adv-561

ALESSANDRIA – Continuano a tenere banco le parole di Carmine Passalacqua sull’Hospice Il Gelso di Alessandria. Il consigliere comunale, chiedendo perché non si sovvenzionassero altre associazioni di volontariato facendo indirettamente riferimento senza mai citarla all’Associazione Fulvio Minetti, aveva detto di non sapere perché ci fossero “tutte queste raccolte fondi per Il Gelso in Alessandria. Si vede che a tutti piace finire lì. È una cosa tristissima e non vedo perché le associazioni non decidano di fare del bene anche ad altri. Ce n’è bisogno in altre strutture. Pensiamo ai bambini, perché intanto lì il fine vita è sicuro“. Da lì sono iniziate polemiche anche feroci con le opposizioni che hanno richiesto le dimissioni immediate di Passalacqua. Forse su questo argomento c’è da fare chiarezza. E soprattutto raccontare cosa è un Hospice e ancora di più cosa sono le cure palliative.

Partiamo dal primo argomento dicendo subito che l’hospice è una struttura d’accoglienza e ricovero. Il suo scopo è quello di offrire le migliori cure palliative a quei pazienti considerati terminali. Che siano oncologici o comunque abbiano altre patologie a carattere di tipo degenerativo in fase terminale. Generalmente gli hospice sono strutture socio-sanitarie – pubbliche o private – di piccole dimensioni. Spesso assomigliano, per come sono strutturate, come delle sorte di residence con spazi privati e comuni non solo dedicati ai pazienti ma anche ai parenti che possono così stare vicino ai loro cari tutto il tempo che vogliono.

All’interno degli hospice, e qui arriviamo al secondo punto dedicato alle cure palliative, agiscono un team di specialisti che include su tutti medici e infermieri. Queste figure professionali hanno il compito di gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita del malato terminale. Il tutto nell’assoluto rispetto dei desideri e della dignità del paziente il quale può rilasciare anche dichiarazioni sul fine vita in caso di incoscienza causate dalla fase finale della malattia. Al team prettamente sanitario spesso si affiancano altre figure professionali. Tra queste si trovano psicologi dedicati a pazienti e parenti, a cui possono spesso accedere medici e infermieri, fisioterapisti e osteopati. Cure palliative significa, nell’ottica di miglioramento della qualità della vita del malato, anche pet therapy (la terapia dell’animale da affezione che funge da supporto psicologico) o musicoterapia (una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale).

adv-698

Insomma, gli hospice non sono solo un posto dove si va a morire. E no, al contrario di quanto dice Passalacqua, penso che a nessuno piacerebbe finire lì se non costretto dalla malattia.

Photo by Bret Kavanaugh on Unsplash