OVADA – Ha confessato dopo un interrogatorio lungo sei ore di aver caricato sulla sua auto Massimo Garitta vicino a un bar del centro di Ovada, di averlo portato nel campo sulla strada 456 del Turchino e poi di averlo investito. Si chiama Aurela Perhati la presunta responsabile dell’omicidio di Capodanno.

La 24enne, di origine albanese, è stata individuata al termine di un veloce e meticoloso lavoro di indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, insieme ai colleghi di Acqui e Ovada. La svolta è arrivata grazie a un particolare indizio: il numero della marmitta della Lancia Y nera della ragazza rimasto impresso sul giubbotto di Massimo Garitta. “Si tratta di un particolare tipo di marmitta, di solito montato su auto del gruppo FCA, tra cui la Lancia Y” ha sottolineato il Tenente Colonnello Giacomo Tessore, comandante del Nucleo Investigativo “questo dettaglio ci ha consentito di “scremare” i tipi di auto da attenzionare nel visionare i filmati delle telecamere, presenti vicino al luogo del delitto“.

Grazie a questo e all’incrocio dei dati emersi dall’autopsia, i segni degli pneumatici sul corpo uniti agli elementi emersi dalle testimonianze, i Carabinieri sono riusciti a risalire alla donna, posta in stato di fermo venerdì mattina alle 6 e ora in carcere a Vercelli, in attesa della convalida del Gip. Le indagini proseguono per individuare il movente del delitto. Gli inquirenti continueranno ad analizzare la Lancia Y, alla ricerca di possibili tracce.

Da due testimonianze è emerso che Massimo Garitta sarebbe salito sull’auto della ragazza intorno alle 18.45. Cosa sia successo dopo resta ancora da stabilire. Dall’interrogatorio di Aurela Perhati portato avanti dal Sostituto Procuratore Eleonora Guerra sarebbero emerse delle offese del 53enne ovadese rivolte alla ragazza che avrebbe reagito. “Su questo la ricostruzione dei fatti della ragazza non è stata chiara” ha sottolineato il Procuratore della Repubblica Enrico Cieri la connotazione sessuale può essere un’ipotesi da considerare. L’uomo è stato trovato con i pantaloni abbassati: questo potrebbe essere un parziale appiglio che avvalorerebbe questa ricostruzione. Si tratta però di una eventualità ancora tutta da accertare. Quello che Aurela Perhati ha invece ammesso è l’intenzionalità dell’investimento”.

Commessa in un negozio di scarpe dell’ovadese, Aurela Perhati non lavorava da qualche mese ma, insieme a tutta la sua famiglia si era perfettamente integrata a Ovada. Incensurata, a due anni era arrivata in Italia dall’Albania. Una delle difficoltà maggiori dell’indagine è stato il fatto che i due soggetti non si conoscevano prima e che non avevano avuto dei legami precedenti al 31 dicembre. Aurela Perhati ha comunque ammesso di sapere chi era Massimo Garitta, una figura conosciuta dalla gran parte degli ovadesi. “Spesso il 53enne chiedeva l’elemosina in giro, si vestiva in modo trasandato, viveva ai margini della società e aveva dei precedenti legati alla tossicodipendenza” ha ricordato il Comandante dei Carabinieri di Acqui, il Capitano Ferdinando Angeletti. 

A colpire i testimoni che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti è stato proprio il fatto di aver visto Garitta salire su un’auto, un fatto decisamente raro.

“Abbiamo dato una risposta veloce e convincente” ha commentato soddisfatto Michele Lorusso, Comandante Provinciale dei Carabinieri “risolvere subito un caso del genere è stato un elemento molto importante per mantenere alta la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine. L’indagine è stata molto complessa e ha visto una perfetta sinergia tra il Nucleo Investigativo con i colleghi di Acqui e Ovada. Voglio anche sottolineato la fondamentale presenza delle telecamere, determinante a contribuire alla soluzione di casi complicato come questo”.