15 Ottobre 2026
05:30
Ex Ilva, la mobilitazione supera i cancelli dello stabilimento novese e arriva ad Alessandria
NOVI LIGURE (AL) – Non è soltanto una vertenza industriale e non è semplicemente una battaglia per difendere i posti di lavoro. È una questione che riguarda la storia, l’identità e soprattutto il futuro di un’intera città. È questo il messaggio che i lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure hanno affidato a una lettera aperta rivolta alla cittadinanza, in un momento particolarmente delicato per il destino della fabbrica e per le prospettive occupazionali del territorio.
Un appello che arriva proprio mentre la mobilitazione supera i cancelli dello stabilimento novese e raggiunge il capoluogo provinciale. Oggi, giovedì 15 ottobre, i dipendenti dell’ex Ilva, insieme alle rappresentanze sindacali unitarie e alle segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm, manifestano ad Alessandria, per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla situazione del gruppo siderurgico e chiedere risposte concrete sul futuro produttivo e occupazionale.
Il ritrovo dei manifestanti è fissato dalle 8 alla stazione ferroviaria di Alessandria, da dove parte il corteo attraverso le vie del centro, diretto al palazzo della Prefettura. Qui i rappresentanti dei lavoratori intendono chiedere un incontro con il prefetto Alessandra Vinciguerra, per rappresentare le preoccupazioni di chi teme che l’incertezza industriale possa tradursi in conseguenze pesantissime per l’occupazione e per l’economia locale.
La manifestazione segue lo sciopero e l’assemblea di lunedì davanti ai cancelli dello stabilimento di Novi Ligure e si inserisce in una mobilitazione più ampia, che coinvolge tutti gli impianti del gruppo ex Ilva. Le organizzazioni sindacali hanno infatti proclamato ulteriori 48 ore di sciopero, mentre resta alta l’attenzione sulle decisioni che dovranno essere assunte per garantire la continuità delle attività produttive.
È in questo clima di tensione e preoccupazione che i lavoratori novesi hanno deciso di rivolgersi direttamente alla città, con parole che vanno oltre le rivendicazioni sindacali e cercano di coinvolgere l’intera comunità.
“Ci rivolgiamo a voi non solo come lavoratori in presidio davanti ai cancelli della fabbrica, ma come padri, madri, figli e cittadini che vivono, respirano e attraversano ogni giorno le strade della nostra amata Novi Ligure“, si legge nella lettera.
Un passaggio che restituisce la dimensione umana della vertenza. Dietro ogni posto di lavoro ci sono famiglie, stipendi, mutui, progetti e aspettative per il futuro. Ci sono persone che hanno costruito la propria vita attorno alla fabbrica e che oggi guardano con apprensione a una situazione della quale non riescono ancora a intravedere una soluzione definitiva.
I lavoratori non nascondono la gravità del momento e parlano apertamente di una battaglia per la dignità e per la sopravvivenza occupazionale dello stabilimento. Una situazione che attribuiscono “ad anni di decisioni politiche e industriali” che non avrebbero tenuto nella dovuta considerazione il valore strategico delle produzioni e delle competenze presenti negli impianti.
Il cuore dell’appello è soprattutto il rapporto profondo che lega l’Ilva a Novi Ligure. Un legame costruito attraverso generazioni di lavoratori, famiglie e storie personali che hanno contribuito a rendere lo stabilimento uno dei punti di riferimento della vita economica e sociale cittadina. Per molti novesi, infatti, l’Ilva non è mai stata soltanto una fabbrica. È il luogo nel quale hanno lavorato padri e nonni, dove sono cresciute professionalità e competenze, dove intere generazioni hanno trovato un’occupazione e costruito il proprio futuro.
“Tra le campate di questo stabilimento sono passate generazioni intere di novesi“, ricordano i dipendenti, sottolineando come sia difficile trovare in città qualcuno che non abbia almeno un familiare, un amico, un vicino di casa o un conoscente che lavori o abbia lavorato all’interno dell’impianto.
Nonostante i cambiamenti societari e le vicende industriali degli ultimi anni, nel linguaggio quotidiano di molti cittadini lo stabilimento continua a essere semplicemente l’Ilva. Un nome che conserva un significato particolare e che richiama una parte importante della memoria collettiva.
“Questa fabbrica non è un corpo estraneo, ma fa parte del nostro DNA, della storia delle nostre famiglie e delle nostre radici”, sottolineano i lavoratori.
Da questa consapevolezza nasce l’invito a considerare la vertenza non come una questione limitata ai dipendenti, ma come un problema che riguarda l’intera città. Un eventuale ridimensionamento o, nella prospettiva più temuta, la chiusura dello stabilimento avrebbe infatti ripercussioni ben oltre il perimetro industriale.
La perdita di posti di lavoro e la conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie potrebbero innescare un effetto a catena sull’economia cittadina. A risentirne sarebbero le attività commerciali del centro e dei quartieri, gli artigiani, i servizi e tutte quelle piccole realtà economiche che vivono anche grazie ai consumi e alla stabilità economica delle famiglie del territorio.
“Se si spegne la fabbrica, soffrono le attività commerciali del centro e dei quartieri, soffrono gli artigiani, i servizi, le scuole, i piccoli negozianti che vedono ridursi il potere d’acquisto delle famiglie. Si impoverisce una comunità intera“, avvertono i lavoratori.
È proprio questo uno dei passaggi più significativi della lettera: la difesa dell’ex Ilva viene presentata come una battaglia collettiva, nella quale il futuro dell’industria e quello della comunità novese risultano strettamente intrecciati.
I dipendenti rivendicano inoltre il valore produttivo dello stabilimento, considerato un patrimonio di competenze e professionalità che non può essere disperso. Una realtà che, nelle loro parole, deve continuare a rappresentare un punto di riferimento non soltanto per Novi Ligure, ma per l’intero sistema industriale piemontese e nazionale.
“Lo stabilimento di Novi Ligure non è solo un capitolo di storia industriale: è e deve continuare a essere un pilastro fondamentale per l’intera industria ed economia piemontese e nazionale”, affermano, ribadendo la volontà di difendere un patrimonio costruito attraverso decenni di lavoro, esperienza e sacrifici.
Intanto, sul fronte istituzionale, il Governo ha annunciato un intervento finalizzato a sostenere la continuità produttiva. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha comunicato lo stanziamento di ulteriori 41 milioni di euro destinati al mantenimento degli altoforni in riscaldo e all’acquisto sul mercato internazionale di bramme e coils, i semilavorati necessari per alimentare le lavorazioni negli stabilimenti di Novi Ligure, Genova e Taranto.
Una misura che punta a evitare l’interruzione delle attività, ma che rappresenta una risposta temporanea, in attesa degli sviluppi giudiziari e industriali legati alla decisione della Cassazione e alla procedura per l’assegnazione degli impianti, la cui scadenza è stata prorogata al 9 novembre.
Le prossime settimane saranno quindi importanti per comprendere quali prospettive possano aprirsi per il sito novese. Il 21 ottobre è previsto un tavolo in Regione Piemonte, allargato anche alla Liguria, per affrontare la situazione degli stabilimenti e le possibili soluzioni alla crisi. Il 26 ottobre, invece, il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure ospiterà un Consiglio comunale aperto dedicato proprio al futuro dell’ex Ilva, con l’obiettivo di portare la vertenza al centro del confronto pubblico e istituzionale.
Appuntamenti ai quali i lavoratori guardano con attenzione, pur nella consapevolezza che la partita decisiva si giocherà soprattutto sulle garanzie di continuità produttiva e sulla salvaguardia dell’occupazione.
Nel frattempo, attraverso la lettera aperta, i dipendenti chiedono alla città di non lasciarli soli. L’invito è rivolto alle associazioni del territorio, ai commercianti, ai giovani, alle famiglie, ai singoli cittadini e alle istituzioni locali, affinché sostengano il presidio e le iniziative di mobilitazione che verranno organizzate.
“La vostra stretta di mano, un pezzo di focaccia portato, una parola di incoraggiamento o una bandiera condivisa ci ricordano che non siamo soli“, scrivono i lavoratori.
Un’immagine semplice, che racconta il desiderio di sentire la vicinanza di una comunità con la quale la fabbrica ha condiviso decenni di storia: “La nostra battaglia è la battaglia di tutta Novi Ligure. Difendere il lavoro significa difendere la storia e il futuro della nostra città”.
E infine l’esortazione che riassume lo spirito della mobilitazione: “Continuiamo a restare e lottare uniti”.
Un appello che, proprio nella giornata in cui la protesta raggiunge Alessandria e punta a farsi ascoltare dalle istituzioni, assume un significato ancora più forte: il futuro dell’ex Ilva, ricordano i lavoratori, non riguarda soltanto chi entra ogni giorno in fabbrica, ma un’intera comunità che attorno a quello stabilimento ha costruito una parte della propria storia e delle proprie prospettive.