Autore Redazione
mercoledì
19 Agosto 2026
11:52
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Cronaca - Alessandria

Il viaggio di Mona dal Libano all’Ospedale Alessandria: una rete di cure e solidarietà per tornare a crescere

Il viaggio di Mona dal Libano all’Ospedale Alessandria: una rete di cure e solidarietà per tornare a crescere

ALESSANDRIA –  Quando è arrivata ad Alessandria, nel febbraio 2026, Mona aveva un anno e due mesi ma pesava poco più di quattro chili, quanto un neonato. Una grave insufficienza intestinale le impediva di alimentarsi in maniera efficace e le sue condizioni erano estremamente delicate. A distanza di alcuni mesi, la situazione è profondamente cambiata: la bambina è stata dimessa dopo meno di quattro mesi di ricovero dall’Ospedale Infantile “Cesare Arrigo” dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria e il suo peso ha raggiunto i 9,5 chili.

Una crescita di oltre cinque chili che racconta un lungo e complesso percorso. Dietro il miglioramento delle condizioni della piccola ci sono due interventi chirurgici, un programma nutrizionale e una presa in carico multidisciplinare, ma anche una grande rete di solidarietà che ha attraversato confini e coinvolto associazioni, volontari, sanitari e istituzioni.

Dal Libano ad Alessandria per una possibilità di cura

La storia di Mona comincia molto prima del suo ingresso nell’ospedale alessandrino. La bambina era già stata sottoposta in Libano a diversi interventi chirurgici per una complessa patologia intestinale, nel sospetto che potesse essere affetta dalla Malattia di Hirschsprung, patologia congenita capace di compromettere seriamente la motilità dell’intestino.

La possibilità di trasferirla in Italia nasce da una vera e propria missione umanitaria. A rendere possibile il viaggio e l’accesso alle cure sono stati l’Associazione Ana Moise di Aosta, la Fondazione Uspidalet, SGA – ODV, Second Generation Aid, e la Croce Rossa Italiana di Alessandria, che ha accompagnato Mona dall’aeroporto fino all’Ospedale Infantile.
Il progetto ha ricevuto anche il sostegno della Presidenza della Regione Piemonte e dell’Assessorato regionale alla Sanità.
Una catena di persone e organizzazioni che ha permesso alla bambina di raggiungere Alessandria e iniziare un percorso terapeutico particolarmente delicato.

Dal momento del ricovero, Mona è stata presa in carico dalla Chirurgia Pediatrica diretta da Alessio Pini Prato, direttore del Dipartimento Pediatrico e Ostetrico e della Chirurgia Pediatrica dell’IRCCS AOU AL.

Le sue condizioni imponevano innanzitutto di affrontare il grave deficit nutrizionale. Con poco più di quattro chili di peso a 14 mesi, il primo obiettivo dei sanitari è stato quindi quello di garantire alla bambina un apporto nutrizionale adeguato e prepararla alle successive procedure chirurgiche.
Per questo è stato impiantato un catetere venoso centrale, attraverso il quale è stato possibile somministrare la nutrizione necessaria direttamente per via venosa.

Due settimane dopo l’arrivo in ospedale, Mona è stata portata in sala operatoria. L’intervento ha previsto l’esplorazione dell’addome, il riconfezionamento dell’ileostomia, il confezionamento di una gastrostomia e un mappaggio bioptico dell’intestino. Gli esami istologici eseguiti successivamente hanno permesso ai medici di escludere proprio la Malattia di Hirschsprung inizialmente sospettata, così come altre anomalie intestinali di particolare rilievo.

Il decorso post-operatorio è stato regolare e, con il passare delle settimane, Mona ha potuto iniziare progressivamente la nutrizione enterale e quella orale. Un passaggio fondamentale, perché l’obiettivo non era soltanto superare l’emergenza clinica, ma permettere all’organismo della bambina di recuperare gradualmente la capacità di ricevere e assimilare il nutrimento attraverso l’apparato digerente.

Nel maggio 2026 è arrivata una seconda tappa decisiva. Mona è stata sottoposta a un nuovo intervento chirurgico, questa volta finalizzato a migliorare il funzionamento dell’intestino e favorire ulteriormente il recupero della capacità di alimentarsi. La procedura ha dato i risultati sperati: la nutrizione parenterale, cioè quella somministrata direttamente per via venosa, ha potuto essere completamente sospesa. Da quel momento la bambina ha iniziato ad aumentare di peso in maniera costante.
Il dato finale segna la distanza tra il momento dell’arrivo e quello della dimissione: dai poco più di quattro chili registrati a febbraio ai 9,5 chili raggiunti dopo il percorso di cura.

A sottolineare la complessità del caso è Alessio Pini Prato, che evidenzia come il risultato non possa essere attribuito a un singolo intervento, ma a un lavoro continuo e condiviso. “La sua evoluzione clinica non è stata il risultato di un singolo gesto, ma di un percorso costruito passo dopo passo, con attenzione costante, scelte condivise e un lavoro quotidiano di adattamento alle sue necessità“.

Proprio la multidisciplinarietà ha rappresentato uno degli elementi centrali della presa in carico. Durante il ricovero, infatti, le necessità di Mona non sono state affrontate esclusivamente sotto il profilo chirurgico, ma anche da quello nutrizionale, assistenziale e del recupero complessivo. “In casi come questo – prosegue Pini Prato – è fondamentale non solo intervenire dal punto di vista chirurgico, ma accompagnare il bambino in tutte le fasi del recupero. È un risultato che racconta il valore di un’équipe multidisciplinare e la capacità dell’Ospedale Infantile di affrontare situazioni pediatriche ad alta complessità“.

La vicenda assume un significato particolare anche nel percorso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria come IRCCS, dove assistenza e ricerca sono chiamate a procedere insieme. Per Antonio Maconi, Commissario straordinario per il riconoscimento dell’IRCCS AOU AL, quella di Mona è una storia che dimostra concretamente la capacità di integrare “competenze cliniche, chirurgiche, assistenziali, organizzative e scientifiche attorno ai bisogni di un bambino fragile“.

Un caso clinico complesso, dunque, che non rappresenta soltanto un percorso individuale di cura, ma può diventare anche patrimonio di conoscenze per l’intera struttura. Maconi richiama infatti il ruolo delle Unit Disease coordinate dal DAIRI e il legame tra ricerca e assistenza: l’osservazione dei bisogni dei pazienti e l’esperienza maturata nella pratica clinica possono contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze e al miglioramento delle possibilità terapeutiche.

La capacità dell’Ospedale Infantile di accogliere pazienti provenienti anche da contesti internazionali viene sottolineata dal direttore sanitario dell’IRCCS AOU AL, Luciano Bernini. Il percorso di Mona conferma la capacità dell’Ospedale Infantile “Cesare Arrigo” di attrarre e prendere in carico casi pediatrici complessi, anche provenienti da contesti internazionali e da situazioni di particolare fragilità“, dichiara. Secondo Bernini, l’attrattività di una struttura sanitaria non può essere misurata soltanto sulla provenienza geografica dei pazienti, ma soprattutto sulla qualità del percorso costruito intorno al bambino e alla sua famiglia.
Il “Cesare Arrigo”, sottolinea il direttore sanitario, rappresenta “una risorsa fondamentale di Alessandria e del territorio” proprio per la capacità di mettere insieme competenze specialistiche, esperienza chirurgica, multidisciplinarietà e attenzione alla dimensione umana dell’assistenza.

Anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, ricordando il momento dell’arrivo di Mona ad Alessandria. “Quando Mona è arrivata ad Alessandria lo scorso febbraio – spiegano – avevamo parlato di una grande rete di solidarietà capace di offrirle un’opportunità di cura e di speranza. Oggi sapere che quella bambina, arrivata in condizioni di estrema fragilità, sta meglio, è stata dimessa ed è tornata a crescere è la più bella conclusione che potessimo immaginare per questa storia“. Il ringraziamento di Cirio e Riboldi va ai medici, agli infermieri e a tutti i professionisti coinvolti, ma anche alle associazioni, ai volontari e alle persone che hanno contribuito a rendere possibile il trasferimento dal Libano e il successivo percorso terapeutico.

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