Autore Redazione
domenica
13 Settembre 2026
12:00
Condividi
Cronaca

Come El Niño potrebbe influenzare l’autunno e l’inverno in Piemonte

Come El Niño potrebbe influenzare l’autunno e l’inverno in Piemonte

PIEMONTE – Il 2026 potrebbe chiudersi sotto il segno di uno degli episodi di El Niño più intensi degli ultimi decenni, con possibili conseguenze anche sull’andamento dell’autunno e dell’inverno in Piemonte. Non si tratta di un rapporto diretto e automatico tra ciò che accade nel Pacifico e il tempo sulle nostre regioni, ma di un fenomeno capace di modificare la circolazione atmosferica globale e di contribuire, insieme ad altri fattori, alla configurazione climatica dei prossimi mesi.

A delineare lo scenario è Arpa Piemonte, che sulla base degli aggiornamenti dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale e delle previsioni del Centro Meteorologico Europeo ECMWF indica la possibilità di un autunno complessivamente mite e molto umido, seguito da un inizio d’inverno ancora caratterizzato da temperature superiori alla media. Soltanto nella parte finale della stagione invernale potrebbero aumentare le possibilità di irruzioni fredde e di nevicate a quote più basse.

Un El Niño particolarmente intenso

El Niño è un fenomeno naturale legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico orientale nella fascia equatoriale, fino alle coste del Sud America. Il fenomeno si presenta ciclicamente, generalmente ogni due-sette anni, alternandosi alla fase opposta, caratterizzata da un raffreddamento delle acque e conosciuta come La Niña. Il riscaldamento di un’enorme superficie oceanica non rimane però confinato al Pacifico. Le acque più calde modificano gli scambi di energia tra oceano e atmosfera e, di conseguenza, possono influenzare la circolazione atmosferica, le temperature, le precipitazioni e la frequenza di alcuni eventi estremi in diverse aree del pianeta.

Gli effetti sono più evidenti nelle regioni direttamente affacciate sul Pacifico, mentre diventano progressivamente più indiretti spostandosi verso altre parti del mondo. È proprio il caso dell’Europa, dove l‘influenza di El Niño è più complessa e viene mediata da numerosi altri meccanismi atmosferici.

L’episodio del 2026, tuttavia, viene seguito con particolare attenzione per la sua intensità. Secondo le previsioni ECMWF riportate da Arpa Piemonte, l’indice Niño 3.4, uno dei parametri utilizzati per misurare il fenomeno, potrebbe superare i +3,5 gradi al picco previsto tra novembre e dicembre 2026.

La WMO assegna inoltre all’episodio in corso una probabilità del 69% di diventare un evento storico, superando per intensità i maggiori El Niño osservati dal 1950. Gli effetti climatici potrebbero inoltre protrarsi per buona parte del 2027.

Oceani molto caldi e un’atmosfera carica di energia

A rendere particolarmente delicata la situazione è la quantità di energia che le acque superficiali molto calde possono trasferire all’atmosfera. Un’anomalia che non riguarda soltanto il Pacifico: temperature elevate sono state registrate anche nel Mediterraneo.
A questo quadro si aggiunge il riscaldamento globale provocato dall’accumulo dei gas climalteranti. Nel comunicato Arpa viene indicata, sulla base dei dati Copernicus aggiornati al 7 settembre, un’anomalia climatica globale di +1,43 °C.
La combinazione di questi fattori può aumentare l’energia disponibile per i sistemi atmosferici e contribuire alla formazione o all’intensificazione di fenomeni estremi. Questo non significa, naturalmente, che El Niño determinerà automaticamente un determinato evento meteorologico in Piemonte: la sua influenza sull’Europa resta indiretta e dipende dall’interazione con molti altri elementi della circolazione atmosferica.

Il Piemonte arriva da un’estate eccezionalmente calda

Le prospettive per i prossimi mesi arrivano dopo un’estate 2026 particolarmente calda e siccitosa. L’ultima ondata di calore, iniziata alla fine di agosto per la presenza dell’anticiclone africano sul Mediterraneo, si è conclusa soltanto martedì 8 settembre. Il momento più intenso è stato raggiunto il 5 settembre, quando l’autunno meteorologico era già cominciato. Quella giornata è risultata la più calda mai registrata nel mese di settembre dalla serie storica di Arpa Piemonte, che parte dal 1958.

La temperatura massima media sull’intero territorio regionale ha raggiunto 28,5 °C, salendo mediamente a 33 °C nelle zone di pianura. Il valore più elevato è stato registrato a Villanova Solaro, nel Cuneese, con 37,4 °C.

Ancora più eloquente il numero dei primati caduti nell’arco di pochi giorni. Tra il 3 e il 7 settembre, 160 termometri della rete Arpa Piemonte, circa il 58% dei sensori, hanno stabilito un nuovo record di temperatura massima per settembre. Sono stati numerosi anche i primati relativi alle temperature minime più elevate: 137 stazioni, circa la metà della rete, hanno registrato nuovi record mensili, un dato particolarmente significativo anche per il disagio provocato dalle temperature notturne. Praticamente tutti i capoluoghi piemontesi hanno sperimentato valori record, con le sole eccezioni delle temperature massime a Verbania e delle minime a Vercelli.

Autunno più piovoso: perturbazioni atlantiche verso il Mediterraneo

Dopo il caldo e la siccità estivi, lo scenario dovrebbe progressivamente cambiare. Le previsioni stagionali del Centro Europeo indicano per il Piemonte la possibilità di un flusso atlantico più attivo, con perturbazioni più frequenti dirette verso l’Europa occidentale e, in particolare, verso il Mediterraneo.

Settembre potrebbe ancora chiudersi con precipitazioni complessivamente vicine alla media mensile, concentrate soprattutto nell’ultima parte del mese. Il segnale diventa invece più evidente guardando ai mesi successivi, quando emerge una possibile anomalia positiva delle precipitazioni.

La prospettiva è dunque quella di un autunno più umido e perturbato, ma non necessariamente freddo. Anzi, le temperature dovrebbero mantenersi al di sopra delle medie climatologiche su gran parte dell’Europa meridionale, coerentemente con quanto indicato anche dai modelli stagionali globali della WMO.

Pioggia e temperature miti potrebbero quindi essere una delle caratteristiche dominanti della stagione piemontese. E proprio il caldo relativo potrebbe avere conseguenze importanti anche sulle montagne.

Neve inizialmente confinata alle quote più alte

Un autunno piovoso non significa infatti automaticamente abbondanti nevicate sulle Alpi. Se le perturbazioni atlantiche arriveranno accompagnate da masse d’aria relativamente miti, la quota neve potrebbe mantenersi elevata, soprattutto nella prima parte della stagione. Le prime nevicate importanti rischierebbero quindi di interessare soprattutto le altitudini maggiori, mentre a quote inferiori le precipitazioni potrebbero presentarsi prevalentemente sotto forma di pioggia. Lo stesso scenario potrebbe proseguire durante l’avvio dell’inverno: una fase inizialmente mite e umida, prima di una graduale modifica della circolazione atmosferica.

Inverno: meno piogge e temperature ancora sopra la media

Con l’avanzare della stagione, secondo lo scenario riportato da Arpa Piemonte, la fascia delle precipitazioni dovrebbe progressivamente spostarsi più a nord rispetto alle Alpi. Per il Piemonte e le regioni vicine questo potrebbe tradursi in una fase più asciutta, senza però un immediato ritorno a condizioni tipicamente fredde. Le temperature potrebbero infatti continuare a mantenersi superiori alle medie stagionali.

Per un cambiamento più deciso bisognerà forse aspettare l’ultima parte dell’inverno. È in questa fase che potrebbero presentarsi irruzioni di aria fredda, potenzialmente accompagnate da episodi di freddo intenso, anche se di breve durata. In presenza delle condizioni favorevoli, queste incursioni potrebbero riportare la neve anche a quote inferiori rispetto alla prima parte della stagione.

Uno scenario stagionale, non una previsione del tempo giorno per giorno

Il quadro che emerge è quindi abbastanza definito nelle sue linee generali: dalla fine di settembre un autunno e un avvio dell’inverno tendenzialmente miti e piovosi, con quota neve piuttosto elevata; successivamente una fase più asciutta e ancora relativamente calda, mentre le maggiori possibilità di incursioni fredde sarebbero concentrate verso la parte conclusiva dell’inverno. È però fondamentale interpretare correttamente queste indicazioni. Le previsioni stagionali non permettono di stabilire che tempo farà in una determinata giornata o in una specifica località con mesi di anticipo. Descrivono piuttosto la probabilità che, su periodi lunghi, temperature e precipitazioni si discostino dalle rispettive medie climatiche.

All’interno di un autunno complessivamente mite possono dunque verificarsi brevi fasi fredde, così come in una stagione mediamente piovosa possono esserci periodi asciutti anche prolungati. Lo sottolinea la stessa Arpa Piemonte: si tratta di andamenti medi sul lungo periodo, che non escludono singoli episodi locali anche molto differenti dalla tendenza generale.

 

Condividi