12 Agosto 2026
14:22
Si avvicina Ferragosto e Filcams Cgil chiede di “riaprire confronto su aperture festive”
ITALIA – “Dietro ogni centro commerciale aperto a Ferragosto ci sono lavoratrici e lavoratori che chiedono semplicemente salari dignitosi, orari sostenibili, stabilità occupazionale e il diritto a conciliare lavoro e vita privata. È arrivato il momento di rimettere al centro la qualità del lavoro e di superare un modello che produce lavoro povero e precarietà. Occorre riaprire il confronto sulle aperture festive e restituire valore al lavoro nel commercio, attraverso la contrattazione e un nuovo equilibrio tra esigenze delle imprese e diritti delle persone“. Lo dichiara Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams Cgil.
Per il sindacato, “un settore che occupa quasi tre milioni di persone merita investimenti sul lavoro di qualità, sul rafforzamento della contrattazione, sull’aumento delle ore contrattuali e su una diversa regolazione delle aperture commerciali“. Filcams Cgil denuncia “un modello occupazionale fondato su contratti di 20 ore settimanali, spesso imposti e non scelti. I numeri lo confermano su scala nazionale: nel commercio il 38,2% dei dipendenti lavora part time (849.120 su 2.221.670 totali), con una incidenza nettamente superiore rispetto alla media generale dell’economia italiana ferma al 27,4%. Il fenomeno è fortemente sbilanciato per genere: riguarda il 54,6% delle lavoratrici a fronte di un 22,9% dei lavoratori uomini. Ma il dato più significativo riguarda la natura del part time: solo un terzo dei lavoratori italiani lo ha scelto volontariamente. Nel commercio il part time è imposto in quasi sei casi su dieci, il 57,8%“. Un meccanismo, denuncia il sindacato, che produce salari insufficienti.
È dentro questa realtà che torna con forza il tema delle aperture festive e domenicali. Proprio nei giorni in cui il Paese rallenta, la grande distribuzione continua a lavorare a pieno regime. Per Filcams Cgil la deregolamentazione degli orari commerciali non ha prodotto né più occupazione né un reale incremento dei consumi. Ha invece alimentato un modello che scarica il peso della competitività esclusivamente sulle condizioni di lavoro, aumentando precarietà, flessibilità forzata e disponibilità continua.