21 Ottobre 2026
05:39
Ex Ilva di Novi Ligure, la vertenza arriva in Regione
TORINO – La vertenza dell’ex Ilva di Novi Ligure arriva oggi, 21 ottobre, a Torino. Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm incontrano la Regione Piemonte per affrontare la delicata situazione dello stabilimento di Acciaierie d’Italia e ottenere un “cambio di passo” da parte dell’ente regionale, come sollecitato nei giorni scorsi dai rappresentanti dei lavoratori. Il tavolo è stato allargato anche alla Regione Liguria, a conferma della rilevanza che la crisi siderurgica riveste per l’intero sistema industriale del Nord-Ovest.
L’appuntamento rappresenta un nuovo passaggio di una mobilitazione che, nelle ultime settimane, ha riportato al centro dell’attenzione anche il futuro dello stabilimento novese, dove lavorano circa 540 persone, quasi tutte interessate dal ricorso alla cassa integrazione. Numeri che restituiscono la gravità di una situazione destinata ad avere conseguenze non soltanto sui dipendenti diretti, ma anche sulle aziende dell’indotto e sull’economia del territorio.
Fim, Fiom e Uilm arrivano all’incontro di Torino dopo l’assemblea dei lavoratori a Novi Ligure e la manifestazione ad Alessandria, che ha portato la vertenza davanti alla Prefettura. Qui i rappresentanti sindacali hanno incontrato il prefetto Alessandra Vinciguerra, ottenendo un ulteriore momento di attenzione istituzionale sulla crisi dello stabilimento. Il confronto ha permesso di mettere in evidenza le conseguenze che un prolungato blocco delle attività potrebbe determinare per l’intera provincia di Alessandria. Lo stabilimento di Novi Ligure costituisce infatti un tassello importante della filiera siderurgica del Nord-Ovest e la sua eventuale fermata definitiva avrebbe ripercussioni su centinaia di lavoratori dell’indotto, oltre che sulle imprese che operano nei servizi collegati alla produzione.
La preoccupazione riguarda anche la tenuta economica e sociale del territorio. La perdita di occupazione e reddito avrebbe effetti sui consumi e sulle attività locali, aggravando le difficoltà di un sistema produttivo nel quale industria e logistica sono strettamente connesse. In questo scenario, la salvaguardia della produzione siderurgica viene considerata essenziale per evitare che la provincia di Alessandria perda una parte significativa della propria vocazione manifatturiera, riducendosi progressivamente a un territorio di transito delle merci tra il porto di Genova e i mercati europei.
Un ulteriore passaggio è stato quello di lunedì 19 ottobre. Dal confronto tra le organizzazioni sindacali e i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia è emersa la prospettiva di una ripresa delle lavorazioni nello stabilimento di Novi Ligure entro la fine di febbraio 2027, attraverso la disponibilità di almeno 10 mila tonnellate di coils da destinare alle linee produttive.
La richiesta di cassa integrazione straordinaria avanzata dall’azienda si inserisce proprio in questa fase di transizione, con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare il patrimonio industriale e occupazionale in attesa della ripresa delle attività. Resta però il problema di garantire prospettive concrete ai lavoratori e di impedire che il prolungamento dell’inattività comprometta ulteriormente le possibilità di rilancio dello stabilimento.
È su questo quadro che si concentra l’incontro di oggi in Regione Piemonte. I sindacati chiedono alle istituzioni regionali un ruolo più attivo nella gestione della crisi, capace di affiancare le iniziative nazionali e di sostenere con maggiore determinazione la continuità produttiva del sito novese. L’allargamento del tavolo alla Liguria risponde anche alla necessità di affrontare la vertenza in una dimensione sovraregionale, considerando i legami industriali, logistici e infrastrutturali tra i due territori.
La partita, del resto, non riguarda soltanto Novi Ligure. Le difficoltà interessano anche gli altri insediamenti piemontesi legati alla siderurgia, a partire dall’ex Ilva di Racconigi e dalla Sanac di Gattinara. Una crisi che impone una riflessione più ampia sulle prospettive industriali della regione e sulla necessità di preservare competenze, occupazione e capacità produttive.