Politica - Alessandria

Landini ad Alessandria: “I giovani rischiano di perdere la speranza. Serve un nuovo modello di sviluppo”

ALESSANDRIA – Un futuro sempre più incerto, la difficoltà di trovare lavoro e il timore di non riuscire a realizzarsi nel proprio Paese. Le preoccupazioni delle nuove generazioni sono state al centro dell’incontro “C’è ancora domani?”, organizzato a Palazzo Borsalino dalla Camera del Lavoro di Alessandria insieme ai dipartimenti DIGSPES e DISIT dell’Università del Piemonte Orientale. Un appuntamento che ha portato in città Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, e che, prima del confronto con gli studenti, ha offerto l’occasione per affrontare anche altre questioni cruciali per il futuro del Paese, dalla crisi dell’ex Ilva alle politiche economiche del Governo.

“Innanzitutto sono qui anche per ascoltare e per capire, perché credo che, più che fare lezioni ai giovani, sia importante dare loro ascolto e ragionare insieme su cosa significhi renderli protagonisti della propria vita“, ha spiegato Landini. Il problema, secondo il leader sindacale, non riguarda soltanto le opportunità di lavoro, ma anche la fiducia nel domani. “Il futuro è loro, non è nostro. Credo che uno dei problemi che i giovani stanno vivendo sia proprio quello di non essere ascoltati e di vedere davanti a sé il rischio di non potersi realizzare come persone e nel lavoro”.

Una condizione aggravata dal contesto internazionale e dalle crescenti disuguaglianze: “Rischia di venire meno anche la speranza di un futuro dignitoso“, ha osservato il segretario della CGIL, sottolineando la necessità di ripensare un modello di sviluppo che considera troppo legato al profitto. Una sfida che coinvolge direttamente anche le nuove generazioni, chiamate a contribuire ai cambiamenti tecnologici e climatici attraverso le proprie competenze e idee.

Per Landini, la risposta deve partire dai bisogni concreti delle persone. “Quello che le persone sentono è il bisogno di avere nuovamente attenzione ai loro problemi, che si chiamano salario, casa, qualità della vita“. Da qui la richiesta di “cambiamenti nelle politiche economiche e industriali“ per rimettere al centro “la persona, il lavoro e la giustizia sociale, e non semplicemente la finanza e il mercato fine a se stesso”.

Il segretario della CGIL ha poi affrontato la crisi dell’ex Ilva, una vertenza che continua a destare forte preoccupazione anche sul territorio alessandrino. “Siamo di fronte a un rischio molto concreto: che il nostro Paese non sia più capace di produrre acciaio. Il rischio che salti tutto il sistema è evidente”, ha avvertito Landini, ribadendo la necessità di salvaguardare un settore strategico per l’industria italiana.

La strada indicata dal sindacato è quella di un intervento diretto dello Stato. “Dopo 14 anni che abbiamo alle spalle, durante i quali sono state provate tante strade senza ottenere risultati, oggi è il momento di fare investimenti e di avere un progetto industriale serio. Senza un intervento pubblico tutto questo non può avvenire“.

Investimenti che, secondo Landini, devono accompagnare anche la decarbonizzazione della produzione, puntando sul preridotto e sui forni elettrici per rendere l’acciaio meno inquinante, senza compromettere l’integrità del gruppo e la continuità delle attività. “Ad oggi, però, questa risposta e questa soluzione ancora non ci sono”, ha sottolineato, riconoscendo il valore della mobilitazione dei dipendenti: “Nel nostro Paese quelli che tengono maggiormente al sistema industriale e alle imprese sono proprio le lavoratrici e i lavoratori“.

Dalla crisi industriale alle risorse necessarie per affrontarla, Landini ha quindi rivolto le sue critiche alle politiche economiche del Governo, contestando l’idea che manchino i fondi per sostenere sanità, scuola e investimenti produttivi. “Questo Governo deve andare a prendere i soldi dove sono”, ha affermato, richiamando il peso dell’evasione fiscale, del lavoro nero e delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza.

“Quando hai un Paese che ha 113 miliardi di evasione fiscale, quando, secondo i dati Istat, siamo di fronte al fenomeno del lavoro nero, con tutta l’evasione contributiva che ne deriva, e quando siamo un Paese in cui il lavoro dipendente e le pensioni sono tassati più delle rendite finanziarie, immobiliari e dei profitti, è ora di smetterla di dire che non ci sono soldi”, ha dichiarato.

Per il leader sindacale si tratta soprattutto di una scelta politica: “I soldi vanno presi dove sono. Non ce ne sono mai stati tanti come adesso, ma sono concentrati nelle mani di pochi”. Risorse che, secondo Landini, dovrebbero essere destinate alle politiche industriali, alla sanità pubblica e alla scuola. “Non si può continuare a far ricadere tutto sempre sui soliti, perché non solo non ce la fanno più, ma così il Paese va a sbattere”.


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