19 Maggio 2026
13:50
Acqui, lettera aperta dell’assessore contro i vandali: “Non è ribellione ma danno a tutti, voi compresi”
ACQUI TERME – Troppi atti vandalici, panchine danneggiate e scritte sui muri e così Acqui Terme diventa più brutta, rovina gli sguardi degli acquesi, colpisce tutti, non solo per i costi necessari a intervenire ma anche e soprattutto incide sull’umore di una intera comunità. L‘assessore alla cultura, Michele Gallizzi, in una lettera aperta ha così deciso di rivolgersi a tutti per limitare questo fenomeno e far riflettere sulle conseguenze di questi atti di ribellione. Sporcare o rovinare beni pubblici, ha spiegato, trasmette un “messaggio di disprezzo verso il bene comune“ mentre “la città appartiene a tutti“. Dietro alle bottiglie vuote lasciate per terra, vicino al Duomo ci sono “il lavoro e la dignità di una intera comunità“, ma anche l’aspetto finanziario che consiste nel costo degli interventi per ripristinare tutto. “Chi danneggia – ha aggiunto – mette le mani nelle tasche di ciascuno di noi, sta usando soldi che sono della collettività e che possono servire a piantare alberi, riparare buche, migliorare l’illuminazione“. Nella sua lettera l’assessore invita a riflettere e chiede ai giovani, “in tanti dotati di talento artistico“, di varcare le porte del Comune per proporre idee o spazi dove poter esprimere la propria creatività. “Se sentite il bisogno di lasciare un segno, fatelo bene – ha concluso”. Di seguito l’intervento integrale:
“Cari concittadini, scrivo questa lettera aperta per salutarvi innanzitutto, ma anche per ringraziarvi di tutta la collaborazione che date alla nostra collettività lasciando sempre un segno positivo, degno di una società civile che vuole bene alla propria città, tutte le volte che intervenite. Un saluto particolare lo voglio indirizzare a tutti coloro che hanno scelto di lasciare un segno diverso, sui muri, sulle panchine e nei parchi della nostra città. Non scrivo dall’alto di una scrivania, ma dai marciapiedi che percorro ogni giorno, dalle panchine dove ci sediamo ogni giorno, dai giardini dove passeggiamo ogni giorno, dai muri imbrattati che vediamo ogni giorno, dalle scalinate che saliamo e scendiamo ogni giorno spesso deturpate dall’abbandono di bottiglie, lattine e buste di plastica. E’ una puntuale ferita quotidiana. Come assessore ai lavori pubblici, il mio compito è costruire e mantenere. Ma come cittadino, il mio sentimento è di profonda amarezza. Dobbiamo dirci la verità con estrema franchezza: pulire non è gratis. Gli atti vandalici non sono bravate. Non sono espressioni di libertà. Sono gesti che impoveriscono l’intera comunità e che trasmettono un messaggio di disprezzo verso il bene comune.
Questa lettera non vuole essere soltanto una condanna, vuole essere anche un invito alla responsabilità. La città appartiene a tutti, soprattutto ai giovani protagonisti del presente e del loro futuro che la vivono nella quotidianità. Oggi chi sceglie di distruggere potrebbe invece scegliere di partecipare, proporre, collaborare, prendersi cura degli spazi comuni e contribuire a renderli migliori. Come amministrazione saremo attenti e continueremo a investire nel decoro urbano, nella prevenzione, nei controlli e nella collaborazione con le forze dell’ordine. Siamo però consapevoli e anche fiduciosi, che nessuna telecamera potrà mai sostituire il senso civico e il rispetto reciproco. Acqui Terme è la nostra città, una città che merita rispetto e orgoglio, con una storia importante, con luoghi che appartengono alla memoria di tutti noi e che abbiamo il dovere di preservare. A chi smonta le panchine situate nei giardini del castello, a chi imbratta i muri della nostra storia, a chi lascia bottiglie di vetro, lattine e buste di plastica sulle scalinate del Duomo, della Schiavia, nei giardini, nelle aiuole, sui marciapiedi e per le strade, a chi continua, insomma a vandalizzare dico questo: fermatevi a riflettere, perché dietro a ciò che distruggete ci sono il lavoro e la dignità di un’intera comunità. Ma c’è anche l’aspetto finanziario che va considerato, perché ogni volta che una squadra interviene a rimuovere una scritta o ad aggiustare una panchina, stiamo usando soldi che sono della collettività, che possono servire a piantare nuovi alberi, a riparare le buche che tanto ci infastidiscono, a migliorare l’illuminazione di qualche via o a installare qualche telecamera in qualche altra via che non ispira sicurezza. Rompere o deturpare un bene pubblico non è un atto di ribellione contro il sistema, ma molto più banalmente, significa mettere le mani nelle tasche dei vostri genitori, dei vostri vicini e, un domani, anche nelle vostre. La bellezza è un valore e, in quanto tale, é un diritto che non è discrezionale, anzi, più una città è bella e sicura e più si vive meglio e bene. Vivere nel degrado ci rende tutti più grigi, più arrabbiati e meno disposti a prenderci cura degli altri. Una città sporca e vandalizzata comunica un messaggio pericoloso: qui a nessuno importa di niente. Ma a noi importa. Ci importa della panchina dove siedono i nostri nonni, del parco dove i bambini giocano, dei muri, delle scalinate, delle nostre fontane, del nostro Duomo e delle nostre chiese che raccontano la nostra storia. Se sentite il bisogno di lasciare un segno, fatelo bene. Molti di voi sono dotati anche di talento artistico, per questo non rinunciate a varcare la soglia delle porte comunali. Sappiate che quelle dell’ufficio cultura, di cui sono delegato, sono sempre aperte se volete individuare spazi legali dove la vostra creatività possa diventare bellezza condivisa e non degrado solitario capace soltanto di portare disagio, danno e dispiacere al vivere comune. Ricordatevi sempre che la città è di chi la vive, non di chi la possiede, ma soprattutto è di chi la rispetta. In qualità di assessore ai lavori pubblici, alla cultura e all’istruzione, vi chiedo un cambio di prospettiva: la prossima volta se sentite la necessità di spaccare qualcosa o di imbrattare o di sporcare scalinate e vie, ricordatevi che il danno che provocate ricade su voi stessi, sulle vostre famiglie e sulla nostra collettività. Pertanto, non trasformate la vostra energia in un costo per la comunità, ma trasformatela in un valore morale e senso civico, affinché una città come la nostra, pur tra tante difficoltà, che quotidianamente stiamo affrontando, possa ritrovare nelle sue radici la forza della ripartenza. E’ quello che stiamo facendo! Tutti i consiglieri, gli assessori, con il sindaco in testa, stanno lavorando per questo“.
Foto di Sergi Viladesau su Unsplash