5 Ottobre 2026
12:12
La manifestazione per i bimbi di Gaza rilanciata al Liceo di Novi e scoppia la polemica
ALESSANDRIA – Un invito agli studenti nella bacheca del registro elettronico ClasseViva del Liceo Edoardo Amaldi di Novi Ligure sta diventando un caso politico. L’avviso nell’istituto novese avrebbe infatti chiesto di segnalare, attraverso lo stesso registro, l’eventuale adesione al corteo “Sudario di Gaza” in programma sabato 10 ottobre per ricordare i nomi dei 18.457 minori palestinesi uccisi nella striscia di Gaza. L’episodio, che in verità ha già visto la partecipazione di altre scuole a manifestazioni identiche in questi giorni, è stato rapidamente ribaltato sui social finendo per accendere l’indignazione dell’associazione Italia-Israele di Alessandria e quella di Forza Italia. A rendere tutto ancora più acceso anche un invito del gruppo Agesci Alessandria 3 con cui si chiedeva a ragazzi e famiglie di partecipare alla manifestazione di sabato. Nel messaggio, spiega l’associazione Italia-Israele, viene spiegato che il gruppo avrebbe piacere di “partecipare insieme a tutti i ragazzi, le ragazze e le famiglie“.
La prima contestazione dell’associazione Italia-Israele parte proprio da questo rilievo e cioè che vengono invitati “tutti i ragazzi” e quindi “anche bambini“. “Gli scout Agesci di Alessandria accolgono ragazzi a partire dagli otto anni. Bambini chiamati quindi a partecipare a una manifestazione su uno dei conflitti politici, storici e militari più complessi del nostro tempo, senza poter possedere, per età, gli strumenti necessari per distinguere dati, fonti, propaganda e responsabilità“.
A questo si aggiunge il fatto che “il numero di 18.457 persone morte, richiamate dal sudario, richiede spiegazioni che il materiale del corteo non offre. Comprende tutti i minori di diciotto anni presenti nell’elenco utilizzato per costruire il Sudario. Secondo la rielaborazione della lista del Ministero della Salute di Gaza pubblicata da Iraq Body Count e Tech for Palestine, 6.947 avevano fra i 12 e i 17 anni, oltre un terzo del totale. È corretto, sul piano giuridico, definire bambino ogni persona sotto i diciotto anni. Ma una comunicazione seria dovrebbe spiegare che dentro quella cifra convivono un neonato e un diciassettenne“. “Soprattutto, l’elenco non distingue civili e appartenenti a gruppi armati, non indica per ciascun nominativo la causa della morte e non consente di stabilire quanti siano stati uccisi direttamente da azioni israeliane, quanti da fuoco palestinese o quanti in circostanze non determinate. Le Nazioni Unite hanno inoltre documentato in passato il reclutamento e l’utilizzo di minorenni da parte di gruppi armati palestinesi e attività militari rivolte anche ad adolescenti. Presentare quei 18.457 nomi semplicemente come «18.457 bambini e bambine uccisi a Gaza», senza queste distinzioni, significa trasformare un dato anagrafico in una spiegazione che quel dato, da solo, non può fornire”.
L’associazione ha chiesto chiarimenti quindi sia al gruppo scout che alla dirigenza del Liceo Amaldi per evitare che i bambini “siano portatori inconsapevoli di una rappresentazione politica della guerra”.
Anche la politica però, come detto, si è aggiunta alle critiche, sostenendo, ha spiegato il consigliere regionale Davide Buzzi Langhi, che “la scuola dovrebbe insegnare agli studenti a informarsi, a confrontare le idee e a formarsi un’opinione autonoma. Non a reclutare partecipanti per una manifestazione, organizzare loro il viaggio in treno e suggerire perfino come vestirsi“.
“Di fronte a una tragedia come quella di Gaza – prosegue Buzzi Langhi – il dovere della scuola è offrire strumenti per comprenderla, promuovere il confronto e rispettare la sensibilità di tutti. Qui, invece, non si legge l’invito a un dibattito imparziale: si legge una mobilitazione, con tanto di logistica e indicazioni sull’abbigliamento. A quanto pare, per partecipare non bastava aderire: occorreva anche presentarsi vestiti a tema“. Secondo Buzzi Langhi “la pace è un valore troppo serio per essere trasformata in una chiamata alle adesioni organizzata attraverso la scuola. E la neutralità educativa non può diventare facoltativa a seconda della causa del momento. Gli studenti devono poter conoscere i fatti e discuterne liberamente, senza che l’istituzione scolastica indichi loro quale manifestazione sostenere o come prendervi parte“.
Buzzi Langhi addirittura, “se fosse confermata la responsabilità della dirigenza“, arriva a chiedere, che il Ministero e l’Ufficio scolastico regionale “disponga verifiche e valutare se quella condotta sia compatibile con il ruolo ricoperto. La scuola non è un’agenzia viaggi per cortei né una centrale di reclutamento: è un luogo di formazione, pluralismo e libertà di coscienza. Su questo non possono esserci doppi standard. Domandiamo approfondimenti anche a livello ministeriale“.
Infine, per Maria Rosa Porta capogruppo in Comune a Novi Ligure per Forza Italia, si aggrega alla contestazione di Buzzi Langhi rivendicando “il principio di imparzialità a cui la Scuola deve sempre fare riferimento. La scuola deve formare, in modo pluralistico e neutrale, cittadini consapevoli, sviluppare le capacità critica di ognuno. Certo non ha il compito di indottrinare“.
Per il momento il Liceo Amaldi non è intervenuto sulla questione ma sull’adesione degli istituti scolastici, a Palermo, il Preside Giusto Catania, aveva dato una sua interpretazione di quella presa di posizione. “Oggi – aveva detto ai media locali al momento dell’arrivo del Sudario – abbiamo fatto una giornata di scuola mettendo assieme le scuole. Oggi abbiamo chiamato l’appello e ci siamo accorti che 18.500 bambini sono assenti e lo saranno nei prossimi anni. Perché attraverso il lavoro che si fa a scuola si possa ricostruire la pace, non serve solo la diplomazia dei governi ma anche la diplomazia del popolo”.