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A Bosco Marengo arriva la mostra “Tales”: l’arte contemporanea racconta le mille vite di Santa Croce

BOSCO MARENGO (AL) – Un convento domenicano diventato nei secoli deposito militare, ospedale, riformatorio e carcere minorile. Stanze, corridoi, celle e porticati nei quali sono rimaste le tracce delle persone che li hanno attraversati. È da questa stratificazione di storie, memorie e presenze che prende forma “Tales”, la mostra che da sabato 26 settembre si potrà visitare al Complesso Monumentale di Santa Croce, a Bosco Marengo.

L’esposizione conclude la seconda edizione della residenza artistica promossa da MARES, progetto curatoriale indipendente fondato da Tatiana Palenzona e Amina Berdin, che dal 2025 porta avanti a Santa Croce un programma dedicato alla ricerca, alla produzione artistica e alla residenza.

Curata dalle due fondatrici insieme al guest curator Jorge Van den Eynde, “Tales” presenta nuove opere site-specific realizzate da Lucia Cristiani, Martina Ferrari, Benedetta Fioravanti e Krizia León Porta. Non si tratta semplicemente di lavori collocati all’interno di un edificio storico: ciascuna opera è stata pensata proprio per Santa Croce ed è il risultato di oltre due mesi trascorsi dalle artiste a Bosco Marengo.
Durante la residenza le quattro autrici hanno studiato la storia del complesso, esplorato gli archivi, osservato gli spazi e l’architettura e approfondito il rapporto tra l’edificio e il territorio circostante. Da questa immersione sono nate opere che difficilmente potrebbero essere trasferite altrove senza perdere una parte essenziale del loro significato.

Santa Croce diventa protagonista

È infatti il Complesso Monumentale di Santa Croce il vero filo conduttore della mostra. Fondato nel XVI secolo come convento domenicano, nel tempo l’edificio ha cambiato più volte funzione. Ogni trasformazione ha lasciato tracce materiali e immateriali. “Tales” parte proprio da questi segni per proporre un modo diverso di confrontarsi con il patrimonio storico: non qualcosa da osservare esclusivamente come testimonianza di un passato ormai concluso, ma una materia ancora viva, dalla quale possono nascere nuovi racconti. Lo stesso titolo della mostra, “Tales”, rimanda al potere delle storie e alla loro capacità di mettere in relazione passato, presente e futuro. Fiabe, leggende, credenze popolari e narrazioni speculative diventano così strumenti attraverso i quali interpretare un luogo complesso come Santa Croce.

Dalle viscere del complesso all’antica sala colloqui

Ad aprire il percorso espositivo è l’intervento di Lucia Cristiani, che conduce simbolicamente il visitatore nelle “viscere” di Santa Croce, invitandolo a confrontarsi con le numerose stratificazioni accumulate dall’edificio nel corso della sua lunga esistenza. Il percorso raggiunge quindi l’antica sala colloqui del riformatorio, dove trova spazio “Interlock, Interlock, Interlock”. Undici elementi in vetro sospesi, ottenuti dalla ricomposizione di lampadari modulari, vengono trasformati in nuove configurazioni. L’installazione modifica così la percezione dello spazio e suggerisce possibilità differenti di relazione tra i corpi, gli oggetti e l’architettura che li accoglie. Anche gli ambienti che un tempo avevano funzioni molto precise cambiano quindi temporaneamente identità. La memoria di ciò che sono stati non scompare, ma entra in relazione con l’opera contemporanea.

Ghiacciai, folklore e una lanterna magica

Con Martina Ferrari, la ricerca si sposta invece verso l’incontro tra immaginario scientifico e folklore alpino. In una delle aule dell’ex riformatorio compare una lanterna magica che proietta antiche immagini di ghiacciai. Un dispositivo ottico appartenente alla storia della visione viene così utilizzato per evocare qualcosa che va oltre la semplice documentazione del paesaggio: i ghiacciai diventano immagini attraverso le quali interrogare il tempo, il cambiamento e la possibilità di immaginare scenari futuri. A completare il lavoro è un’installazione sonora che si diffonde nell’ambiente adiacente e lungo il porticato superiore di Santa Croce. Il suono supera quindi i confini fisici dell’opera e accompagna il visitatore, accentuando quella sensazione di sospensione tra presenza concreta e apparizione che attraversa l’intera mostra.

Quando le campane proteggevano dalle tempeste

Nell’antica biblioteca del convento, Krizia León Porta presenta invece “El fin de la tormenta”, installazione pittorica che recupera una credenza un tempo diffusa nelle comunità rurali: quella secondo cui il suono delle campane avrebbe avuto la capacità di allontanare le tempeste e, di conseguenza, proteggere i raccolti. Partendo da questi antichi saperi popolari, l’artista riflette sul legame tra ritualità, paesaggio e memoria collettiva. La superstizione non viene osservata semplicemente come una curiosità appartenente a un mondo scomparso, ma come una testimonianza del modo in cui le comunità hanno cercato, nel corso della storia, di dare un significato agli eventi naturali e di costruire strumenti simbolici per confrontarsi con ciò che non potevano controllare.

I disegni dei ragazzi nelle celle del riformatorio

Uno dei capitoli più strettamente legati alla storia recente del complesso è quello affrontato da Benedetta Fioravanti con il film “Us Above the Brutes”, presentato nell’ex lavanderia del convento. Il punto di partenza sono i disegni ritrovati nelle celle di isolamento dell’antico riformatorio minorile. Tracce lasciate dai ragazzi che hanno vissuto all’interno di Santa Croce e che diventano materia per costruire una narrazione nuova.
Fioravanti mette in relazione materiali d’archivio e immagini contemporanee, facendo emergere non soltanto la memoria istituzionale dell’edificio, ma anche quella personale e spesso invisibile di chi vi ha trascorso una parte della propria vita. Il film prova così a restituire spazio ai desideri, alle aspirazioni e alle possibilità immaginate dai giovani che hanno abitato quelle stanze.

Una residenza aperta anche al territorio

La seconda edizione della residenza di MARES non si è però limitata alla produzione delle opere. Durante i mesi trascorsi a Bosco Marengo, le artiste hanno lavorato anche con la comunità locale, ideando e conducendo laboratori destinati alle scuole primarie di Bosco Marengo e Frugarolo. I bambini sono stati coinvolti nelle pratiche e negli strumenti della ricerca artistica contemporanea, creando un ulteriore collegamento tra il monumento, il territorio e chi oggi lo abita. È proprio questo rapporto a rappresentare uno degli elementi centrali del progetto MARES.

“MARES nasce dal desiderio di costruire progetti in cui la produzione artistica sia inseparabile dal luogo che la rende possibile – spiegano Tatiana Palenzona e Amina BerdinCrediamo che la residenza sia uno strumento capace di generare conoscenza, relazioni e nuove letture del patrimonio. Tales rappresenta pienamente questa visione: una mostra che è il risultato di un processo condiviso tra artiste, territorio e istituzioni, e che restituisce Santa Croce come uno spazio vivo, aperto alla sperimentazione contemporanea”.

Con “Tales”, dunque, il patrimonio storico non funziona soltanto da cornice all’arte contemporanea. È l’arte stessa a diventare uno strumento per tornare a leggere il monumento.

Dal 26 settembre al 10 ottobre il pubblico potrà attraversare Santa Croce seguendo questo intreccio di immagini, suoni, racconti e presenze. E il progetto non si esaurirà con le opere esposte: durante il periodo di apertura è previsto anche un programma di eventi collaterali realizzato insieme alle realtà culturali del territorio, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente il dialogo tra la mostra, il complesso monumentale e la comunità locale.

L’inaugurazione è in programma sabato 26 settembre dalle 15. Dalle 17.30 il chiostro sarà animato dalle Spinning Oracle of Delphi, duo di artiste milanesi che non proporrà un semplice dj set ma una vera performance sonora pensata per accompagnare i visitatori durante l’evento. Dopo l’apertura, la mostra sarà visitabile nei weekend dalle 11 alle 17 e durante la settimana su appuntamento.
Domenica 4 ottobre Santa Croce ospiterà un’altra giornata speciale costruita insieme ad altre realtà culturali. Sono previste collaborazioni con le associazioni alessandrine Radic’Arte e Radici Urbane, mentre un collettivo veneto proporrà letture performative a partire da racconti originali dedicati alle donne e alla vita di provincia. Radic’Arte porterà invece una performance di danza. Alle 20 è inoltre prevista la proiezione, aperta anche ai bambini, del film “L’isola dei cani” di Wes Anderson.

MARES guarda già alla terza edizione

“Tales” è il secondo capitolo di un programma triennale iniziato nel 2025, ma Palenzona e Berdin stanno già lavorando alla prossima edizione. La nuova open call dovrebbe aprire intorno a novembre e porterà a Santa Croce altri quattro artisti e, probabilmente, un nuovo curatore ospite. Allo stesso tempo, le fondatrici di MARES stanno pensando a nuovi formati. La residenza resta il cuore del progetto, ma l’idea è sperimentare interventi distribuiti maggiormente nel corso dell’anno e coinvolgere altri artisti e altri sguardi. E c’è anche una prospettiva che va oltre Bosco Marengo: provare a portare questo metodo di lavoro in altri contesti storici, senza però limitarsi a utilizzare monumenti ed edifici come scenografie.

È forse qui che emerge più chiaramente la filosofia di MARES. “È facile prendere un posto e metterci dentro quello che uno vuole», hanno spiegato Palenzona e Berdin. Il rischio, però, è trasformarlo semplicemente in uno sfondo. Il lavoro più complesso è invece «legarsi, capire, cercare di comprendere quello che un posto ha da raccontare“. Ed è proprio ciò che prova a fare “Tales”.  Perché a Bosco Marengo non è soltanto l’arte a raccontare Santa Croce: è Santa Croce stessa a tornare a raccontarsi.

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