Cronaca - Alessandria

Alessandria saluta Emma Camagna, giornalista libera e anticonformista: “Dietro il carattere forte, un cuore grande”

ALESSANDRIA – Emma Camagnac’era sempre“. Nei corridoi del tribunale, nelle redazioni, agli appuntamenti del Soroptimist, nei pellegrinaggi a Lourdes con l’Oftal e, lontano dai riflettori, accanto alle persone che avevano bisogno. C’era con il suo carattere deciso, l’immancabile sigaro e quella libertà che l’ha accompagnata per tutta la vita. Alessandria ha salutato questo sabato 22 agosto una delle sue giornaliste più conosciute, scomparsa all’età di 94 anni.

Per i suoi funerali, celebrati in Duomo ad Alessandria, si sono ritrovati i colleghi de La Stampa e di Telecity e tanti giornalisti che con Emma hanno condiviso notizie, giornate di lavoro e pezzi di strada. Numerose anche le presenze dal mondo delle istituzioni e della giustizia: avvocati, giudici e magistrati che per decenni l’hanno incontrata nei corridoi del Palazzo di Giustizia.

Emma Camagna ha raccontato a lungo Alessandria e il suo territorio, facendolo con uno stile personale e diretto e con un’indipendenza che è stata uno dei tratti più riconoscibili della sua vita. Fu tra le prime giornaliste a seguire lo sport, entrando con competenza in un ambiente interamente maschile, per dedicarsi poi con altrettanto rigore alla cronaca giudiziaria.

Emma ha saputo mettere “la sua firma” nella vita delle persone che ha conosciuto, ha detto Gian Paolo Orsini durante la celebrazione, richiamando le parole del profeta Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace“. Quello del “messaggero”, ha sottolineato, è stato per tutta la vita anche il compito di Emma. Sulla bara, non a caso, l’immagine di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Un mestiere che per Emma significava soprattutto “cercare la notizia, approfondirla, verificarla”.

Nel ricordo è entrata anche un’immagine diventata familiare a tanti: Emma con il suo immancabile sigaro. Un dettaglio che raccontava, quasi quanto le parole, il suo essere fuori dagli schemi. Ma il ricordo non si è fermato alla giornalista. Perché accanto alla professionista capace di attraversare decenni di storia alessandrina c’era una donna profondamente impegnata nel servizio agli altri.

Dietro quell’aspetto talvolta burbero emergevano una tenerezza e una delicatezza particolari“, ha ricordato Orsini. L’Emma giornalista e l’Emma del volontariato erano, in fondo, la stessa persona: attenta agli altri e sempre presente.

A restituire il ritratto della persona oltre la giornalista, sono state anche le parole della penalista Giulia Boccassi. Nella voce rotta dalla commozione è emersa innanzitutto la lunga amicizia tra Emma e suo padre, Mario Boccassi, che la giornalista amava definire il suo “compagno del giardino d’infanzia”, conosciuto all’inizio degli anni Trenta.

Poi, inevitabilmente, il tribunale. Quei corridoi percorsi infinite volte, gli incontri e gli scambi diventati quasi un rito. Emma era diretta, pungente, capace di prendere posizione e di non tirarsi indietro. Ma il ricordo di Boccassi è tornato anche a Lourdes, al sorriso di Emma e al suo servizio per gli altri. Quando “le ragazze della Michel” la vedevano arrivare, “era un tripudio di gioia“. Perché dietro quel carattere severo c’era un cuore grande.

E poi il Soroptimist International Club di Alessandria, al quale Emma ha dedicato quasi sessant’anni, con una presenza costante ma mai esibita. “Se dovessimo fare una statistica delle presenze, Emma sarebbe certamente in testa“, ha ricordato Boccassi. C’era fino a pochi mesi fa, con il suo contributo “intelligente e ironico”. E il legame con il club era così profondo che anche per il suo ultimo viaggio Emma ha voluto con sé la spilla che ne testimoniava l’appartenenza.

Ma nelle parole di Giulia Boccassi c’è stato anche il riconoscimento del valore che la storia di Emma Camagna assume per le generazioni di donne venute dopo di lei: “Emma era libera, anticonformista, moderna fino alla fine“.

Una donna capace di conquistare spazi quando, per una donna, farlo era molto più difficile di oggi. “Era una femminista quando il termine femminismo non era ancora stato coniato”, ha ricordato Boccassi. Con il lavoro quotidiano Emma dimostrò che quei traguardi potevano essere raggiunti attraverso la costanza, la passione e la fatica. Senza proclami. Facendolo.
E forse è questo il filo che tiene insieme i tanti ricordi emersi nel giorno dell’addio: la giornalista che cercava una notizia fino a comprenderla davvero, la donna che non aveva paura di essere scomoda, la professionista che entrò in mondi allora considerati maschili, l’amica ironica e pungente e la volontaria capace di servire gli altri con delicatezza.

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