19 Agosto 2026
17:16
Amianto: a due anni da morte il figlio di un ex lavoratore Ogr Voghera presenta esposto
VOGHERA – Dopo quasi trent’anni di lavoro nelle Officine grandi riparazioni di Voghera, dove contribuì alla manutenzione del materiale rotabile ferroviario, e a oltre due anni dalla sua morte, il figlio dell’ex ferroviere Gianni Oliva, Gianluca, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, ha presentato un esposto alla procura di Pavia chiedendo di accertare eventuali responsabilità penali legate all’esposizione all’amianto subìta dal padre durante l’attività lavorativa. L’obiettivo è fare piena luce sulle cause del decesso dell’uomo, deceduto il 9 maggio 2024 per un mesotelioma pleurico maligno.
“Mio padre ha dedicato gran parte della sua vita al lavoro, che svolgeva con amore e dignità ogni giorno. Vederlo affrontare una malattia devastante come il mesotelioma è stato un dolore immenso, che nessuna famiglia dovrebbe vivere – spiega Oliva. Con questo esposto non cerco vendetta, ma verità e giustizia. Lo devo a lui, alla sua memoria e a tutte le persone che hanno lavorato in quegli ambienti e che ancora oggi convivono con la paura di ammalarsi. Mi auguro che venga accertata ogni responsabilità, affinché tragedie come questa non vengano mai dimenticate e nessun’altra famiglia debba affrontare lo stesso dolore“.
L’esposto chiede alla procura di individuare i responsabili della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori che si sono succeduti negli anni nelle Ferrovie dello Stato e in Trenitalia e di verificare l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato, tra cui profili di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, oltre ad altre fattispecie che dovessero emergere nel corso delle indagini.
Gianni Oliva aveva iniziato a lavorare nelle Ferrovie dello Stato il 15 maggio 1974 presso l’Ogr di Voghera. Prima operaio addetto alla verniciatura, poi primo tecnico della manutenzione, ha operato fino al 2003 nella revisione e manutenzione di carrozze ferroviarie, locomotive e altro materiale rotabile. Secondo quanto ricostruito nell’istanza, proprio in quegli anni l’amianto era largamente impiegato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, nelle guarnizioni, nei pannelli isolanti, nei rivestimenti, negli impianti frenanti e in numerosi altri componenti. Durante le lavorazioni di smontaggio, manutenzione, riparazione, verniciatura e pulizia, le fibre si sarebbero disperse negli ambienti di lavoro, esponendo non solo gli addetti direttamente impegnati sulle lavorazioni, ma tutti i lavoratori presenti nei reparti.
Gli elementi più significativi posti a fondamento dell’esposto sono rappresentati dalla certificazione Inail, e del Centro operativo regionale della Lombardia del Registro nazionale dei mesoteliomi, che ha classificato il caso come “mesotelioma maligno pleurico certo ad eziologia professionale certa“. Nella documentazione del Cor, l’attività espositiva è individuata nella manutenzione di carrozze e locomotive svolta tra il 1975 e il 2003. Per il figlio di Oliva, Gianluca e per il collegio difensivo, questa certificazione rappresenta un importante riscontro tecnico e istituzionale del legame tra l’attività lavorativa svolta e la patologia che ha causato il decesso dell’ex ferroviere. Secondo l’istanza, nelle Ogr di Voghera non sarebbero state adottate, per un lungo periodo, misure adeguate per prevenire o limitare l’esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto. Tra gli aspetti evidenziati figurano la presunta assenza di efficaci sistemi di aspirazione e ventilazione, la carenza di dispositivi di protezione individuale e l’insufficiente sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti.
A sostegno della richiesta di approfondimento investigativo, l’esposto richiama alcune importanti pronunce della magistratura in materia di esposizione all’amianto nelle officine ferroviarie. Tra queste, la sentenza della Corte di Cassazione n. 5037 del 6 febbraio 2001, relativa alle Ogr di Torino, nella quale vennero accertati l’utilizzo diffuso dell’amianto e le gravi condizioni di esposizione dei lavoratori, nonché la sentenza del tribunale di Torino n. 1291 del primo aprile 2025, riguardante il decesso di dieci lavoratori colpiti da mesotelioma pleurico maligno. Precedenti che presentano significative analogie con il contesto lavorativo delle Ogr di Voghera. “Questa storia -dichiara Bonanni- non è un caso isolato. È una delle tante vicende che raccontano il prezzo pagato da migliaia di lavoratori che, per decenni, sono stati esposti all’amianto senza essere adeguatamente informati e protetti. Ogni procedimento giudiziario serve certamente ad accertare eventuali responsabilità individuali, ma ha anche un valore più ampio: restituire dignità alle vittime e impedire che la memoria di queste tragedie venga archiviata insieme ai fascicoli processuali. Fare giustizia significa accertare la verità, tutelare chi è ancora esposto e rendere il giusto rispetto a chi ha perso la vita a causa del proprio lavoro. È un impegno che riguarda l’intera collettività, non soltanto una singola famiglia”.