Cronaca - Alessandria - Provincia di Alessandria

Dalle cure in ospedale all’abbraccio delle suore. La storia di Mona, la bambina che ad Alessandria è tornata a crescere

ALESSANDRIA – Un abbraccio, poi un altro e un altro ancora. All’Istituto Maria Ausiliatrice di Alessandria, le suore hanno quasi fatto a gara per prendere in braccio Mona. La piccola, arrivata insieme al papà Alim, alla nonna Mona e alle volontarie di AVOI, l’Associazione Volontari Ospedalieri per l’Infanzia, ha ricambiato quell’accoglienza con sorrisi per tutti.
“Attente che pesa“, si sono ripetute le religiose mentre se la passavano tra le braccia. Una frase affettuosa che, nella storia di Mona, assume un significato speciale.

Quando la bambina era arrivata ad Alessandria dal Libano, nel febbraio scorso, aveva un anno e due mesi e pesava poco più di quattro chili, come un neonato. Una grave insufficienza intestinale non le permetteva di alimentarsi in maniera efficace e le sue condizioni erano estremamente delicate. Oggi Mona pesa più del doppio: è stata dimessa dall’Ospedale Infantile “Cesare Arrigo dopo aver raggiunto i 9,5 chili.

Dietro quel peso guadagnato ci sono due interventi chirurgici, un complesso percorso nutrizionale e l’impegno di tutti professionisti dell’Ospedaletto di Alessandria che hanno seguito la bambina. Ma c’è anche una rete di solidarietà che, tassello dopo tassello, ha accompagnato Mona fino ad Alessandria e che oggi le ha aperto la porta di una nuova casa che la accoglierà, e coccolerà, fino al momento del suo ritorno in Libano.

Nel suo Paese Mona era già stata sottoposta a diversi interventi per la sua complessa patologia intestinale. La famiglia aveva vissuto mesi di paura e sembrava che per la bambina non ci fossero speranze, ha raccontato la nonna. Poi una telefonata. Un uomo di nome Nadim si interessa alla sua storia. I familiari di Mona non lo hanno mai incontrato di persona, lo hanno soltanto sentito al telefono, ma lui é uno dei primi anelli della catena di solidarietà che riuscirà a portare la bambina in Italia e a offrirle una possibilità di cura, ha raccontato nonna Mona.

Da quel momento intorno alla bambina cominciano a muoversi persone, associazioni medici e istituzioni. Il trasferimento diventa una missione umanitaria. Grazie  all’Associazione Ana Moise di Aosta, alla Fondazione Uspidalet, SGA–ODV, Second Generation Aid, alla Croce Rossa Italiana, e con il sostegno della Presidenza della Regione Piemonte e dell’Assessorato regionale alla Sanità, Mona arriva ad Alessandria.

È proprio all’ospedale Infantile che quella speranza che sembrava essersi spenta torna a prendere forma. Gli interventi eseguiti  dal direttore della Chirurgia Pediatrica, Alessio Pini Prato, e le cure degli specialisti dell’Ospedaletto funzionano. La bambina ricomincia a mangiare, cresce e recupera peso. Durante questo percorso, però, i medici scoprono che Mona è sorda. E anche questa volta la rete attorno alla bambina si mette in moto. Grazie anche al sostegno della Regione, Mona viene sottoposta all’intervento per l’impianto cocleare.

La piccola dovrà restare ad Alessandria ancora per diversi mesi per i controlli e per regolare l’impianto. Anche la patologia intestinale dovrà essere seguita. Ed è proprio quando si è presentato il problema di dove far vivere Mona e la sua famiglia che la catena di solidarietà si è allungata ancora.

Le volontarie dell’AVOI si sono rivolte a suor Agnese Borra, direttrice dell’Istituto Maria Ausiliatrice di Alessandria. Non era la prima volta che bussavano alla porta dell’edificio in via Gagliaudo, ha raccontato Rosanna Bernardi, dell’Associazione Volontari Ospedalieri per l’Infanzia. Le suore avevano già ospitato una mamma ucraina con due bambini e, successivamente, un altro piccolo paziente che aveva bisogno di rimanere ad Alessandria dopo le dimissioni dall’ospedale. Anche per  Mona la risposta sperata è arrivata.

La bambina e la nonna avranno una cameretta tutta per loro. Anche il papà resterà nello stesso complesso, in una stanza separata nell’ala dell’Istituto dove hanno sede anche le aule del Ciofs. Una soluzione che permetterà alla famiglia di rimanere unita e, soprattutto, alla bambina di continuare il proprio percorso di cura restando vicina all’ospedale. Le suore offriranno gratuitamente l’ospitalità e AVOI continuerà invece a seguire la famiglia e ad accompagnare Mona lungo un percorso che richiederà ancora tempo.

Attorno a una bambina arrivata da migliaia di chilometri di distanza si è formata una comunità. C’è chi ha reso possibile il viaggio, chi l’ha accompagnata dall’aeroporto, chi l’ha operata e curata, chi è rimasto accanto al suo letto, chi ha sostenuto gli interventi e chi, quando è arrivato il momento di uscire dall’ospedale, si è preoccupato che ci fosse una porta pronta ad aprirsi. E una delle immagini più belle di questa lunga catena è quella dell’arrivo all’Istituto Maria Ausiliatrice: Mona che passa dalle braccia del papà e della nonna a quelle delle volontarie AVOI, fino a quelle delle suore, le mani che si allungano per prenderla e quella raccomandazione ripetuta con un sorriso carico di affetto: “Attente che pesa”.

Per approfondire:
Condividi
Vedi anche