Acqui Storia 2026, premi a Ercoli Finzi, Garito, Giletti, Aga Rossi. Tre giorni di eventi per una memoria che guarda al futuro
ACQUI TERME (AL) – La storia esce dalle pagine dei libri per incontrare il cinema e il teatro, entrare nelle scuole, confrontarsi con la memoria delle tragedie del Novecento e dialogare con scienza, università, giornalismo e nuove generazioni. È questa la dimensione della 59ª edizione del Premio Acqui Storia, che dal 15 al 17 ottobre porterà ad Acqui Terme autori, studiosi, giornalisti e protagonisti della cultura, fino alla cerimonia conclusiva di sabato 17 ottobre al Teatro Ariston.
Un’edizione che parte da numeri importanti. Sono stati 223 i volumi candidati, provenienti da case editrici di rilievo nazionale e internazionale, a conferma della centralità conquistata negli anni dal riconoscimento acquese nel panorama della saggistica e della narrativa di argomento storico. Dopo la selezione dei finalisti, le giurie hanno proclamato i quattro vincitori delle sezioni del concorso letterario.
Per la sezione Storico-scientifica il premio va a Fulvio Conti con Massoneria e fascismo. Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge, pubblicato da Carocci Editore – Frecce. Carlo Greppi, con Figlia mia. Vita di Franca Jarach, desaparecida, edito da Giuseppe Laterza & Figli, conquista invece la sezione Storico-divulgativa. Il riconoscimento per il Romanzo storico è stato assegnato a Lorenzo Pavolini per Mille, pubblicato da Marsilio, mentre Nicoletta Verna, con L’inverno delle stelle, edito da Rizzoli, è la vincitrice della nuova Sezione Ragazzi. Completano il quadro le menzioni speciali a Gianluca Buttolo per StandOllie, Renoir Comics, e allo stesso Carlo Greppi per Le scarpe di Lorenzo. Storia dell’uomo che salvò Primo Levi, pubblicato da Rizzoli.
Il momento culminante sarà sabato 17 ottobre alle 17, quando il Teatro Ariston di piazza Matteotti ospiterà la cerimonia ufficiale di premiazione. A condurre l’appuntamento sarà Roberto Giacobbo, giornalista, docente universitario, autore e conduttore televisivo, volto di programmi come Freedom – Oltre il confine. Sul palco saliranno i vincitori delle quattro sezioni letterarie insieme ai destinatari dei riconoscimenti speciali.
Tra i nomi di primo piano dell’edizione 2026 ci sono Amalia Ercoli Finzi e Maria Amata Garito, alle quali sarà conferito il Premio Testimone del Tempo. Due donne con percorsi molto differenti, ma accomunate dall’avere anticipato trasformazioni profonde nei rispettivi settori, aprendo nuove strade nella scienza, nella tecnologia e nella formazione.
Amalia Ercoli Finzi è una delle figure di riferimento delle scienze e delle tecnologie aerospaziali italiane ed europee. Nel 1962 fu la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica, ottenendo 100 e lode al Politecnico di Milano, dove avrebbe poi insegnato meccanica orbitale. Consulente scientifica della NASA, dell’ASI e dell’ESA, è stata Principal Investigator e responsabile dello strumento SD2 della sonda spaziale Rosetta. La sua attività ha accompagnato alcune delle principali missioni di esplorazione del Sistema Solare ed è stata affiancata da un costante lavoro di divulgazione, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Il riconoscimento sottolinea anche il valore di una vicenda professionale sviluppatasi in un’epoca nella quale l’accesso delle donne ai percorsi scientifici e tecnologici incontrava ancora ostacoli profondi.
Il secondo Testimone del Tempo, Maria Amata Garito, è invece una delle pioniere dell’e-learning. Magnifico Rettore dell’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO, ha lavorato alla costruzione di un modello di università digitale capace di superare le distanze geografiche, culturali e sociali. La comunità accademica internazionale sviluppata attraverso UNINETTUNO ha consentito a migliaia di studenti di culture, lingue e tradizioni differenti di accedere alla formazione superiore, interpretando con largo anticipo alcune delle trasformazioni che avrebbero investito l’università e, più in generale, la società della conoscenza.
Il rapporto fra storia e comunicazione televisiva sarà invece al centro del riconoscimento destinato a Massimo Giletti, che riceverà il Premio Speciale “La Storia in TV” per Mussolini. Le verità nascoste. La docu-inchiesta affronta le ultime ore di Benito Mussolini e le questioni ancora aperte intorno alla sua morte attraverso immagini d’archivio, testimonianze, ricostruzioni, contributi di studiosi ed esperti e l’esame di documenti inediti. Il lavoro coniuga giornalismo d’inchiesta e divulgazione storica, portando al grande pubblico fonti e interpretazioni differenti attraverso il linguaggio televisivo.
Alla storica Elena Aga Rossi sarà attribuito il Premio Speciale alla Carriera, a coronamento di oltre mezzo secolo di attività scientifica, accademica e civile. Le sue ricerche, sviluppate anche attraverso un intenso lavoro negli archivi internazionali, hanno affrontato passaggi cruciali della storia contemporanea, dall’8 settembre 1943 alla Guerra fredda e ai rapporti tra l’Italia e le grandi potenze. Docente in importanti atenei italiani e studiosa attiva presso istituzioni di ricerca europee e statunitensi, Aga Rossi ha contribuito alla formazione di generazioni di studenti e studiosi e all’apertura di nuove prospettive nella ricerca sulla storia italiana del Novecento.
La memoria delle tragedie del Novecento è al centro anche del riconoscimento “Il Coraggio della Libertà”, attribuito al Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto e alla Fondazione La Rosa Bianca di Monaco di Baviera.
Il Comitato mantiene vivo e onora il ricordo delle vittime dell’eccidio nazifascista di Marzabotto del 1944, affiancando alla tutela dei luoghi della memoria un’attività di ricerca storica e un costante impegno educativo rivolto alle nuove generazioni. Il riconoscimento sottolinea proprio la capacità di trasformare la memoria del dolore in responsabilità civile nel presente e di promuovere i valori della libertà, della pace, della democrazia, della giustizia sociale e della solidarietà internazionale.
La Fondazione La Rosa Bianca custodisce invece la memoria della resistenza al nazionalsocialismo condotta dall’omonimo gruppo tedesco e ne promuove l’eredità attraverso iniziative culturali, pubblicazioni, formazione e attività nelle scuole. Il suo lavoro punta a mantenere vivi i valori del coraggio civile, della responsabilità personale e della consapevolezza democratica, contrastando estremismo, antisemitismo e razzismo.
Un riconoscimento particolare sarà inoltre attribuito a Elisabetta Giudrinetti per il volume Il prisma della storia. Tre Visioni, una Memoria. La Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù. 1941-1942, pubblicato da Edizioni Medicea, opera che attraverso prospettive differenti affronta la complessità della memoria legata alla Divisione Acqui.
Ma l’Acqui Storia 2026 non sarà soltanto la giornata delle premiazioni. Il programma è stato costruito come un vero festival della storia, articolato tra mostre, incontri con gli autori, cinema, teatro, approfondimenti e iniziative rivolte agli studenti e alla cittadinanza.
Da giovedì 15 a sabato 17 ottobre, alla scuola primaria G. Saracco di via XX Settembre, sarà visitabile la mostra dedicata alla Rosa Bianca. L’esposizione sarà aperta giovedì e venerdì dalle 8.45 alle 12 e dalle 16.30 alle 19 e sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 20. Venerdì e sabato potranno inoltre essere organizzate visite guidate con Umberto Lodovici, responsabile della mostra.
Il percorso ricostruisce la storia della resistenza della Rosa Bianca al nazionalsocialismo attraverso le vicende dei fratelli Scholl, di Willi Graf, Kurt Huber e Alexander Schmorell. Tra il 1942 e il 1943 alcuni studenti e un professore di filosofia dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco diffusero volantini nei quali denunciavano la guerra, l’oppressione e i crimini del regime nazista e invitavano alla resistenza. Scoperti e denunciati alla Gestapo, furono arrestati, processati e alcuni di loro condannati a morte. La mostra ripercorre la distribuzione dei volantini, gli arresti e i processi davanti al Tribunale del Popolo e restituisce la vicenda di un gruppo divenuto nel tempo simbolo di libertà, indipendenza spirituale, tolleranza e responsabilità individuale.
Sempre giovedì 15 ottobre, alle 9.45 al Teatro Ariston, è previsto il convegno “Cefalonia, giustizia e memoria”, rivolto agli studenti degli istituti superiori. Interverranno Marco De Paolis, Procuratore Militare della Repubblica presso il Tribunale Militare di Roma, e Renzo Parodi, giornalista e scrittore, già caporedattore del Secolo XIX.
De Paolis racconterà il lungo lavoro giudiziario compiuto per individuare e perseguire i responsabili delle stragi naziste rimaste per decenni impunite. Un’attività durata oltre sedici anni tra le procure militari di La Spezia, Verona e Roma che, secondo i dati presentati dagli organizzatori, ha riguardato circa 500 indagini e portato a 57 ergastoli.
È una vicenda legata anche ai fascicoli sugli eccidi nazifascisti rimasti per anni nascosti in un armadio chiuso con un lucchetto e rivolto con le ante verso il muro. Nei documenti erano contenuti nomi, testimonianze, fotografie, mappe e interrogatori relativi ai presunti responsabili degli eccidi compiuti durante l’occupazione dell’Italia tra il 1943 e il 1945. Il lavoro investigativo e giudiziario successivo consentì di riportare quei casi all’attenzione della giustizia. L’incontro acquese affronterà così non soltanto gli aspetti investigativi, ma anche il rapporto tra giustizia, memoria, diritti umani e trasmissione della conoscenza alle generazioni più giovani.
Il pomeriggio del 15 ottobre sarà dedicato anche al cinema. Alle 13.50 al Teatro Ariston sarà proiettata la versione restaurata de “I nostri anni” di Daniele Gaglianone, alla presenza del regista per il successivo dibattito. Il lungometraggio torna in sala a 25 anni dall’uscita: presentato nel 2000 al Torino Film Festival e nel 2001 alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, vinse la Sacher d’Oro come migliore opera prima. Il restauro in 4K è stato realizzato dal Museo Nazionale del Cinema grazie al progetto europeo A Season of Classic Films.
Girato interamente in Valchiusella, territorio legato alla lotta partigiana, il film segue Alberto e Natalino, due ex partigiani uniti da una profonda amicizia ma approdati in vecchiaia a esistenze molto diverse. I ricordi della Resistenza tornano a imporsi sul presente e fanno riemergere ferite mai rimarginate, ponendo al centro della storia il rapporto tra memoria, violenza, vendetta e possibilità di fare i conti con il passato.
Il teatro civile sarà l’altro grande linguaggio della giornata. Alla Sala Kaimano, alle 10 per gli studenti e alle 21 con ingresso aperto alla cittadinanza, andrà in scena “106 Garofani Rossi. Velia e Giacomo, l’Antifascista”, opera del drammaturgo Sergio Angelo Notti, interpretata da Gianni Masella e Monica Massone e proposta con il sostegno del Rotary Club Acqui Terme.
Lo spettacolo intreccia la vicenda pubblica di Giacomo Matteotti con la sua dimensione familiare, facendo dialogare idealmente la moglie Velia Titta con gli uomini che prepararono il sequestro e l’assassinio del deputato. Il numero 106 del titolo richiama gli interventi pronunciati da Matteotti alla Camera prima dell’omicidio. Attraverso anche la corrispondenza con la moglie, la pièce cerca di andare oltre la cronaca del 10 giugno 1924 per restituire l’umanità del protagonista. La scelta scenica evita la rappresentazione diretta della morte e affida la tensione soprattutto alle parole e ai rumori della vita quotidiana.
History Lab, gli studenti raccontano la storia
Uno spazio particolarmente significativo dell’edizione 2026 è riservato al Concorso Scolastico Nazionale History Lab, che chiama gli studenti non soltanto a studiare gli avvenimenti del passato, ma a trasformarli in narrazione, ricerca e riflessione civile attraverso linguaggi contemporanei. La premiazione è prevista venerdì 16 ottobre alle 13.50, accompagnata dalla proiezione di tutti i video partecipanti e introdotta da un intervento del professor Gianni Oliva in occasione dell’80° anniversario della Repubblica. Nella stessa giornata, alle 9.40, gli autori vincitori del Premio incontreranno gli studenti al Teatro Ariston.
Il primo premio di History Lab è stato assegnato a Sant’Agata, 21 gennaio 1944. L’alba di cenere e silenzio, realizzato dalla classe III L del Liceo Scientifico dell’IIS Algeri Marino di Casoli, in provincia di Chieti. Il lavoro è stato apprezzato per la ricostruzione attenta e minuziosa e per la precisione storica con la quale gli studenti hanno affrontato il tema. A distinguere il progetto è stata però anche l’attenzione riservata alla dimensione artistica e non soltanto a quella divulgativa. I costumi, l’ambientazione e la partecipazione corale degli studenti hanno contribuito alla realizzazione di un lavoro considerato di particolare spessore e meritevole di divulgazione e riconoscimento.
Il secondo premio va invece a Resistere al Confino: Camilla Ravera, Umberto Terracini e l’art. 16 della Costituzione, realizzato dalle classi III e IV del Plesso Economico dell’IIS Rita Levi Montalcini di Acqui Terme. Il progetto prende le mosse dalle voci e dalla storia del territorio, ma riesce ad allargare progressivamente lo sguardo fino alla dimensione nazionale. Il lavoro dedicato a Camilla Ravera e Umberto Terracini è stato infatti premiato per la capacità di trasformare una ricerca di carattere locale in una più ampia narrazione civile e politica, mantenendo contemporaneamente al centro i due protagonisti, il contesto storico nel quale agirono e le scelte che affrontarono con convinzione.
Il terzo premio è stato attribuito a Il peso della scelta: oltre la Resistenza, dell’ITE E. Tosi di Busto Arsizio, in provincia di Varese. In questo caso gli studenti hanno scelto di superare i confini strettamente storici e geografici della Resistenza per sviluppare una riflessione più generale sulle ragioni che, in epoche e luoghi differenti, possono spingere persone e popoli a opporsi a regimi e sistemi nei quali non si riconoscono. Ne emerge una lettura originale, anche di carattere filosofico, del concetto stesso di resistenza. L’alternanza tra filmati di repertorio e voce narrante contribuisce, secondo la motivazione del riconoscimento, a dare al progetto un’impostazione moderna.
I tre lavori mostrano così anche le differenti strade attraverso le quali History Lab intende avvicinare i ragazzi alla conoscenza del passato: dalla ricostruzione storica realizzata attraverso immagini, costumi e ambientazioni, alla riscoperta di vicende legate al territorio e alla Costituzione, fino alla riflessione sul significato più ampio e contemporaneo della scelta di resistere.
Il rapporto con le nuove generazioni è uno dei fili conduttori dell’intera edizione e attraversa tanto il programma quanto le scelte organizzative. Il sindaco di Acqui Terme, Danilo Rapetti Sardo Martini, ha definito il Premio “uno dei simboli più autorevoli della nostra città e un’occasione straordinaria per portare Acqui Terme al centro del dibattito culturale nazionale“, sottolineando come “la qualità delle opere premiate, la partecipazione delle scuole e la ricchezza del programma” restituiscano l’immagine di una manifestazione capace di tenere insieme memoria, conoscenza e futuro. Nella stessa direzione va la lettura dell’assessore alla Cultura, Michele Gallizzi, che ha spiegato come l’obiettivo sia stato quello di costruire “un programma che porta la storia fuori dalle sole pagine dei libri e la trasforma in esperienza condivisa“. Incontri con gli autori, cinema, teatro, mostre e appuntamenti dedicati agli studenti diventano così parti di un unico percorso, mentre la nuova Sezione Ragazzi e il concorso History Lab rafforzano l’attenzione verso i più giovani, chiamati non soltanto a conoscere il passato, ma anche a interpretarlo con consapevolezza e senso critico.
Su questa impostazione si innesta anche il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, che ha confermato la propria presenza accanto al Premio per i prossimi anni. Una scelta che il presidente Paolo Arrobbio definisce strategica, perché “investire nella cultura significa investire nella crescita, nell’identità e nel futuro del territorio“. Nella visione della Fondazione, l’Acqui Storia non è soltanto una manifestazione di prestigio nazionale, ma un progetto capace di creare relazioni e di mettere in comunicazione istituzioni, scuole, associazioni, cittadini e mondo culturale.
“Il Premio Acqui Storia è un patrimonio della città e dell’intero territorio“, ha affermato Arrobbio, osservando come raccontare la storia, valorizzare gli autori e avvicinare i giovani alla conoscenza significhi contribuire alla costruzione di “una comunità più consapevole, più forte e capace di guardare al futuro con responsabilità“. È proprio questa dimensione territoriale, secondo la Fondazione, a rendere il Premio uno strumento che va oltre l’appuntamento culturale in sé: un’iniziativa capace di accendere l’attenzione su Acqui Terme, rafforzarne l’identità e fare della cultura un motore di crescita civile, coesione sociale e sviluppo della comunità.
La prospettiva dichiarata per i prossimi anni è quella di consolidare ulteriormente questo percorso. “Insieme al Comune di Acqui Terme, dobbiamo porci un obiettivo chiaro e ambizioso – ha aggiunto Arrobbio: far crescere il Premio Acqui Storia fino a renderlo – uno degli appuntamenti culturali più importanti e prestigiosi del nostro Paese”. Un traguardo che lega il futuro della manifestazione alla capacità di continuare a produrre valore culturale e partecipazione, ma anche di rafforzare la visibilità e l’attrattività del territorio attraverso un progetto ormai profondamente intrecciato con l’identità della città.
Il Premio può del resto contare su una storia che ha già portato sul palco del Teatro Ariston alcuni dei protagonisti più conosciuti della cultura, dello spettacolo, del giornalismo e della ricerca italiani. Nell’albo d’oro figurano, tra gli altri, Carlo Verdone, Pupi Avati, Claudia Cardinale, Franco Battiato, Massimo Ranieri, Piero Angela, Liliana Segre, Alessandro Barbero, Valerio Massimo Manfredi, Uto Ughi, Bruno Vespa, Vittorio Feltri, Gianpaolo Pansa, Maurizio Molinari, Franco Cardini, Giuseppe Galasso e Simone Cristicchi.
Nel corso della sua storia l’Acqui Storia ha inoltre ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Presidente del Consiglio, del Presidente del Senato, del Presidente della Camera dei Deputati e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La manifestazione è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, principale ente finanziatore, dalla Regione Piemonte, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, da C.T.E. Costruzioni Tecno Elettriche, dall’Istituto Nazionale Tributaristi, dal Gruppo Amag, dal Gruppo Benzi, dall’Impresa Edile Ciardiello e dal Comune di Acqui Terme, al quale fa capo l’organizzazione dell’iniziativa.
La 59ª edizione dell’Acqui Storia si presenta dunque come qualcosa di più ampio rispetto alla pur centrale consegna dei riconoscimenti. Dalla ricerca accademica alla divulgazione televisiva, dalla memoria di Marzabotto e della Rosa Bianca alle vicende di Cefalonia, dalla Resistenza raccontata attraverso il cinema alla figura di Matteotti portata in teatro, fino alla ricerca spaziale, all’università digitale e ai lavori degli studenti, il programma costruisce un percorso nel quale il passato viene interrogato attraverso linguaggi e generazioni differenti.
Dal 15 al 17 ottobre Acqui Terme diventerà così il punto d’incontro di queste storie. La cerimonia finale dell’Ariston ne rappresenterà il momento più visibile, ma il filo che attraversa l’intera manifestazione è quello di una memoria che non vuole rimanere confinata alla commemorazione: passa attraverso documenti, libri, immagini, testimonianze, ricerca, cinema, teatro e formazione e trova proprio nei ragazzi di History Lab uno dei suoi punti di arrivo, chiamando le nuove generazioni non soltanto a conoscere ciò che è accaduto, ma a comprenderlo, raccontarlo e interrogarne il significato nel presente.