Cronaca - Casale Monferrato - Provincia di Alessandria

Sollevare il mondo sarà come illuminarsi | Sollevare il Mondo, il nuovo album di Roma

CASALE MONFERRATO – Per raccontare “Sollevare il mondo”, il nuovo album di Roma, nome d’arte del casalese Pietro Romagnoli, siamo finiti in un bosco. Non è soltanto lo sfondo dell’intervista, perché proprio una foresta fa parte dell’immaginario costruito intorno al disco: un luogo nel quale perdersi, attraversare le proprie contraddizioni e provare a ritrovare ciò che conta davvero. Nel progetto quel qualcosa si chiama Atlante, assume una forma diversa per ciascuno ed è la parte più autentica di noi, quella che rischia di rimanere sepolta sotto il rumore della vita quotidiana. È una chiave che racconta bene un album nel quale musica, crescita, amicizia, famiglia, eccessi e paura del tempo che passa finiscono continuamente per intrecciarsi.

Tutto è partito da una frase arrivata quasi spontaneamente un paio d’anni fa: “Dammi una leva e ti sollevo il mondo”. Roma l’aveva già trasformata nel titolo di Aspettando di Sollevare il Mondo, senza però sapere ancora davvero dove lo avrebbe portato. La domanda è arrivata dopo: che cosa significa, per lui, sollevare il mondo? La risposta si è formata attraverso viaggi, collaborazioni, notti, persone e soprattutto esperienze che hanno richiesto tempo per essere comprese. Per questo il disco non parte da una certezza ma da una mancanza. In Illuminarsi, la traccia iniziale, Roma parla ancora al futuro: sollevare il mondo “sarà” come liberarsi, come illuminarsi. Non sa ancora quando succederà e nemmeno quali prove dovrà attraversare.

Da lì l’album si muove tra due forze. Da una parte c’è la ricerca di una pace più profonda, dall’altra tutto quello che per anni gli ha dato la sensazione immediata di essere vivo: le notti, gli amici, il vino, le feste e l’istinto. In Di Altro il bisogno di qualcosa si confonde quasi con l’aria e con l’alcol, mentre sullo sfondo continua a tornare il tempo, uno dei grandi temi del progetto. Quello che non torna, quello che sembra sprecato, quello necessario per crescere. Diventare adulti, nel percorso raccontato da Roma, significa anche accettare che alcune cose che ci hanno fatto stare bene non possano continuare per sempre nello stesso modo.

In “HQCV – Ho quello che vuoi” queste contraddizioni entrano tutte nella stessa canzone. Ci sono Casale, Sanfra, il rap, lo studio, la medicina e la voglia di vivere il presente. Una barra le riassume meglio di qualsiasi definizione: “Sono in piazza a fare niente, un giorno salverò la gente”. Non sono due Pietro diversi ma la stessa persona, divisa tra il ragazzo che passa le serate con gli amici e lo studente che immagina un futuro da medico. Anche Sanfra, il nome con cui Roma e il suo gruppo chiamano piazza San Francesco a Casale Monferrato, entra così nel cuore del racconto. Dal 2020 è diventata una casa, il luogo delle amicizie e delle prime canzoni, una comunità che ha accompagnato la crescita della sua musica ben oltre il semplice ascolto.

La medicina rappresenta l’altra grande linea della sua vita ed è legata profondamente alla famiglia. Suo padre, medico radiologo, ha avuto un ictus quando Pietro era ancora bambino; sua madre, in quegli anni, ha sostenuto il peso della famiglia, degli spostamenti e della riabilitazione del marito. È stata lei a ripetergli di studiare perché “questo tempo non torna”, una frase che oggi sembra dialogare direttamente con uno dei temi centrali dell’album. La scelta di diventare medico nasce anche da qui, dal desiderio di dare un senso concreto all’idea di prendersi cura degli altri.

Questa tensione prende forma anche nell’universo visivo costruito intorno a Sollevare il mondo. Da una parte c’è la R.U.L.E., una società che promette libertà assoluta, emozioni forti ed eterna giovinezza; dall’altra la S.i.M., che prova a insinuare il dubbio che quella promessa possa diventare una gabbia. Roma non trasforma però il disco in una morale contro il divertimento o contro le notti. Non rinnega quella parte della sua vita, perché proprio lì sono nate esperienze importanti. Il problema arriva quando l’euforia occupa tutto lo spazio e comincia a chiedere in cambio ciò che non si è disposti a perdere.

È qui che entra in scena Atlante. Il nome rimanda al personaggio mitologico che sorregge il mondo ma anche alla prima vertebra cervicale, quella che sostiene la testa. Per Roma rappresenta ciò che resta quando si toglie tutto il resto: la serenità, la famiglia, la medicina, il basket, Stephen Curry, Spider-Man, il rapporto con il padre e persino il vecchio quaderno di poesie dal quale è partita la sua scrittura. Più che chiedersi che cosa desideri, il disco comincia quindi a chiedersi che cosa non sarebbe mai disposto a perdere per ottenere ciò che desidera.

Il viaggio passa attraverso Lost N’ Found, 1000fiori, Fdv vol. 6, Meglio e arriva infine ad Alba. La Festa del Vino del Monferrato, presenza ricorrente nella musica di Roma, cambia progressivamente significato: da luogo dell’euforia diventa anche quello nel quale rileggere ciò che è accaduto e capire che non tutto quello che abbiamo inseguito coincide davvero con ciò di cui abbiamo bisogno. Ed è proprio durante una festa che Pietro ha vissuto uno degli episodi centrali dell’intero disco: ha visto un ragazzo ubriaco a terra, lo ha aiutato a rialzarsi e ha ricevuto in cambio un semplice “grazie”. In quel gesto ha riconosciuto qualcosa della propria strada.

È in quel momento che medicina e musica finiscono per avvicinarsi. Sollevare il mondo non significa più conquistarlo, avere successo o ottenere tutto ciò che si vuole. Significa riuscire, anche una persona alla volta, ad aiutare qualcuno a rimettersi in piedi. Non è casuale che l’ultima traccia si chiami Alba. Anche quell’immagine nasce da un episodio reale, quando durante una festa in collina Pietro si allontanò per affrontare una simulazione del test di ingresso a medicina e rimase poi sveglio fino al sorgere del sole. Quel futuro, ha raccontato, riusciva a riempirlo in una maniera diversa.

Roma dice di aver impiegato sette anni per arrivare a questo album, non perché abbia lavorato per tutto quel tempo alle stesse otto tracce, ma perché ha dovuto prima vivere certe esperienze, attraversarle e poi riuscire a guardarle da un altro punto di vista. Per questo “Roma non fu costruita in un giorno”, una delle frasi che accompagnano il finale del viaggio, smette di essere soltanto un gioco sul suo nome d’arte.

Alla fine Sollevare il mondo racconta proprio questo: crescere senza cancellare ciò che si è stati, capire cosa vale davvero, perdonarsi e provare a trasformare quello che si è vissuto in qualcosa che possa servire anche agli altri. Un titolo che all’inizio sembra enorme e quasi irraggiungibile finisce così per diventare molto più concreto. Non si tratta di salvare tutto in una volta. A volte basta riuscire a rialzare qualcuno.

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