significative di Monossido di Carbonio, Biossido di Zolfo e Composti Organici Volatili, senza rilevare valori particolarmente significativi.
Diversa la situazione per le polveri sottili. I dati delle stazioni della rete regionale più vicine hanno mostrato un aumento del PM10 presso la stazione di Trivero già nelle giornate del 7 e dell’8 agosto, quando è stato raggiunto un valore massimo giornaliero di 50 µg/m³.
Dall’11 agosto le concentrazioni sono tornate ad aumentare e il 12 agosto è stata registrata una media giornaliera di 63 µg/m³, quindi superiore alla soglia prevista dalla normativa.
Il confronto con i dati delle centraline di Borgomanero e Borgosesia, secondo Arpa, mostra un andamento compatibile con gli effetti dell’incendio boschivo e con il trasporto atmosferico dei prodotti della combustione. Anche in questo caso è però necessario considerare l’influenza delle condizioni meteorologiche sulla dispersione degli inquinanti.
Valle Anzasca, incendi ancora attivi e attenzione alta
Un’altra situazione particolarmente delicata riguarda la Valle Anzasca, nel Verbano Cusio Ossola. I territori maggiormente interessati da incendi boschivi sono quelli di Calasca Castiglione, Piedimulera, compresa la frazione di Cimamulera, Pallanzeno e Antrona Schieranco. Al momento dell’aggiornamento di Arpa del 14 agosto l’emergenza non risultava ancora conclusa e il livello di attenzione rimaneva elevato. I tecnici dell’Agenzia hanno effettuato controlli l’11, il 12 e il 14 agosto in diversi punti dell’Ossola per verificare l’eventuale presenza di condizioni problematiche per i residenti. Le numerose misurazioni delle sostanze aerodisperse prodotte dalla combustione non hanno mostrato, al momento dei rilievi, concentrazioni significative di Monossido di Carbonio, Biossido di Azoto e Composti Organici Volatili.
A Domodossola PM10 sopra la soglia in più giornate
Anche in Valle Anzasca l’aspetto più significativo resta quello delle polveri sottili. Nella stazione regionale di monitoraggio della qualità dell’aria di Domodossola la concentrazione media giornaliera di PM10 ha raggiunto 59 µg/m³ il 9 agosto.
Il giorno successivo il valore è sceso a 38 µg/m³, per poi tornare a crescere. Tra l’11 e il 13 agosto Arpa ha infatti registrato valori giornalieri compresi tra 51 e 59 µg/m³.
Il confronto con le altre centraline della rete regionale, tra cui quelle di Omegna, Castelletto Ticino, Baceno e Verbania, evidenzia un impatto differente a seconda delle zone. Alcune stazioni hanno risentito maggiormente degli effetti dei fronti di incendio, altre in misura più limitata. A incidere è ancora una volta il comportamento dell’atmosfera, che può trasportare o disperdere il particolato prodotto dagli incendi. Arpa ha documentato anche episodi di stagnazione dei fumi nella zona di Villadossola, un fenomeno che rende evidente quanto la qualità dell’aria possa cambiare rapidamente in relazione all’evoluzione meteorologica.